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Mio figlio non vuole leggere. Solitamente questa è la frase d’apertura che le persone usano quando mi chiedono cosa possono proporre ai figli per convincerli a leggere un libro.

“È svogliato”, aggiungono. “Non ha voglia di fare niente”.

“Per lui esiste solo lo sport/gli amici/la playstation”.

“È indolente”.

E così via, potrei continuare con una lista lunghissima di epiteti poco carini nei confronti dei figli.

I nostalgici dell’epoca antica aggiungono anche “non esistono più i ragazzi di una volta”, condendo il tutto con un finale ad elevato contenuto di suspense: “noi eravamo diversi, eravamo ragazzi di altri tempi”.

Ora, io non so voi che ragazzi foste. Io sono nata nel 1980, ho quasi 38 anni e sono una divoratrice seriale di libri. Ho letto una quantità di libri che in una vita non potrei nemmeno riassumere, compreso il Mein Kampf (sul serio) e Le ricette di zia Carolina.

Mi considero una lettrice esigente ma non snob: se un argomento o una trama mi interessano io leggo indipendentemente da chi sia l’autore. E nonostante questo, non è che all’età di 12 o 13 anni impazzissi per gli scritti di Umberto Eco o per il realismo magico Calviniano.

Ero una ragazzina che amava trascorrere il suo tempo tra le pagine dei libri, purchè fossero interessanti ed un minimo alla mia portata.

Nella mia attività di web writer uno degli strumenti che utilizzo, per capire cosa potrebbe interessare al pubblico e quali argomenti trattare nei miei articoli, è l’auditing nei gruppi facebook.

E non vi fate impressionare dalla parola auditing, è solo un modo più figo per dire che mi piazzo nei gruppi e guardo quali sono le domande poste più di frequente dalle persone.

E le risposte che ricevono, spesso, mi lasciano esterrefatta.

Per esempio.

– Buonasera gruppo, scusate la domanda. Il mio PierRomualdo di 10 anni deve leggere un libro durante le vacanze, cosa consigliate?

– Quello che vuole, fai scegliere lui!

Scusa ma perchè non lo chiedi alla maestra invece che a un gruppo facebook?

Perchè non provi a proporgli Moravia? È un po’ difficilotto ma se lo leggi insieme a lui puoi spiegargli i passaggi più ostici!

Io ti direi Topolino, ha dieci anni.

Analizziamo insieme cosa emerge da questa scenetta.

La povera mamma di PierRomualdo, presumibilmente scarsamente avvezza alla lettura (il che ci sta, non siamo tutti dei critici letterari) chiede umilmente ad altre persone che libro proporre al suo bambino di dieci anni.

Al netto della risposta numero 1, inutile come un ombrello nel Sahara, e della numero due, che farebbe salire il nazismo anche a Gandhi, restano Moravia e Topolino.

Entrambi, per opposte ragioni, del tutto inadeguati allo scopo che devono raggiungere.

Il risultato sarà, molto probabilmente, che la sventurata madre – poco avvezza anche all’uso delle biblioteche e delle annesse sezioni di libri per ragazzi – acciufferà la prima cosa che le capiterà a tiro, propinandola al malcapitato PierRomualdo.

Il che, rispetto alla possibilità di affibbiargli un libro di Moravia, potrebbe comunque essere una salvezza, per non traumatizzare ulteriormente una creatura che ha avuto in sorte di chiamarsi PierRomualdo. Porello.

Però io osservo questa scenetta penosa e mi chiedo: ma siamo sicuri – quando insultiamo i nostri figli e li chiamiamo svogliati e sfaticati, quando diciamo che per loro esiste solo il calcio, l’amichetto e la playstation – che la colpa non sia nostra? Siamo sicuri di offrire loro spunti che siano davvero alla loro portata e possano suscitare la loro curiosità, tenendo in considerazione anche il fatto che a figli diversi non possono piacere le medesime cose?

Perchè io, se proponete Moravia, o Pirandello, o la Allende, a ragazzini di 10 e 11 anni, qualche dubbio ce l’ho.

Ma andiamo con ordine.

1. Conoscete i vostri figli. C’è un libro giusto per ogni figlio. Ma bisogna scoprire qual è.

Che gusti hanno i vostri figli? Sono amanti del fantasy, del fumetto? Si appassionano a una storia misteriosa o si interessano di più a racconti su posti sconosciuti e avventure fantastiche?

