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Cosa aspettarsi dopo che si aspetta – parte 5: Le domande stupide che vi faranno dopo che sarete diventati genitori.

 

L’altra sera ero a letto a fare cose divertenti e interessanti tipo guardare il soffitto al buio perché non avevo sonno e ne ho approfittato per riflettere su che tipo di articolo avrei potuto scrivere per partecipare al contest di Mama made in Italy Cosa aspettarsi dopo che si aspetta.

Tra le prime cose che mi sono venute in mente sulla vita post-maternità c’è la classifica delle dieci cose idiote che mi hanno detto da quando sono diventata mamma.

Perché purtroppo una delle verità assolute della genitorialità è che, dal momento che vi nascerà un figlio, diventerete facile bersaglio di battutine e domande sceme da parte dell’universo mondo che vi circonda.

E nello stilare la classifica di quelle che mi sono state rivolte e di quelle alle quali ho assistito, che ci crediate o no, non ho fatto per niente fatica perchè la gente parla a vanvera.

Anzi no. Non è che parla a vanvera.

Avete presente il verso del cammello, quel verso così caratteristico di muovere le labbra rumorosamente a casaccio? Sapete che si chiama blaterare?

Ecco, il cammello blatera. La gente pure.

Talvolta si producono in affermazioni e domande di un valore talmente alto che per arrivarci non basterebbe scalare la pianta di fagioli magici (if you know what I mean).

È più forte di me. Non so mai come rispondere ma ca**o, una qualche risposta a ‘sti cammelli andrebbe pure data.

Per esempio.

LAVORO

1. Che brava! Sei avvocato? Ma per mettere su famiglia come fai?

Non lo so, pensavo di chiedere a Dio Padre di replicare per me quella cosa del fango, dell’alito e della costola. Che io non c’ho tempo, devo lavorare.
Che ca**o di domande.

 

Poi ci sono quelli del partito avverso.

2. Vuoi fare un altro figlio? Scusa ma tu non eri avvocato?

Eh beh , in fondo è risaputo che gli avvocati non hanno il permesso di riprodursi. E se si riproducono perderanno l’abilitazione perché oh, è inammissibile che un avvocato metta su famiglia, soprattutto se è una donna. Che poi come fai a sfruttarla dodici ore al giorno 7 giorni su 7 per mille euro al mese a partita iva?
Zitte alla scrivania dovete stare. E mettetevi i pantaloni che la gonna è scomoda e vi rallenta il ritmo di lavoro.

3. Oh ma sei avvocato penalista? MA GLI AVVOCATI PENALISTI DIFENDONO GLI ASSASSINI!! Ma tu c’hai pure un figlio, come fai a dormire la notte?

Chiudo gli occhi. Io non ho ammazzato nessuno, il mio lavoro è legale e persino obbligatorio per legge perché nessuno si può difendere da solo.
Lei per esempio ha bisogno di un avvocato, ma uno bravo. La sua idiozia ha raggiunto livelli di illegalità.

Poi, se la vogliamo proprio dire tutta, c’è pure quello che con la maternità non c’entra una fava ma la cosa idiota te la dice lo stesso:

Ah sei avvocato, figo. Mi dai un consiglio?
Certo, si chiama parere e va pagato. Dimmi pure.
Pure per un consiglio ti devo pagare? Ecco perché siete tutti pieni di soldi e difendete gli assassini gratis, coi soldi nostri!!!
E niente, questo era troppo imbecille. Impossibile rispondere ulteriormente.

Matrimonio.

4. Ah ma vi sposate? Ma scusate, il figlio ormai ce l’avete, non vi basta convivere? Cosa vi sposate a fare?

Non lo so guarda, pensavo di fare una cosa diversa, sai per cambiare un po’, che il venerdì in tv fanno solo Quarto grado e mi mette l’ansia.

Ma che domanda è? Ma come ti viene in mente di chiedere a una persona che si vuole sposare PER QUALE MOTIVO si vuole sposare? Ma puoi?
Dici che un sempreverde congratulazioni era banale?
Mah. L’insondabilitá dell’ignoto.

Figli.

5. Allora, ormai siete sposati, quando fate un figlio? È ora eh!

In questo caso la domanda imbecille è addirittura retroattiva perchè ve la faranno prima che diventiate genitori, ma sempre in funzione della prospettiva di maternità.

Tra l’altro, ve l’ha di sicuro passata la Lorenzin o chiunque abbia suggerito a lei quell’atroce campagna sulla scadenza degli yogurt ovuli.

La risposta può essere solo l’interdizione. La vostra.

Comunque, il tema “quando fate un figlio”  – che credo sia la più inopportuna delle domande da fare a una persona – è come si dice the new black, perché la gente lo piazza dovunque in varie forme.

Tipo.

6. ma il secondo quando? Mica vorrete lasciare il primo da solo?

Sì signora, rinchiuso e in catene in cima a una torre.

Abbastanza gettonato anche “adesso ci vuole il terzo, tre è numero perfetto“, ma pare valere solo se i primi due hanno lo stesso sesso. Perché, se invece hai la coppia fratello-sorella, mi comunicano che sei a posto e fare il terzo figlio è da pazzi.

Comunque tre pare essere il limite massimo.

