una mamma per amica

Un anno e mezzo fa Netflix ha rilasciato Gilmore Girls – a year in the life, il revival che il pubblico attendeva da anni per dare una degna conclusione alle storie dei propri beniamini di Stars Hollow.

Io – come tutti i fans letteralmente malati di questa serie TV – ho guardato gli episodi in contemporanea con il lancio. Avevo enormi aspettative e probabilmente questo mi ha fregata.

Perchè alla fine dell’ultimo episodio – dopo le famigerate 4 parole delle quali si parlava da anni, fin dalla seconda stagione – ero enormemente scontenta.  E mi chiedevo come Amy e Daniel Palladino avessero potuto sprecare così il mio preziosissimo tempo.

Non solo quello della visione del revival, ma soprattutto quello degli anni trascorsi a sognare come sarebbe andata a finire la mirabolante vita delle ragazze Gilmore.

A distanza di un anno e mezzo però ho voluto riguardare il revival. Anzi, ho riguardato tutte le stagioni fino alla fine.

E le mie opinioni sono cambiate radicalmente.

Ho capito tante cose che un anno e mezzo fa non avevo capito, tra le quali – penso – il significato profondo di ciò che i Palladino hanno voluto raccontarci.

Gilmore Girls: Le famose “ultime 4 parole” e la circolarità del finale (contiene spoiler).

Rory e la sua “notiziona” lanciata proprio sul taglio del nastro hanno calamitato le più feroci critiche del pubblico.

una mamma per amica

Molti hanno ritenuto che la sua condizione di disoccupata, senza un compagno, senza un progetto di vita (ma davvero? senza un progetto di vita? ma voi che serie avete guardato?), fosse un’involuzione in relazione alle aspettative che si erano costruite negli anni sul suo personaggio e a quanto si pretendeva che realizzasse come risultato degli investimenti fatti su di lei.

Non ho condiviso questo punto di vista, dopo la prima visione mi ero limitata ad osservare che il fallimento fa parte della vita e che noi non siamo disposti a tollerlarlo anche nelle serie tv.

Ci aspettiamo che le cose siano sempre belle e perfette come la promessa narrativa ci aveva fatto sperare per anni.

Oggi però la penso in modo del tutto diverso e credo che siano quei giudizi così forti contro Rory e le sue scelte a costituire la vera involuzione.

Perchè ci trasformano nella signora compassata e con una pettinatura improbabile che nella prima serie rispondeva al nome di Emily Gilmore.

Emily non ha mai fatto mistero di non aver perdonato la figlia Lorelai per aver rifiutato una vita di privilegi e successo per farsi da sola. Non le ha mai perdonato di aver rifiutato il matrimonio con Cristopher per costruire una carriera e ha sempre criticato aspramente la figlia per non essere mai scesa a compromessi.

È nelle serie successive alla prima che anche Emily inizia a crescere ed evolversi, a conoscere per davvero sua figlia e ad accettare che abbia deciso di vivere una vita diversa da quella che avrebbero voluto per lei.

Noi invece, con quei nostri giudizi troncanti e superbi su Rory, in questi dieci anni ci siamo decisamente involuti e abbiamo dimostrato che da questa serie non abbiamo imparato niente.

Volevamo vederla sistemata in un lavoro che gratificasse le nostre aspettative senza considerare minimamente che crescendo si cambia e si cambiano anche le aspirazioni.

Non le abbiamo concesso il minimo beneficio del dubbio, non abbiamo neanche pensato che forse il motivo per cui la sua carriera di giornalista non è decollata è semplicemente che lei è chiaramente portata per una cosa diversa, una cosa che in effetti abbiamo avuto sotto gli occhi per tutta la sua vita senza accorgercene: la scrittura.

Abbiamo emesso il nostro editto sulla sua superficialità, sull’essere un’ingrata e una viziata, ma non abbiamo pensato nemmeno per un secondo all’evoluzione del suo personaggio.

Rory era una ragazzina timida che non ha mai accettato i cambiamenti, che aveva bisogno di una lista di pro e contro per qualunque decisione dovesse prendere. Era una ragazza piena di paure, che compilava mappe su dove andare e cosa fare.

Una pianificatrice compulsiva che nell’incertezza ci stava malissimo.

Ha studiato a Yale, fatto il suo tirocinio, affrontato dieci anni di giornalismo finendo con l’avere un esaurimento nervoso a trent’anni. E non perché non fosse capace o preparata o competente: semplicemente perché era una professione che non la rendeva felice. Non la soddisfava perché non corrispondeva ai suoi bisogni ed alle sue esigenze.

Rory in una situazione di limbo, sospesa senza sapere che ne sarebbe stato di lei, non avrebbe mai raggiunto la felicità.

E anche se forse ai più é sfuggito, lei lo ha capito. Lo dimostra quando lascia Logan.

Nel momento esatto in cui lui le offre un rifugio dove potranno sempre tornare a vedersi, lei decide di troncare. Prende finalmente una decisione per se stessa ed il suo bene e decide di non condannarsi al limbo infinito riservato alle amanti.

