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Quando eseguire le analisi del sangue ai bambini? È necessario avere la prescrizione del pediatra per procedere o possiamo agire in modo autonomo? E qual è l’età giusta per iniziare ad eseguire i test di laboratorio?

Questo è un tema molto scottante, che infervora da sempre i discorsi tra le mamme e i pediatri dei loro figli.

Da un lato ci siamo noi genitori, che vorremmo avere sempre sotto controllo completo la situazione ematologica dei nostri cuccioli, a maggior ragione dopo un malanno più importante degli altri.

Dall’altro ci sono loro, che forti della loro competenza ed esperienza sono gli unici ad essere davvero in grado di consigliarci correttamente su questo argomento.

Ma dove sta il giusto?

Qualche giorno fa ho ritirato le mie analisi del sangue e ho scoperto, con sconcerto estremo, di avere una grave carenza di vitamina D. Qui per saperne di più.

A Edoardo io non l’ho mai somministrata.

Quando era neonato la pediatra di base mi aveva dispensata dalla somministrazione, per via del fatto che lui assumeva latte formulato arricchito da svariati complessi vitaminici, tra cui la D3.

Ma è da quando aveva 1 anno che Edoardo non assume più latte formulato vitaminizzato e io – del tutto ignorante a riguardo – non gli ho mai somministrato integratori.

Chiaramente, da brava madre ipocondriaca, la prima cosa che ho fatto è stata andare a documentarmi sulla reale importanza della vitamina D3, scoprendo cose sconvolgenti.

Ovviamente sono entrata in completa paranoia ed ero già pronta a partire per far fare a Eddy il dosaggio della D3 nel sangue.

analisi del sangue ai bambini

Edoardo ha eseguito il suo primo screening ematologico all’età di sei mesi, in occasione dell’apertura della cartella clinica per l’intervento di chirurgia maxillo-facciale.

In quella circostanza non abbiamo potuto scegliere e non ci furono grossi dubbi: gli esami erano necessari e propedeutici all’operazione.

E ricordo che – per essere un frugoletto di appena sei mesi – fu coraggiosissimo e non pianse neppure. Naturalmente tutto risultò in regola e due mesi dopo procedemmo con l’intervento.

Un secondo screening ematologico fu eseguito, su consiglio del pediatra, all’età di due anni e mezzo.

Eddy era vittima da qualche mese di infezioni e febbri ricorrenti ed il suo Dottore volle fare un controllo per escludere le ipotesi più preoccupanti.

Anche in quel caso abbiamo acconsentito senza alcun timore. Il nostro pediatra è specializzato in ematologia oncologica, lo abbiamo scelto proprio per questo motivo, per via del fatto che in famiglia si sono verificati ben due casi di leucemia linfoblastica pediatrica.

Io mi fido di lui ciecamente perchè lo stimo, è molto bravo come medico e vuole molto bene ad Edoardo. Me ne accorgo da come ci gioca, ci scherza e lo coccola ogni volta che lo visita.

E’ uno di quei dottori che ama i suoi pazienti e io sono felice di averlo scelto.

Anche da quel controllo emerse che Edoardo stava molto bene, la sua situazione ematologica era perfettamente nella norma. Ci siamo però accorti – del tutto inaspettatamente – che è portatore di quello che viene comunemente denominato Tratto talassemico, o Anemia minor. Si tratta della forma meno grave in assoluto di Talassemia, caratterizzata da una modesta anemia.

In questo caso, quindi, l’indagine ematologica si è rivelata molto utile a scoprire questa patologia, anche se essa non costituiva il quesito diagnostico che stavamo indagando.

E, anche se il risultato non rivelava nulla di gravissimo, come penso tutte le mamme avrebbero fatto al mio posto mi sono sentita molto in colpa per non averlo saputo prima.