Perché se dichiari l’arrivo del quarto, la pletora incomprensibile si dividerà tra chi ti ricorda che esistono i contraccettivi, chi ti domanda se possiedi almeno un televisore e chi ti fa i conti in tasca domandandoti:

 

7. Ma poi ce la fate a camparli?

Non lo so signora vediamo. Se proprio vedo che non si arriva a fine mese ne mollo qualcuno da qualche parte. Magari a casa sua.

A una mia amica che aspetta il quarto hanno chiesto se sono tutti figli dello stesso padre. Per dire. Che poi, conoscendola bene dai tempi dell’università, so che il suo interlocutore da quello  scambio non sarà uscito proprio benissimo.

Chissà, forse sarà l’argomento figli che induce le migliori riflessioni nella gente, ma giuro che sempre più spesso sento cosechevoiumani.

Per esempio, la saga dei bisogni fisiologici offre sempre tanta soddisfazione.

8. Ma mangia?

No, lo metto al sole 20 minuti al giorno per la fotosintesi clorofilliana e campa così.
Allora è bravo.
No, non è che è bravo. È natura. Un bambino sano mangia, è normale così eh. Poi ci saranno quelli che mangiano di più e quelli che mangiano meno, ma mangiano. Se non mangiano non sono cattivi, hanno un problema.

9. Ma la cacca la fa?

Ehm, sì. Non trasforma il cibo in razzomissili con circuiti di mille valvole. Caga. Potentemente.
Allora è un angelo.
Come sopra. Cioè è natura, se entra deve uscire. Poi boh, magari gli altri hanno abitudini diverse. Forse a loro l’eccesso esce insieme al cerume dalle orecchie.

E poi il classico sempreverde.

10. Dorme?

Sì.
Allora sei fortunata.
Che io sta cosa la devo capire.
Lì, che sarebbe davvvero il caso di dirgli bravo con applauso scrosciante e standing ovation chiusa da salto teso avvitato in trave (che, mi si dice, è uno dei salti più difficili della ginnastica artistica) lì non è bravo lui.
Sei fortunata TU.

Tu che a 1 mese ti prendevi gli insulti di tutti perché lo piazzavi a dormire davanti all’asciugatrice in funzione col programma cotone, sotto il lampadario acceso mentre pulivi casa bailando come Enrique Iglesias che ce l’ha con tigo, che lo hai portato a tutte le feste di paese con la banda finché LUI ha fatto di necessità virtù, poracreatura, e si è messo a ronfare durante una taranta pugliese al chiosco della pizza fritta. Mentre la vecchia del tavolo di fronte ti diceva che ti dovresti vergognare a trattare così un bambino.
Tu, proprio tu.
Prima eri una stronza, mo’ sei fortunata.
Evvabbè.

Ma giuro che il top del top succede quando qualcuno perde un bambino.

Lì ne senti certe che ti immedesimi in Barbie fotomodella anni ’80.

Ve la ricordate? Quella che le giravi le braccia come una prof. di educazione fisica del liceo e diventava più alta?
Solo che a te le braccia ti cascano.

11Dai su, alla fine ne hai già uno (o due).

Eh già, come l’album delle figurine Panini. Cèlo, cèlo, manca.

Se poi ne hai tre e perdi il quarto il livello di idiozia aumenta:

12. Vabbè ma ne hai 3, non è un dramma dai. Pensa a chi non ne ha nemmeno uno.

Come il Pandora, insomma. Ne hai 3 e ti vuoi fare pure il quarto? Vanitosa, ostentatrice.

Ma la mia preferita, foreverandevah, resterà sempre questa:

13. Dai su, non piangere. Tanto ne fai un altro e ti dimentichi.

Che io capisco che cerchiate di essere empatici e stare vicino a chi soffre, però ecco i figli non sono come gli ombrelli, come i Papi, come le porte. Se perdi un ombrello ne compri un altro. Morto un Papa se ne fa un altro. Chiusa una porta, apri un portone.

Ci sarebbe da rispondere “scusi ma lei quando va a scuola a riprendere i figli, porta a casa i suoi o quelli di qualcun altro? Ah i suoi? Ah non funziona che uno vale l’altro? Ah.

Ed è lì che ti fai LA domanda, quella più importante di tutte. Quella che avresti dovuto farti fin dall’inizio. Quella che tu non ti sei mai voluta fare ma Ligabue invece sì:

Scusi, ma esattamente, a che ora è la fine del mondo? Perché qui c’è gente che aspetta fremente l’estinzione.

Degli altri.

 

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Se volete seguire la serie di Cosa Aspettarsi dopo che si aspetta vi lascio qui i link agli altri post:

Cosa aspettarsi dopo che si aspetta – parte 1, di Mama Made in Italy

Da uno a due: la vita dopo il secondo figlio, di Datemi una M

Cosa aspettarsi veramente quando si va in vacanza con un bambino, di Mammainviaggio

Aiuto! Sono mamma di due adolescenti! Cosa aspettarsi davvero quando i figli crescono, di Mammaedonna

 

 

 

 

4 thoughts on “Dieci cose idiote (+3) che mi hanno detto da quando sono mamma”

  1. Divertente e molto vero! Queste domande le abbiamo subite più o meno tutte! Sembra che chi le fa non sia mai stato dall’altra parte… Memoria corta? Luoghi comuni imperanti? Certamente un po’ di misoginia nel mondo del lavoro. Grazie per il tuo post!

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