La scelta del libro giusto per i vostri figli parte da qui. È perfettamente inutile proporre un libro mistery a un ragazzo che predilige l’avventura.

Voi lo leggereste un libro che tratta di un argomento di cui non vi interessa nulla? Non credo.

Fate domande ai vostri figli su cosa piace loro. A dieci anni difficilmente si può avere un’idea chiara dei propri gusti ma sicuramente si è in grado di rispondere a domande semplici e accattivanti:

– Ti piacciono le storie di pirati ed isole fantastiche? Ti interesserebbe un libro che parla di come risolvere un caso di polizia? Pensi che sarebbe bello leggere una storia che ha per protagonisti animali parlanti o preferisci le storie che parlano degli esseri umani

Ottenute queste risposte vedrete che le nebbie inizieranno a diradarsi e potreste anche stupirvi delle risposte che vi daranno i vostri figli.

 

2. C’è un’età giusta per ogni libro. Imparate ad accettarlo.

Clive Staple Lewis, autore di un capolavoro assoluto come Le Cronache di Narnia, sosteneva:

Un libro non merita di essere letto a 10 anni se non merita di essere letto anche a cinquanta.

È certamente vero. Un libro bello è tale a ogni età. Ma questo significa – fondamentalmente – che apprezzerete molto Piccole donne sia che lo leggiate a 12 che a 42 anni.

Mentre non è necessariamente vero che un bel libro adulto sia apprezzabile anche da ragazzini.

Se davvero volete che i vostri figli imparino ad amare la lettura dovete accettare che leggere e apprezzare un libro significhi – prima di tutto – capire cosa c’è scritto.

Al netto di geni indiscussi – che pure esistono – non conosco ragazzini di 10 anni (ma neanche 11 o 12) che possano leggere con piacere un libro di Moravia, di Pirandello o di Calvino.

Mia madre mi ha proposto Calvino quando frequentavo la scuola media e l’ho trovato di una noia pazzesca.

Quando lo dico mi si risponde “ma come noioso?! Calvino?! Ma stai bestemmiando!! È arguto, ironico, intelligente, pieno di verità e umorismo!!

Sì, per noi che abbiamo quasi 40 anni.

A 10 anni un libro di Calvino è come un pomeriggio in alta montagna, con 40 gradi all’ombra in un paese con 25 vecchi e 8 galline: la depressione.

Se volete che i vostri figli crescano lettori dovete proporre loro letture adeguate ai loro gusti ed anche alla loro età. Ce n’è una quantità spropositata, se non vi fate fuorviare da certe idiozie.

A titolo esemplificativo e non esaustivo possiamo citare Il giornalino di GianBurrasca, la saga dei Pirati delle Antille, la saga dell’amicizia di Sepùlveda. Non mi dilungo nei titoli, perchè posterò consigli appositi. Però ecco, ce n’è.

3. Siate di mente aperta. Pensate fuori dagli schemi e non limitatevi ai “soliti noti”.

Non c’è alcun dubbio che i grandi classici della letteratura abbiano segnato il corso della storia della cultura mondiale. Ma il tempo non si è fermato con loro, la letteratura nemmeno. Ci sono autori e opere  che scontano il peccato di non essere famosi ma che hanno uno spessore narrativo, una forza concettuale, una bellezza tali che perderli è davvero un reato.

Avete mai sentito parlare di Federico De Roberto? È l’Autore de I Vicerè, che secondo me è il romanzo italiano dell’800 più suggestivo, potente e avvincente che sia stato scritto. Ma non abbastanza “cattolico” nè blasonato per essere portato nelle aule scolastiche, se non in qualche campanilista scuola catanese.

Ecco, certamente non lo consiglierei al nostro PierRomualdo che – ricordiamolo – ha sempre e soltanto 10 anni. Ma vale a dire che se ci informiamo un pochino al di là di quelli che sono gli spunti che abbiamo ricevuto a scuola, possiamo trovare vere perle che potrebbero davvero instillare l’amore per la letteratura nei nostri figli.

Io odiavo le saghe familiari. Non le ho mai sopportate. Con la scoperta de I vicerè ho cambiato del tutto idea, per esempio.

