Una trentottenne da manuale - Piano terra lato Parco

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4 commenti
Kiara says:

oh cara. che colpo al cuore questo tuo post, che tuffo nel passato (prossimo: avevo anche io 38 anni, coincidenza!, ora vado per i 42), che pugno in pancia quella scritta minacciosa su sfondo (gisutamente) nero: burnout.
a ritmi di 12 ore al giorno sabati compresi in una società di consulenza, una manciata di anni fa non mi bastarono gli psicofarmici ma mi ci volle il ricovero, talmente ero annichilita, distrutta fuori e dentro… irrecuperabile – avrei giurato, sulla scia di certi pensieri autolesionistici, eam, estremi che volavano impazziti per la capoccia ormai in tilt.

perciò hai tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà, ecco. anche perché in italia di burnout si parla e si sa ancora troppo, troppo poco, mentre – alienante a dirsi ma… – credo proprio che una fettona bella generosa di fonti generatrici di stress nel cd. bel paese risieda proprio lì, dietro un mondo del lavoro che all’estero manco sospettano (parlo per esperienza) e che per le donne è due volte più duro (due, perché sono ottimista:-)

un abbraccio forte e forza tuttaaaa!

Se pensi che il medico del Pronto Soccorso, prima dichiedere la consulenza psichiatrica, mi ha detto che “di stress soffrono molte persone e mica tutti si fanno venire un accidente” capisci quanto davvero questa malattia sia sottovalutata, persino dai medici non specialisti. Chiaramente lo psichiatra fu di avviso differente.

Kiar says:

eeeh…ti credo senza fatica. c’è un’ignoranza abissale sul tema, ma per fortuna anche tanti luminari-illuminati capaci di scrutare nel profondo dell’anima e ricomporre cocci apparentemente irrecuperabili. sono felice che tu ti sia imbattuta in unod i questi, perchè sanno davvero fare la differenza! un abbraccio molto, molto solidale 🙂

ci sono voluti anni, farmaci, una terapia psicologica, per capire io stessa per prima che ero veramente malata e di una malattia sottovalutata ma molto grave! Ne riconoscerei i segni su chiunque, lontano mille miglia!

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