stress-burnout

Settimana scorsa ho ritirato le analisi e ho scoperto di avere il cortisolo altissimo.

Non sapete cos’è il cortisolo? Ve lo spiego subito.

Il cortisolo – anche detto ormone dello stress – è un ormone rilasciato dalle ghiandole surrenali in risposta agli stimoli di paura e stress. Il suo accumulo nel sangue è nemico assoluto della nostra salute.

Infatti, a elevati livelli di cortisolo corrispondono una serie di condizioni critiche per il nostro organismo:

  1. difficoltà di apprendimento e memoria
  2. aumento di peso
  3. accumulo di colesterolo nel sangue
  4. incremento del rischio di malattie cardiache
  5. aumento del rischio di depressione e malattie mentali
  6. riduzione dell’aspettativa di vita

e sti caxxi..si può dire?!

Va bene che io sono una ipocondriaca che pensa sempre di essere sul punto di morire anche quando sbatte il mignolo del piede sullo spigolo del comò, ma stavolta tutti i campanelli d’allarme sul mio stato di salute si sono messi a suonare lampeggiando in rosso.

Ma come ci sono arrivata a questo livello?

Non lo so.

stress

Io sono sempre stata una persona allegra e positiva. Sempre impegnata con profitto, sempre all’opera per realizzare qualcosa. E tutto quello che ho voluto realizzare nella vita..l’ho realizzato.

Ho sempre saputo trasformare un obiettivo in un risultato. Non conoscevo perdita d’animo. Non conoscevo perplessità. Non conoscevo limite.

Io, semplicemente, decidevo dove volevo arrivare e ci arrivavo.

La mia vita è sempre stata così. Era stancante, certo, ma non particolarmente ansiogeno.

O perlomeno non me ne sono mai accorta.

Lo scorso anno, però, ho fatto tilt. Dopo mesi di enormi livelli di stress emotivo il mio organismo mi ha notificato un’ingiunzione perentoria: se non avessi smesso immediatamente di fare ciò che stavo facendo a me stessa, la mia presenza sarebbe stata richiesta al cospetto dell’Altissimo.

Cosa è successo, vi chiedete?

Semplicemente, mi sono sentita male. Dopo l’ennesima discussione, dopo l’ennesima notte insonne, dopo il solito battibecco con una delle persone meno intelligenti del pianeta (che però, come tutte le persone poco intelligenti, era molto pericolosa nella sua ignoranza) ho iniziato ad avvertire un dolore molto forte al braccio destro. Che poi, lentamente, si è irradiato dalla spalla al torace.

A un certo punto il dolore al petto era talmente forte che credevo sarei morta in quell’istante.

Imbecille come sono, non ho neppure chiamato il 118. Ho aspettato per circa mezz’ora che il dolore si attenuasse. Per poi mettermi in macchina – costituendo un pericolo per gli altri oltre che per me stessa – e recarmi a casa.

Una volta lì ho aspettato di stare meglio. Quando ho capito che non sarei stata meglio con niente, ho finalmente chiamato il 118.

E dopo una bella reprimenda sulla mia irresponsabilità, sono stata caricata in ambulanza e trasportata in Ospedale, dove mi hanno sottoposta a tutti gli accertamenti possibili ed immaginabili.

Il risultato fu molto chiaro: dovevo mollare tutto quello che costituiva una fonte di stress.

Che, per una come me, significava tutto in assoluto, incluso il lavoro: che per me rappresentava la più grande fonte di stress mentale e fisico.

Dopo due mesi di attacchi di panico continui, invalidanti e spaventosi (quantomeno per quel poveraccio di mio marito) ho iniziato la terapia farmacologica.

La chiamano sindrome del burn-out e io ne sono rimasta vittima.

 

burnout

Oggi mi chiedo come possa essere successo. A quale punto esatto del bivio io abbia imboccato la strada sbagliata, quella che mi avrebbe portato all’esaurimento psico-fisico invece che al benessere professionale.

A volte mi chiedo anche che cosa abbia fatto la differenza tra quanti sono riusciti a portare avanti la professione senza cadere vittima di un logoramento massivo e destruente come quello che ha colpito me.

Ma se da un certo punto di vista soffro nel constatare di aver investito tutta me stessa in un progetto che mi ha quasi distrutto la salute, la verità è che sono anche  contenta che sia successo, perchè mi ha dato l’opportunità di chiarire davvero con me stessa chi sono e cosa aspiro a diventare.

Che anche se hai quasi 38 anni non è mai troppo tardi per diventare la persona che vuoi.

E io – finalmente lo vedevo – non mi piacevo più da moltissimo tempo.

L’anno che è seguito a tutto questo melodramma salutistico è stato una benedizione.

Ho capito che avevo tante cose da imparare.

imparare a lasciare che le cose vadano.

Per tutta la vita io ho sentito l’esigenza di pianificare, organizzare, controllare, flaggare i punti della mia vita con una bella V che stesse per “fatto”.

Ho costruito una gabbia fatta di aspettative, record da battere, obiettivi impossibili e mi ci sono segregata dentro per dimostrare a me stessa che io potevo, io ero in grado. Ero capace di.

La brutta notizia è che nella vita non tutto dipende da noi.

Non tutto ti arriva solo perchè te lo sei meritato.

Nella vita il lavoro duro, l’impegno, il sacrificio sono importantissimi. Ma non è detto che ti porteranno necessariamente lì dove vuoi andare.

A volte ti portano da un’altra parte. Dove probabilmente non pensavi mai ti saresti trovata.