Così ho iniziato a chiedermi: ma in definitiva, quando eseguire le analisi del sangue ai bambini? non sarebbe giusto, almeno una volta all’anno, fare un check up, anche senza una precisa indicazione del pediatra in tal senso? In fin dei conti noi adulti eseguiamo controlli, ematologici e non, periodici. Perchè per i bambini non dovremmo fare lo stesso? 

Allora ho fatto quello che tutte le mamme fanno quando hanno un pensiero fisso di questo genere: ho iniziato a cercare articoli di riviste specializzate che potessero fornirmi una risposta.

E la risposta che ho ricevuto documentandomi è No.

Non è assolutamente indicato un simile comportamento.

E ora vi spiego perchè.

Tra i vari articoli che ho letto, ne ho trovato uno nel quale il Prof. Momcilo Jankovic, che per anni ha ricoperto la qualifica di responsabile dell’unità operativa Day Hospital di Ematologia Pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, ha spiegato che quel dubbio che attanaglia i genitori sulle analisi del sangue è una vera patologia, con tanto di nome.

Si chiama Sindrome di Ulisse e si identifica con quel desiderio di sottoporre i propri figli ad analisi del sangue o altri test diagnostici non sulla base di episodi clinici da indagare o di sospetti, ma semplicemente allo scopo di verificare l’esistenza di patologie cliniche non ancora conclamate.

Secondo il Professore, gli esami di laboratorio non sarebbero affatto indicati nei bambini e andrebbero eseguiti, invece, a partire dai 20 anni. Ciò, ovviamente, al netto di esigenze manifestate da sintomi clinici particolari.

Il citato articolo (che in realtà è un’intervista resa per la rivista on line Ok-salute, firmata da Eliana Canova, la potete leggere a questo indirizzo) il Dott. Jankovic ha precisato:

Gli esami nei minori si eseguono in caso di familiarità e predisposizione a certe patologie, come ipercolesterolemia, diabete o anemia Meditarranea. 

Ma che cos’è la sindrome di Ulisse? A cosa è dovuta?

Molte persone sono preoccupate dall’idea di scoprire troppo tardi una patologia di cui possano soffrire i propri figli. Pertanto cercano di sottoporli al maggior numero possibile di accertamenti per poter battere sul tempo qualsiasi eventuale problema.

Purtroppo però, ci sono patologie delle quali è possibile accorgersi solo dopo che si siano presentati i sintomi: sottoporre i bambini allo stress fisico ed emotivo di ripetuti esami diagnostici non solo potrebbe essere inutile, ma addirittura controproducente.

Questo perchè i valori di riferimento forniti dai risultati di laboratorio sono diversi a seconda dell’età del bambino e cambiano radicalmente nei bambini molto piccoli, pertanto potrebbero addirittura portare ad un errore interpretativo dei risultati dell’esame.

Inoltre, come sappiamo, non è sempre facile eseguire il prelievo di sangue nei bambini piccoli.

Hanno paura dell’ago, sentono dolore e si agitano.

E questo comporta un rischio di emolisi, ovvero di rottura dei globuli rossi, dovuta alla difficoltà di prelievo.

Quindi, è fondamentale che gli esami di laboratorio siano prescritti solo quando ciò è indispensabile.

Ed eseguiti, possibilmente, in centri specializzati nell’esecuzione sui piccoli pazienti.

In questo risiede l’importanza di scegliere per i propri figli un medico pediatra che sia attento e scrupoloso. Questi sarà in grado di eseguire un’anamnesi accurata e prescrivere i dovuti accertamenti, che dovranno completare un quadro clinico già delineato e non essere basati solo sui timori delle famiglie.

A voler essere proprio onesta, questo discorso me lo aveva fatto anche il mio pediatra.

analisi del sangue bambini piccoli

Quando mi sono recata da lui a domandare se non fosse il caso di eseguire un prelievo di sangue ad Edoardo prima di somministrare la vaccinazione trivalente MPR (controindicata e assolutamente da evitare in caso di gravi alterazioni ematiche) lui mi aveva fatto proprio questo discorso.

