In principio furono ristoranti e alberghi, ora anche le compagnie aeree pensano a proporre il childfree. Ma cosa significa esattamente childfree e in che cosa consiste?

Da qualche anno è approdata anche in Italia la moda di alberghi e ristoranti childfree.

Si tratta di strutture e locali turistici che decidono, consapevolmente, di restringere la propria clientela escludendo le famiglie con bambini.

È una strategia di marketing basata sull’esistenza di un folto gruppo di seguaci del movimento cd. childfree, ovvero quella corrente di pensiero –  diffusasi in Italia a partire dai primi anni 2000 – che rifiuta consapevolmente la genitorialità dichiarando di non volere figli.

Ma non solo: vi è una larga fetta di pubblico estraneo al movimento che comunque non disprezza la frequentazione di locali vietati ai bambini.

Tra loro anche molti genitori che, di tanto in tanto, sono felici di lasciare a casa la cucciolata per potersi rifugiare nel relax garantito da locali per soli adulti, e non nel senso della moralità.

locali childfree

Recentemente, dopo la denuncia della make up Artist Cliomakeup – che durante un lungo volo era stata “cortesemente” invitata a spostarsi dalla prima classe per via del pianto della sua bambina, giudicato fastidioso dagli altri passeggeri – la questione si è riproposta all’interesse del pubblico.

Leggi qui la disavventura capitata a Clio

A quante parrebbe, anche alcune linee aeree si sarebbero già mosse per organizzare a bordo spazi childfree, a tutela dei passeggeri desiderosi di una maggiore “quiete”.  Tra queste parrebbero esserci Malaysia AirlinesAirAsiaScoot Airlines e IndiGo.

aerei-childfree

Al di fuori della polemica, per il momento, le compagnie statunitensi, consapevoli del rischio potenziale in termini di cattiva pubblicità.

Perchè una cosa è certa: su questa tematica il pubblico si spacca.

alberghi-senza-bambini

Non sono pochi i turisti che ogni anno scelgono di prenotare le proprie vacanze in strutture turistiche riservate agli adulti, senza bambini al seguito.

Eppure la quasi totalità delle famiglie insorge contro questa pratica definendola discriminatoria ed insensibile, oltre che illegale.

I genitori, a vedere i propri bimbi esclusi, proprio non ci stanno e la polemica incendia i social media.

Ma chi ha ragione?

Albergatori e ristoratori, passeggeri e compagnie aeree, possono davvero invocare un diritto all’esclusione dei più piccoli?

Cosa dice la legge sulle strutture childfree?

La legislazione in materia di childfree è molto scarna, potrei dire inesistente.

Questo perchè l’attività degli esercizi pubblici è soggetta alla normativa dettata dal TULPS – il Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza – e dal relativo regolamento attuativo, disciplina tutta risalente agli anni tra il ’31 ed il ’40.

Quest’ultimo, in particolare all’art. 187, prevede che nessun esercente possa – in assenza di un motivo legittimo – rifiutare le prestazioni erogate dal proprio esercizio a chi ne faccia richiesta corrispondendone il prezzo, se non nei casi previsti dagli art. 689 e 691 del codice penale.

Che tradotto per i non addetti alle aule di Tribunale, significa: nessun gestore di albergo, ristorante, bar o altro pubblico esercizio può rifiutare di servire famiglie paganti con bambini, se non nei casi di 

  1. richiesta di somministrazione di bevande alcoliche da parte di minori o infermi di mente
  2. richiesta di somministrazione di bevande alcoliche da parte di persona in manifesto stato di ubriachezza
  3. presenza di altri motivi legittimi

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Se per i casi 1 e 2 non abbiamo grossi dubbi, la presenza di “altri motivi legittimi” potrebbe essere molto più difficile da accertare, perchè attualmente la normativa non ne elenca una lista esemplificativa ed è una lacuna che non è ancora stata colmata neppure a livello giurisprudenziale.

Allo stato, quindi, non sappiamo per quali “motivi legittimi” si possa consentire il rifiuto della somministrazione delle prestazioni erogate da un pubblico esercizio a chi ne faccia richiesta corrispondendone il prezzo.

Ciò che si può certamente ritenere privo di fondamento è l’obiezione che viene generalmente opposta dai commercianti, i quali sono soliti dichiarare che trattandosi di attività commerciali di proprietà di privati esse possano essere regolate secondo il desiderio e gli obiettivi di chi le gestisce.

Non è così.

Quando un’attività commerciale risponde ai requisiti legali che definiscono il pubblico esercizio – quale certamente è un’attività che eroga la somministrazione di cibi e bevande in un luogo aperto al pubblico – la disciplina normativa applicabile è senza dubbio il Tulps e ad esso tali attività devono attenersi a pena di pesantissime sanzioni.

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Per le compagnie aeree, invece, non vale quanto appena descritto: esse non sono pubblici esercizi e non sono soggette alla relativa disciplina, con la conseguenza che in assenza della normativa specifica che molti invocano, il divieto descritto non sarebbe loro applicabile.

