Kate Middleton e Chiara Ferragni

Da qualche tempo osservo un fenomeno strano in questo paese, qualcosa su cui mi interrogo e che non riesco a spiegarmi. Mi riferisco alle reazioni violente ed astiose del pubblico femminile ad ogni notizia che veda protagonista Chiara Ferragni.

chiara ferragni

La prima volta che ho prestato attenzione a questo fenomeno è stato in occasione di un post che Chiara  Ferragni aveva pubblicato sul suo account Instagram. Sedendo in tailleur scuro tra due borse firmate, Chiara si diceva consapevole di quanto sia difficile – oggi – essere una madre lavoratrice.

Quello che accadde sotto quel post per me ha dell’incredibile.

Dopo poco tempo la foto brulicava di commenti femminili astiosi e stizziti. Quasi tutti sottolineavano quanto la sua affermazione fosse offensiva per le donne che “lavorano davvero”.

Molte donne, con le loro parole, dimostravano di avere un’opinione netta e molto ben definita su Chiara Ferragni: la sua dichiarata difficoltà era irreale perchè lei è ricca.

Le vere mamme lavoratrici sono quelle che faticano ad arrivare a fine mese, che non possono permettersi una tata fissa per quando il pupo si ammala e quindi vivono in bilico tra la fortuna di trovare una baby sitter a chiamata e il rischio perpetuo di licenziamento.

Le vere mamme lavoratrici, insomma, sono quelle che non ce la fanno. Nella testa della media italiana delle donne, la madre non può essere lavoratrice di successo, non è in grado. Se ci riesce, il merito è dei suoi soldi, non suo.

Trovavo già abbastanza brutta questa deduzione, questo dichiarare che è quasi natura per la madre lavoratrice non farcela a tirare avanti un lavoro insieme all’essere madre, quando ho letto di peggio.

Sarebbe polemico e inutile riportare i commenti testuali, ma il succo sarebbe:

Ma perchè…Chiara Ferragni lavora? Farsi quattro foto e pubblicarle su Instagram è considerato un lavoro?

Ci sono rimasta malissimo e non certo perchè io ami Chiara Ferragni.

Mi ha fatto male, e anche un  po’ vergognare, vedere come alcune donne italiane siano così inclini a prendersi la briga di disprezzare e schernire quello che nemmeno conoscono. Perchè insomma, possiamo anche non essere tutti capitani d’industria o lettori abbonati al sole24ore, però io prima di dare a qualcuno del parassita magari mi informo sulla sua professione.

Invece no.

Quel post mi è rimasto impresso come il peggior concentrato digitale di sessismo al contrario, insulti e prese in giro che abbia mai letto. Con l’aggravante che la quasi totalità degli estensori non sapeva assolutamente di cosa stesse parlando.

Liquidai la cosa come un avvenimento piuttosto triste e offensivo per il genere femminile. Non sapevo che – di lì a poco – avrei letto di peggio.

Perché come sappiamo al peggio non c’è mai fine. E quindi, qualche mese dopo fu il momento del famigerato post sul latte artificiale.

Chiara Ferragni pubblica un nuovo post. Un post solare, questa volta.

Forse memore di quanto non paghi, con la gente, cercare di condividere le proprie ansie (soprattutto se sei una figa fotonica che è riuscita a fare un mare di soldi), Chiara si ritrae con in braccio quel tenerino di Leone, vicino ad una confezione di latte artificiale non in vendita nel nostro paese. Il neretto è per segnalarvi che la cosa non è di poco conto: il prodotto sponsorizzato è destinato al mercato estero, tenetelo a mente.

Il pubblico italiano è impazzito.

critiche chiara ferragni

Alcune si sono indignate perchè lei dichiarava teneramente che al piccolo viene somministrato quel prodotto quando lei, per lavoro, è lontana. E si sono indignate tanto da andare anche qui sul pesante, neanche avesse detto che al bambino viene data la stricnina. Perchè si sa, in Italia se hai un figlio piccolo lo devi allattare. Anche se non hai latte, anche se purtroppo devi tornare al lavoro e non è proprio il caso che il bambino affronti decine di ore di volo per venire con te dall’altro capo del mondo. Tu devi allattare e ti viene prontamente ricordato che se volevi lavorare non dovevi fare un figlio.