Mi aveva detto che non è sano vivere la propria vita pensando ad eseguire tutte le analisi possibili per escludere una eventuale malattia.

Che Edoardo non presentava alcun sintomo che gli facesse sospettare un linfoma, una leucemia o un qualche altro tumore del sangue – anche silente – che rendesse controindicata la vaccinazione.

Non vi dirò che concordai con lui, perchè non lo feci.

Dentro di me resto, fondamentalmente, convinta che sia mio dovere fare il possibile per indagare con attenzione il suo stato di salute.

Però, c’è un però.

La verità è che questo modo di pensare – per quanto normale per una madre – è fondamentalmente scorretto.

Perchè il nostro reale dovere è vigilare attentamente su di loro per carpire il prima possibile eventuali sintomi di disturbi, da sottoporre poi ad indagine medica. Ma in nessun caso dobbiamo pensare di sostituirci al Pediatra nella valutazione dell’opportunità o meno di un’indagine clinica. 

Perchè potremmo ottenere più danni che benefìci.

Ho capito che quando ci sono di mezzo esami di laboratorio e test diagnostici che possono avere delle controindicazioni, è meglio che l’ultima parola la si lasci al Pediatra.

Forte di questa consapevolezza, ho quindi riflettuto sull’opportunità di un dosaggio “a caso” della vitamina D3 .

E mi sono sentita un pò sciocca a non avere fatto l’unica cosa che era sensata da fare: chiamare il suo Dottore.

Il quale, sulla base della anamnesi materna e delle condizioni generali di salute di Edoardo, tenendo presente la sua storia clinica e i precedenti morbosi, ha alla fine ritenuto opportuno effettuare il dosaggio.

Ma questo solo come conseguenza della storia clinica personalissima di mio figlio, che solo lui – in qualità di suo medico curante – era in grado di conoscere e valutare attentamente sulla base delle conoscenze mediche.

analisi del sangue bambini

Che cosa abbiamo imparato da questa esperienza?

Io ho imparato alcune cose fondamentali.

  1. Innanzitutto, è stata l’ennesima occasione di ricordare a me stessa che mio figlio non è me. Che il fatto che io soffra di alcuni problemi medici – anche importanti – non significa che ne soffra o ne soffrirà certamente in futuro anche lui. E vi assicuro che in termini di ansia questa certezza conta tantissimo.
  2. Secondariamente, ho imparato che internet è un bene preziosissimo ma bisogna imparare ad usarlo. Perchè se da un lato è vero che la letteratura medica è ormai a disposizione di chiunque, questo non significa che chiunque sia in grado di interpretarla e valutarla in relazione alle proprie necessità.

Io, per esempio, sono rimasta sconvolta da quanto ho appreso in termini di importanza della vitamina D3. L’elenco delle possibili interferenze sulla salute mi ha gettata in uno stato di preoccupazione che mi ha immediatamente fatto pensare al peggio per mio figlio.

È normale, non sarei una mamma se non mi preoccupassi. Però ho capito che dopo aver ritirato le mie analisi, la prima cosa da fare sarebbe stata chiamare subito il Pediatra e parlarne con lui. Invece che disperarmi in pensieri angosciosi che si accumulavano articolo dopo articolo.

Vale la pena patire un po’ prima di scegliere il dottore che si occuperà della salute dei nostri figli.

Da un certo punto di vista è come scegliere un compagno: perchè col Pediatra compiremo l’ardua impresa di crescere i nostri figli fino all’età adulta. Ma una volta trovato quello giusto vale assolutamente la pena affidarsi al suo giudizio.

Che – attenzione – non significa abdicare al nostro fondamentale ruolo decisionale sui trattamenti sanitari da somministrare o delegare la decisione in materia di cure. Significa solamente affidarsi alla consulenza di chi – a differenza di noi- possiede tutti gli elementi per descriverci il reale quadro della situazione.

Per poi decidere con competenza in che modo procedere: per la salute dei nostri figli e il nostro benessere mentale!

 

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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