 

4. Non siate snob nei confronti di ciò che non conoscete o che non vi interessa.

Molti genitori hanno un atteggiamento molto presuntuoso verso i generi che non conoscono. Per esempio, molti ritengono che le Graphic Novels siano una perdita di tempo al pari di un qualunque fumetto e spingono perchè i figli leggano libri “di maggiore valore”.

Io non leggo le graphic novel. Per motivi di mero disinteresse, sono attratta da altri generi. Ma riconosco che vi sono testi di una bellezza commovente col valore aggiunto di una illustrazione che toglie il fiato. Quelle della BAO al di sopra di tutte.

Non dimenticate che i figli vanno educati ed istruiti tenendo conto delle loro inclinazioni. Non le vostre, le loro.

Voi probabilmente li immaginate Ingegneri o neurochirurghi. Magari, invece, diventeranno degli illustratori, dei fumettisti. O degli chef, degli speaker radiofonici, dei tecnici di messa in onda televisiva.

Lasciateli liberi di scegliere la loro vita, con tutti gli accessori che la abbelliscono. Ovvio, vigilate sulla bontà dei contenuti, sull’appropriatezza, sulla liceità di ciò che leggono. Ma non criticate i loro gusti solo perchè sono diversi dai vostri.

Non immaginate quanta bellezza ci può essere nell’incontro tra un genitore e un figlio che si scambiano lo sguardo su ciascuno dei rispettivi mondi.

Me lo ha insegnato mio fratello, che ha la metà dei miei anni, quasi.

 

5. Ricordatevi che la censura non ha mai funzionato.

Il 10 maggio 1933 gli studenti universitari tedeschi e filonazisti manifestarono il loro appoggio a Hitler organizzando – in varie città tedesche – giganteschi roghi di libri che dovevano essere cancellati dalla storia.

Il danno fu enorme, 25.000 libri bruciarono. Ma il risultato che si voleva realmente raggiungere, fallì.

Perchè non si può cancellare un’idea, un desiderio, una speranza.

Se proibite ai vostri figli di leggere libri che non incontrano il vostro apprezzamento, con tutta probabilità li leggeranno da soli. Oppure non leggeranno affatto: nè quelli, nè altri.

Provate, invece, a parlare con loro dei motivi per i quali quei libri non vi sono graditi e a proporre loro di discuterne insieme una volta affrontati.

E tenete presente che quello che la vostra capacità critica di 40/50enni vi consente di capire dalla lettura di un testo, difficilmente apparirà agli occhi di giovani lettori inesperti.

In uno dei summenzionati audit, per esempio, ho consigliato a una mamma di giovane dodicenne la lettura della trilogia de Queste oscure materie, di Pullman.

La giovane aveva proposto Twilight, la mamma si preoccupava dell’ appropriatezza di tale lettura in relazione all’età.

Avevo, appunto, risposto che a dodici anni Twilight si può anche leggere, ma che se la ragazza apprezza il fantasy c’è di molto meglio in giro, dal punto di vista stilistico e dell’apprendimento che si può trarre da una lettura.

Mi è stato rivolto un commento piccato, che sottolineava come la trilogia di Pullman fosse becera propaganda anticristiana.

Ho provato molta tristezza per la persona che me lo ha rivolto, perchè istintivamente me la sono raffigurata come quegli studentelli neonazisti che bruciavano al rogo i libri “non ariani”.

La cultura è cultura sempre, anche quando ci conduce in posti diversi da quelli nei quali saremmo andati potendo scegliere.

Ammesso e non concesso che una giovane dodicenne abbia effettivamente deciso di confermarsi nella religione cattolica – perchè ricordate che voi scegliete col battesimo il loro ingresso nella comunità ecclesiale ma poi ognuno sceglie liberamente in quale religione confermarsi credente – la lettura di una trilogia fantasy non è nulla più di questo.

Una giovane dodicenne che si accosta a ottima letteratura fantasy.

Non ha il bagaglio per stabilire che è propaganda anticristiana. Quelli che hanno interpretato così l’opera di Pullman avevano qualche annetto in più dei dodici.

Suvvìa, siate elastici. Nessun libro ha mai infilato il demonio nella mente di qualcuno che non fosse già pazzo.

 

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