Perchè a un certo punto le cose vanno come devono e non per forza come tu avresti voluto che andassero.

E non è questione di fatalismo: non è un rassegnarsi alla Divina Provvidenza, al karma, o a come volete chiamare quella cosa a cui rivolgete le vostre preghiere quando siete disperati.

E’ semplicemente che la vita non si può pianificare, controllare, flaggare e rinchiudere in liste di cose da fare prima di.

A quasi quarant’anni io ho dovuto imparare a smettere di essere me.

E vi assicuro che in confronto a questo compito, essermi laureata a 23 anni, abilitata a 27 e tutto il resto è stato un gioco da ragazzi.

Ho dovuto imparare a smettere di pianificare.

Ho dovuto imparare a non pretendere sempre la perfezione in ogni cosa.

Ho dovuto imparare a smettere di pensare che fossi io l’unica a fare le cose nella maniera giusta.

Ho dovuto imparare ad ammirare il disordine dell’esistenza, la poesia negli eventi che si susseguono senza logica, l’ilarità nelle cose che talvolta ci accadono.

Ho dovuto imparare che esiste un limite a ciò che possiamo fare per influenzare il corso degli accadimenti e non siamo noi a stabilirlo: dopodichè le cose vanno da sole, in qualche modo, anche senza il nostro continuo sbatterci in maniera ossessiva.

E, generalmente, vanno nella maniera giusta anche se noi non siamo capaci di accettarlo.

La differenza tra il fallimento e il cambiamento è tutta qui: nella capacità di arrendersi al fatto che alcune cose non possono essere controllate. Che alcune cose sfuggono alle nostre capacità.

troppo stress fa male

Resta solo da capire come mai, dopo un anno di terapia, di meditazione, di accettazione di me stessa, i miei livelli di cortisolo siano ancora così alti. E soprattutto, resta da capire cosa fare per ricondurli nella norma.

E qui gli esperti si sperticano in consigli e raccomandazioni: una dieta sana, varia ed equilibrata. Fare regolare esercizio fisico, che pare sgretolare i livelli di cortisolo agendo da valvola regolatrice della paura e dello stress psicologico.

Fare yoga pare aiuti anche di più, in quanto insegnerebbe a scaricarsi ma anche ad avere consapevolezza di se stessi e del mondo circostante.

Caspita significhi Dio solo lo sa.

Incrementare le reti dei rapporti sociali è fondamentale: l’isolamento e l’aggressività aumentano i livelli di cortisolo nel sangue come farsi una pera di paura liquida.

Anche ascoltare musica e fare meditazione sono utili: favoriscono il rilassamento e aiutano a sgombrare la mente dai pensieri negativi e pesanti.

Ma soprattutto, ridere. Ridere tanto. Ridere fino a farsi venire il male alle guance.

Perchè l’umorismo e la risata sono l’ansiolitico più potente del mondo.

Anche se la domanda definitiva a riguardo resta una:

Mi è quasi venuto un infarto. Ho sofferto di attacchi di panico notturni violenti, ho dovuto rinunciare alla carriera che avevo costruito perché le preoccupazioni e i litigi mi stavano uccidendo. Ho ricominciato da capo reinventandomi un mestiere che per fortuna mi piace ma che molti disprezzano, ho preso ansiolitici per più di un anno e per più di 4 mesi ho sofferto di insonnia.

In sintesi, sono una trentottenne da manuale.

E nonostante tutto, a distanza di un anno, ho ancora il cortisolo alle stelle.

stress e attacchi di panico

che ci sta da ridere?!?

 

3 thoughts on “Una trentottenne da manuale”

  1. oh cara. che colpo al cuore questo tuo post, che tuffo nel passato (prossimo: avevo anche io 38 anni, coincidenza!, ora vado per i 42), che pugno in pancia quella scritta minacciosa su sfondo (gisutamente) nero: burnout.
    a ritmi di 12 ore al giorno sabati compresi in una società di consulenza, una manciata di anni fa non mi bastarono gli psicofarmici ma mi ci volle il ricovero, talmente ero annichilita, distrutta fuori e dentro… irrecuperabile – avrei giurato, sulla scia di certi pensieri autolesionistici, eam, estremi che volavano impazziti per la capoccia ormai in tilt.

    perciò hai tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà, ecco. anche perché in italia di burnout si parla e si sa ancora troppo, troppo poco, mentre – alienante a dirsi ma… – credo proprio che una fettona bella generosa di fonti generatrici di stress nel cd. bel paese risieda proprio lì, dietro un mondo del lavoro che all’estero manco sospettano (parlo per esperienza) e che per le donne è due volte più duro (due, perché sono ottimista:-)

    un abbraccio forte e forza tuttaaaa!

    1. Se pensi che il medico del Pronto Soccorso, prima dichiedere la consulenza psichiatrica, mi ha detto che “di stress soffrono molte persone e mica tutti si fanno venire un accidente” capisci quanto davvero questa malattia sia sottovalutata, persino dai medici non specialisti. Chiaramente lo psichiatra fu di avviso differente.

      1. eeeh…ti credo senza fatica. c’è un’ignoranza abissale sul tema, ma per fortuna anche tanti luminari-illuminati capaci di scrutare nel profondo dell’anima e ricomporre cocci apparentemente irrecuperabili. sono felice che tu ti sia imbattuta in unod i questi, perchè sanno davvero fare la differenza! un abbraccio molto, molto solidale 🙂

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