Altri si sono indignati per lo spot “truffaldino” di un prodotto che ai bambini non andrebbe dato e che in Italia non si può pubblicizzare. Chiaramente, il fatto che il prodotto fosse estero, destinato ad un mercato estero, prodotto da un’azienda estera e pubblicizzato sull’account instagram di una persona che posta dall’estero, era per loro irrilevante. “La pubblicità è fraudolenta perchè è nascosta”. Cosa avesse, poi, di nascosto uno spot evidente con tanto di hashtag #advertising io lo devo ancora capire, ma tant’è: loro erano indignati.

Altri ancora si sono indignati perchè, posto che farsi le foto su Instagram non è un lavoro, “pur di guadagnare qualche spiccio si è venduta pure il figlio all’industria del latte in polvere“. Un concentrato di nonsense. Secondo questi ultimi, Chiara Ferragni non lavora, ma comunque per guadagnare qualcosa avrebbe ceduto alla tentazione di “vendere il figlio” (?!) al latte in polvere.

Praticamente, come dire: Rocco Siffredi non lavora e per guadagnare qualche spiccio si è venduto il fegato alle patatine.

O Julia Roberts non lavora e per guadagnare due spicci si è venduta le gambe all’industria delle calze a rete.

Oltre all’ovvia considerazione che pubblicizzare un prodotto non significa necessariamente utilizzarlo. Perchè sapete: la signorina che vi pubblicizza i pants per gli incontinenti non è detto che sia incontinente. E il caro, mitico, nonnino che salta la staccionata nello spot dell’olio di semi non è detto che abbia avuto un infarto o il colesterolo a 400. E magari Alessia Marcuzzi non è stitica e lo yogurt le fa schifo, per dire.

Anche quella volta ho pensato che mi vergognavo profondamente di come le mie congeneri si rivolgessero, ormai abitualmente, a Chiara Ferragni. Soprattutto, mi vergognavo di come non riuscissero proprio mai a stare zitte pur non avendo nulla di intelligente e rispettoso da dire.

chiara ferragni polemiche

Perchè al netto di ogni considerazione su Chiara, sul suo lavoro, sul fatto che allatti o che faccia fatica o meno a lavorare full time, il rispetto e l’educazione non dovrebbero venire mai meno. Come anche il buon senso di star zitti se non si ha niente di intelligente da dire. Invece, anche in quel caso, si scatenò un tale bailamme che costrinse addirittura a rimuovere il post, senza la minima educazione per una persona che – ad ogni buon conto – in quel momento stava lavorando. Checchè se ne pensi.

Quello è stato il giorno in cui ho cominciato a capire che il problema che le donne hanno con Chiara Ferragni è di natura diversa dalla semplice superficialità.

È qualcosa che ha a che fare, senza dubbio, con la nostra innata capacità di criticare anche ciò che per definizione sarebbe perfetto. Ma anche con quel disperato bisogno che ogni nostra incapacità, ogni buco nell’acqua, non sia mai un nostro demerito.

Nei successi degli altri vediamo riflesso ogni nostro fallimento ed è per questo che ci riesce tanto difficile perdonarli. Quelli a cui va meglio devono per forza essere più ricchi, più inseriti, più raccomandati e più fortunati di noi: una spiegazione diversa – magari anche solo una volta su dieci – implicherebbe che la colpa è anche nostra.

E questo, molte, non riescono a sopportarlo.

Perchè è vero che in Italia essere una madre lavoratrice è molto difficile. È vero che si è trattate diversamente dagli uomini, che si dà per scontato che l’intera responsabilità dei figli gravi su di noi e che si debba lavorare, mediamente, molto più di un uomo per arrivare comunque ad essere pagate di meno.

Ma se diciamo che le madri lavoratrici in italia sono solo quelle che non ce la fanno, se diciamo che in Italia, nel 2018, la madre lavoratrice per definizione è quella che non riesce a conciliare famiglia e lavoro.. è perchè così facendo non saremo costrette a dimostrare il contrario.

Denigrando Chiara Ferragni stiamo implicitamente riconoscendo che lei è un cinghiale bianco, perchè è nata ricca, perchè il padre era un dentista e la madre una scrittrice con le giuste conoscenze, perchè senza il precedente fidanzato non sarebbe mai partita col botto.

E questo ci serve dannatamente, perchè ci permette di dire che senza quegli aiuti nemmeno lei ce l’avrebbe fatta.

Il nostro bisogno di essere comunque migliori è ciò che ci spinge a dire che, in fin dei conti, Chiara Ferragni è una che non lavora e che trascorre la giornata a spararsi i selfies su instagram. Anche se magari siamo noi quelle che sul serio non fanno nulla da mattina a sera e ci va pure bene così.