Va detto, comunque, che ad oggi nessuna compagnia parrebbe aver ancora organizzato interi voli child free, ma solamente spazi interni ai velivoli destinati ai clienti desiderosi di maggiore quiete in cabine dedicate, acquistabili con una maggiorazione tariffaria.

Ma a prescindere dalla legislazione applicabile, il chidfree è giusto o sbagliato?

In un paese come il nostro, nel quale le strutture turistiche si sono dannate per aggiornarsi e divenire il più possibile family friendly – in molti casi, ancora, con risultati tutti da migliorare -, ha veramente senso pensare alla legalizzazione e normativizzazione del childfree?

Consentire e disciplinare legalmente strutture che escludono famiglie e bambini rappresenta un’evoluzione libertaria del mercato turistico, che si aprirebbe in tal modo alle esigenze dell’ampia fetta di pubblico che rivendica a gran voce il “diritto alla quiete”, o rappresenta un incomprensibile regresso culturale ai tempi in cui le culle erano confinate in casa sotto la stretta sorveglianza di una tata mentre mamma e papà uscivano da soli per le occasioni mondane?

E soprattutto: nel paese che ha finalmente decretato la vittoria degli amici a quattro zampe in ogni controversia condominiale e ha visto l’apertura di quelle stesse strutture turistiche di cui sopra a diventare pet-friendly, come è possibile che gli indesiderati siano i bambini?

locali-child-free

Non vi nascondo che io non ho ancora maturato una mia idea a riguardo.

Devo ammettere che quando io e mio marito abbiamo scelto la destinazione del viaggio di nozze abbiamo espressamente richiesto che la struttura alberghiera ospitante fosse childfree.

Eravamo già genitori da oltre 18 mesi eppure avvertivamo fortissima l’esigenza della quiete garantita dal paradiso caraibico prescelto.

Tra il villaggio turistico italiano family friendly e quello straniero childfree scegliemmo appunto il secondo e senza rimpianto.

Eppure l’idea che nel nostro paese possa divenire una realtà commerciale regolamentata un pochino mi inquieta.

Sarebbe come riconoscere legalmente un principio odiosissimo, che tutti i sostenitori del childfree condividono ma nessuno dice mai ad alta voce:  i bambini rompono le scatole e sono odiosi.

E io questo non lo penso.

Voglio dire, i bambini sanno tirare fuori il peggio di ogni essere umano e senza nemmeno impegnarcisi molto, ma sono bambini. Sono individui, esseri umani come gli altri.

Come si può dire che sia giusto che vengano esclusi da determinati ambienti perchè danno fastidio?

childfree

Se proprio dovessi dire la mia a riguardo, io preferirei che nascessero strutture riservate alle famiglie, non il contrario.

Alberghi, ristoranti, strutture turistiche destinati esclusivamente a genitori, nonni, persone con bambini.

In sei anni di maternità io mi sono sentita giudicata per il mio modo di essere madre da tantissima gente, moltissime volte.

Perchè se il problema di alberghi e ristoranti childfree accende gli animi spaccando a metà l’opinione pubblica, sui genitori invece sono sempre tutti d’accordo: i genitori oggi sono tutti incapaci, tutti maleducati, tutti non in grado di educare per bene i propri figli.

Perchè una volta si cresceva a pane e schiaffoni e si cresceva benissimo.

Oggi, invece, se sei un genitore che come me ha scelto di educare con la gentilezza, sei automaticamente un inetto.

Uno al quale i figli andrebbero tolti, “perchè poi per forza che crescono male”.

Leggi anche: Educare alla gentilezza, Perchè essere gentile con i bambini è importante?

Quante volte al supermercato vi hanno guardate male perchè vostro figlio pretendeva in malo modo di infilare qualcosa nel carrello?

Vi è mai successo di raccogliere occhiatacce burbere per l’improvvisa esplosione di un pianto di stanchezza del pupo?

E al ristorante, vi hanno mai guardate male perchè avevate deciso di regalargli (e regalarvi) un’ora di tablet pur di poter mangiare come un essere umano normale e senza improvvisare spettacoli circensi di intrattenimento?

Io ho un bambino tranquillo ma a me è successo esattamente come a tante altre mamme. Perchè è normale, perchè sono bambini, perchè non hanno un comando sulla schiena che si può disattivare all’occorrenza per evitare di infastidire il prossimo.

Ecco, in quei momenti lì io un supermercato, un ristorante scassaballe-free li avrei tanto voluti.

Anzi meglio, visto quello che sopporto ogni giorno da cafoni di ogni genere, me li sarei meritati.

Immaginate una realtà fatta di luoghi pieni di gente che sa cosa significa dormire a singhiozzi.

Persone che ricordano cosa sia mangiare quando ti ricordi di farlo o farsi la doccia e addormentarcisi dentro.

Magari persone che come voi rispondano a 28 milioni di come ogni giorno.

E ora immaginate che queste persone vi porgano sorrisi, occhiate di intesa e abbracci gratis.

child-free

Empatia e comprensione: la soluzione ai mali del mondo.

E voi cosa ne pensate del childfree?

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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