Vi racconto una storia.

Parla di educazione, di empatia e un pochino – ve lo dico – anche di razzismo.

La storia comincia con una gravida, no meglio: con una gravida evidente, di quelle che sono al sesto mese di gravidanza e sono più grosse dell’ordinario.

La gravida si trova nell’Ufficio ASL di zona per espletare una di quelle pratiche complicatissime che ancora, ad oggi, pare non poter essere efficacemente svolta via internet come tante altre: il deposito di 2 fogli.

La gravida prende il numeretto, confidando nel fatto che gli uffici sanitari di una Regione che vanta l’eccellenza nel campo salute assicurino la tutela dei soggetti in condizioni di difficoltà quali anziani, disabili, madri con lattanti al seguito e donne incinte.

La gravida ha 108 persone davanti e nessuna corsia preferenziale. Quando si accosta al banco informativo per domandare se via sia uno sportello dedicato, l’operatore le ride in faccia.

La sala è gremita di persone di ogni età e nelle più svariate condizioni di salute. Non vi è un posto a sedere.

Così la gravida deve compiere per QUATTRO VOLTE il giro della sala alla ricerca di una sedia.

Non si alzano i giovani, italiani o stranieri, ben assorti nella lettura degli smartphone con le auricolari alle orecchie.

Non si alzano gli adulti, italiani o stranieri, che la guardano ostentando chiaramente il pensiero CHE VUOI? LA GRAVIDANZA NON È UNA MALATTIA.

Un anziano, molto anziano, malandato signore col bastone si vede costretto a sollevarsi. Ha le gambe secche secche e gli occhi di chi in quasI un secolo ne ha viste tante.

La gravida gli mette una mano sulla spalla e gli dice, perentoria: NON SI AZZARDI NEANCHE.

E resta in piedi, consapevole di un  buco normativo inaccettabile, per circa 20 minuti fino alla chiamata del numero successivo.

La gravida resta due ore in coda seduta su quella sedia senza che nessuno le dica LE CEDO IL MIO NUMERO, oppure VENGA, ENTRI INSIEME A ME.

Quando tocca a lei si alza con difficoltà, con le orecchie che fischiano e qualche dolore isolato, entra nell’ufficio un po’ pallida e si sente dire che purtroppo È COSÌ TUTTI I GIORNI E C’È SEMPRE QUALCHE GRAVIDA IN ATTESA.

È una brutta storia. È una storia di maleducazione, insensibilità, mancanza di rispetto e di cura del prossimo, in un paese dove ormai tutti sono abituati a pensare che i loro problemi siano più importanti degli altri anche quando reali problemi non hanno.

È la storia di un paese che affronta una nuova ondata di razzismo e che cerca di combatterlo del tutto ignaro che non puoi estirpare il veleno se ce l’hai infuso proprio dentro al cuore.

Nel pomeriggio la Gravida va al supermercato a fare la spesa.

Con due articoli – DUE – e un bambino di quasi 6 anni per mano,  si reca alla CASSA DEDICATA ALLE GRAVIDE, che è quella cassa dove possono andare tutti ma se arriva una gravida SEI TENUTO A SPOSTARTI PER POLICY AZIENDALE.

I clienti in coda si spostano come le acque del Mar Rosso davanti a Mosè. Anche un vecchietto tremante e così incredibilmente somigliante a quello del mattino.

Solo un signorotto in salute e di bell’aspetto non fa neppure una piega. E davanti alla richiesta esplicita della gravida – che sa di aver diritto a pretendere almeno stavolta – risponde che non può: ha fretta di andare a prendere la nipote a scuola. Nel carrello l’equivalente di 120 euro di spesa.

La gravida attende, pensando che educazione e rispetto – del prossimo, come di regole chiaramente indicate per iscritto – o te lo insegnano per bene o non lo impari neanche in 3 vite. E al suo turno, sente il vecchietto che le aveva ceduto il posto per ben due volte domandare: HO DIMENTICATO LA TESSERE FEDELTÀ, NON MI PASSEREBBERO LE OFFERTE, MI PRESTEREBBE LA SUA?

E Prima che riesca a rispondere che sì, ne sarebbe felice,  il maleducato di cui sopra sentenzia: NON SI PUÒ MICA LA TESSERA È PERSONALE, mettendo in chiaro imbarazzo il cassiere e gettando nello sconforto totale le generazioni di umani passate e a venire.

E prima che scoppi una delirante discussione senza senso, la gravida risolve il problema dichiarando al cassiere :

questo signore ha dimenticato la fidelity ma non è un problema, la sua spesa la batta sul mio conto, grazie“.

Mio figlio, che era con me, ci ha guadagnato i bollini per la raccolta del pupazzo desiderato, che il povero Signore non ha esitato a donarci, insistendo invano per la restituzione delle somme pagate.

Io, invece, ci ho guadagnato la certezza di essere una persona ricca, ricchissima: anche con 27 euro in meno.

Per questa ricchezza ringrazio la mia famiglia.

Non sconfiggeremo mai il razzismo se non impariamo prima cosa siano il rispetto e la dignità.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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