Che va benissimo eh. Nessuno è obbligato a lavorare se non ha voglia di farlo. Ma perlomeno non dovrebbe criticare chi lo fa con profitto elevato.

Io, per esempio, di fronte ad una lunga serie di difficoltà oggettive, non ultime quelle di salute, ho smesso di esercitare la professione forense. Ma non ritengo che sia colpa di Chiara Ferragni se lei ha avuto la possibilità di fare scelte differenti.

Nascere ricchi o benestanti non è un reato e non dovrebbe essere motivo di demerito quando si ottengono risultati nella vita.

Chiara Ferragni ha saputo costruirsi un mestiere, che ha poi sviluppato evolvendolo e diventando imprenditrice di se stessa. Probabilmente essere benestante le ha permesso di accedere a mezzi che le hanno consentito di gestire la maternità con serenità maggiore e più facilità. Ma questo non toglie nulla alla sua bravura nel mondo del lavoro e non giustifica in alcun modo le mie decisioni rispetto alle sue.

Io ho scelto ciò che ritenevo meglio per me con i mezzi che avevo a disposizione. Ciò mi rende, al massimo, meno ricca. Ma di sicuro non mi rende una madre migliore o più sfortunata di lei.

Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una rivista di gossip, e vi prego di di non tirarmi il pippone sul fatto ch’io legga riviste di gossip. 

Proponeva una serie di articoli sulla british royal family, e in particolare:

  1. Kate Middleton è furente con la Regina che non ha mai invitato i suoi genitori a Palazzo per Natale
  2. Kate Middleton era sul balcone con la Regina per le celebrazioni dell’Anniversario di sarcazzo
  3. Kate Middleton e il suo abito
  4. Kate Middleton e le sue mani martoriate

Ogni volta che un sito pubblica un articolo su Kate Middleton, i gruppi facebook femminili impazziscono , riportando come commento medio “è divina!”, “è bellissima“, “vorrei essere lei“.

principessa Kate Middleton

Non c’è traccia di insulto nei suoi confronti. Nessuna che suggerisca che avrebbe potuto almeno provare a cambiare l’immagine della Monarchia britannica continuando a lavorare.

Anzi, le più ritengono sia già un lavoro abbastanza gravoso “sopportare il protocollo di corte” e partecipare agli eventi mondani di beneficenza.

Le pagine italiane che parlano della Duchessa abbondano di commenti lusinghieri.

Kate Middleton piace alle donne italiane. È percepita come mamma e come moglie.

Quando si diffuse il pettegolezzo relativo alle bravate di William, il popolo femminile si è schierato dalla parte della Duchessa sostenendo che di meglio William non avrebbe potuto trovare.

Ora, intendiamoci, a me Kate Middleton piace da impazzire. È bella come poche mamme riescono ad essere dopo tre figli e non mi riferisco alla sua magrezza. È elegante nel portamento e nelle espressioni. Non appare sguaiata mai, nemmeno negli scatti fotografici evidentemente rubati. Veste in modo apprezzabile e contenuto. Ha stile e discrezione.

Ma a parte aver sposato il futuro Re d’Inghilterra, su cosa si basano la popolarità ed il consenso riscosso dal pubblico femminile italiano? Sull’essere una principessa?

vestito da sposa kate middleton

Perchè Kate Middleton, nel suo sostanziale far nulla fuorchè apparire, riesce a suscitare una tale ammirazione, mentre una capitana d’industria, per di più nostra connazionale, riscuote solo critiche e disprezzo dallo stesso segmento di pubblico?

Certo, le favole Disney hanno il loro fascino. Leggere di una ragazza del popolo, che all’improvviso viene scelta per salire al Castello, emoziona moltissimo.

Ma non voglio pensare che nel 2018 si sia ancora così legate a certi stereotipi da ritenere un merito essersi sposata il principe ereditario di una delle monarchie più in salute d’Europa.

Significherebbe buttare nel cesso decenni di femminismo, di cultura dell’indipendenza di genere per suggerire – neanche troppo velatamente – alle nostre figlie che tutto sommato se si sposassero un principe sarebbe molto meglio.

biancaneve e il principe

E noi non siamo Cenerentola. Noi non vogliamo il bellone di turno che ci prenda sul cavallo e ci trasporti verso una vita di dolce far niente, per essere campate a vita senza uno spicciolo di autonomia.

Vogliamo lavorare. Vogliamo essere trattate come gli uomini senza discriminazione.

Vogliamo conservare il nostro diritto a partorire una nidiata di figli e nonostante questo tornare al lavoro senza nemmeno un senso di colpa.

Vogliamo conservare il posto e il medesimo stipendio.

Vogliamo tornare a casa e preparare torte di mele profumate fatte di ingredienti sani e a km 0, anche se abbiamo passato le predenti 8 ore a discutere le clausole di un contratto.

Vogliamo qualcosa che, obiettivamente, è molto difficile da realizzare. Qualcosa che presuppone mezzi, aiuti e parecchie facoltà in più rispetto a quelle concesse alla maggior parte di noi, di cui sicuramente godono tanto la Principessa Kate quanto la Ferragni nazionale.

Ma se è così, perchè non le amiamo entrambe? 

La ricerca più gettonata su Google in relazione a Kate Middleton è “Kate Middleton ultime notizie”.

Siamo golose della sua vita. Ci interessa sapere come si veste, che dieta segue, come educa i figli, se vada d’accordo con la suocera.

La correlata Google più cercata su Chiara Ferragni è “chi è Chiara Ferragni“.

Non sappiamo nulla di lei eppure la critichiamo, la insultiamo, la sbeffeggiamo, prendiamo in giro la sua notorietà definendola il frutto dell’idiozia di una generazione.

E sapete perché?

Perché Kate Middleton non sarà mai un termine di paragone concreto.

Noi non abbiamo frequentato esclusive scuole riservate ai reali e non abbiamo mai avuto la vera possibilità di conoscerne e sposarne uno.

Non potremo mai mettere una nostra giornata nella prospettiva della Duchessa di Cambridge, presenziare ai balli di beneficenza cui fa da madrina o indossare una delle sue tiare di diamanti.

Noi non ci misuriamo con Kate Middleton.

Kate è la versione 2000 di “quella granculo di Cenerentola”. Noi non abbiamo mai ambito ad essere lei.

principessa kate

Noi ci misuriamo con Chiara Ferragni.

Che sarà pure figlia di un dentista e con le conoscenze giuste al posto giusto, ma non ha sposato il futuro Re di Inghilterra.

È una ragazza nata nella provincia di Cremona che ha frequentato il Liceo Classico e poi è andata all’Università.

Solo che all’Università non si è mai laureata e a 31 anni, senza neppure avere un titolo di studio professionalizzante,  ha creato dal nulla due società: la Serendipity srl, che segue lo sfruttamento dei diritti come testimonial, e la TBS Crew srl, che gestisce la figura di Chiara Ferragni e il portale The Blonde Salade.

È direttore creativo del marchio Chiara Ferragni Collection, vive tra l’Italia e gli States con un tenore oserei dire faraonico.

E il suo tenore di vita non fa cassa sul denaro del popolo, aggiungerei.

Nel 2015 Chiara Ferragni ha fatturato 10 milioni di dollari. Il giorno del suo matrimonio è riuscita, con un cellulare e una connessione internet, a calamitare l’attenzione di un paese intero facendo parlare solo di sè per oltre 24 ore.

quanti soldi ha chiara ferragni

Noi, in molti casi, siamo ancora quelle che cercano di capire come si registra una telefonata con l’operatore della compagnia elettrica per non farsi fregare dal contratto elettronico.

Chiara Ferragni è una ragazza normale che si è inventata un mestiere e lo ha saputo plasmare a suo vantaggio. È una ragazza che ha avuto successo, che ce l’ha fatta, che ha saputo fare i soldi ed usarli per il suo scopo.

Oggi è una madre che lavora e sicuramente ha meno della metà dei problemi che hanno le madri senza i suoi soldi: questo fa di lei una privilegiata, una che per suo merito non deve fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, non una raccomandata.

È questo il vero problema che abbiamo con lei.

Ci ricorda che noi non siamo state in grado di fare altrettanto. Vuoi per mancanza di mezzi, di opportunità, di talento – perchè talento ci vuole e tanto – fatichiamo ad accettare che oggi è possibile essere donne ed avere successo. Che non è facile, che comunque ti devi fare il mazzo girando il mondo, trovando l’idea giusta, coltivandola ed investendoci tempo, soldi e fatica, ma è possibile.

Noi non ce l’abbiamo fatta, magari anche per scelta, perchè qualcos’altro è stato più importante e più forte.

Lei, invece sì.

E questo non va giù ad un sacco di donne.

Meglio Kate, dunque, col suo essere sostanzialmente il simbolo anacronistico di un mondo ormai arcaico e lontanissimo dalla nostra cultura, soprattutto femminista.

Con lei, perlomeno, l’ansia da prestazione ce la possiamo risparmiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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