Lo fa sorridendo.

Non ci sono state liste, non ci sono stati dibattiti o incertezze. Solo decisioni sul suo futuro, personale e professionale.

Il pubblico però si è fatto severo censore e l’ha rimproverata di non essere stata all’altezza delle sue aspettative, di non aver fatto un bel matrimonio, di essere rimasta incinta in una posizione di precarietà.

Tutto quello che – in pratica – abbiamo sempre criticato in nonna Emily, lo abbiamo fatto e detto a Rory.

Mentre il finale, obiettivamente, non poteva che essere questo. Perchè non è vero che la storia non doveva finire così, non è vero che non doveva succedere.

La storia di Rory finisce esattamente come avrebbe dovuto: con lei che sceglie se stessa, il bene per se stessa, scrive finalmente la storia dei Gilmore e si assume la responsabilità di risollevare un giornale che ama, anche se di serie B.

Dopo aver vissuto nelle più belle città del mondo tra New York, Londra e Parigi, sceglie di restare a Stars Hollow.

Voi ci vedete un fallimento? Io credo semplicemente che lei si senta a casa e scelga di restarci.

E anche se è vero che probabilmente non avremmo mai immaginato di saperla incinta senza un compagno, francamente credo che si tratti di un inno e un omaggio alla storia sua e di sua madre: Rory si sta facendo da sola. Quello che a suo tempo sua madre fece per lei, ora lei lo farà per suo figlio.

Lorelai e la metamorfosi di una donna che perdona

Uno degli aspetti che avevo maggiormente criticato dopo la visione di Gilmore Girls – a year in the life – era l’evoluzione del personaggio di Lorelai.

Emblematico il fatto che dicessi:

Lorelai che parte per fare wild?

Lorelai Gilmore, il cui concetto di contatto con la natura fu imparare a pescare in una piscina gonfiabile, va in campeggio in mezzo agli alberi?

QUELLA NON è LORELAI GILMORE

E in effetti il punto é proprio questo. Il personaggio di Lorelai subisce un enorme cambiamento in senso evolutivo durante l’anno del revival.

una mamma per amica

La terapia psicologica nella quale sua madre la incastra é certamente il più grande regalo che potesse farle. Lorelai inizia a conoscersi, a perdonarsi, a comprendere quali siano gli aspetti della sua vita con i quali deve fare pace.

La morte del padre le ha lasciato addosso il senso di colpa e incompiutezza tipico di chi non è riuscito a chiedere scusa, che il giorno del funerale si manifesta in modo prepotente nello sfogo che la dividerà per molti mesi dalla madre.

Ma durante il revival la vediamo finalmente cambiare.

Abbandona molte delle posizioni estremamente critiche nei confronti dei suoi familiari, la vediamo avvicinarsi finalmente a Luke senza tentare di proteggersi sempre.

Soprattutto la vediamo finalmente accettare completamente la propria storia e la propria vita, nell’accettazione del libro di Rory, nella richiesta di un nuovo prestito per l’avvio del grande albergo, nella telefonata che fa ad Emily per raccontare quel giorno che aveva trascorso in felicità con suo padre quando era piccola.

Lorelai ha finalmente imparato ad accogliere il prossimo nella propria vita sul serio, senza pretendere, senza imporre le sue regole al gioco. Ha imparato ad accettare che le cose vadano come devono senza forzarle, senza dirigerle.

Ha imparato a perdonarsi  gli errori commessi e a chiedere scusa. E ha imparato a riconoscere e rispettare i desideri degli altri senza considerarli necessariamente un fatto personale contro di lei, come ha fatto praticamente per tutta la sua vita.

Ma soprattutto ha imparato ad avere un rapporto con sua madre, a comprenderla davvero oltre le parole.

La telefonata finale non è soltanto un modo per chiedere scusa. É – più di tutto – il suo modo di dimostrare di essere pronta.

Di riconoscere in sua madre un individuo che soffre e che ha dei sentimenti.

É la dimostrazione che Lorelai ora farebbe di tutto per non ferirla o per recuperare un dolore infertole pur senza volerlo.

Con quella telefonata Lorelai racconta finalmente l’aneddoto che vorrebbe aver narrato al funerale del padre e noi assistiamo alla trasformazione di una donna rancorosa in una donna che ha perdonato se stessa e sua madre per tutto.

E che è pronta a dire:

io ci sono, sono qui e sono pronta ad avere cura di te. E ti voglio bene mamma, e desidero che tu mi stia vicino sempre.

Se devo essere sincera non so come avevo immaginato questo momento.

Ma avevo sperato che arrivasse talmente tante volte che mi sembra bellissimo così come è stato, senza momenti strappalacrime che non sarebbero stati nelle corde di nessuna delle due.

Emily Gilmore: l’epopea di una donna in rinascita.

No, non è lo slogan di qualche improvvisato programma dietetico.

È la sintesi di quello che abbiamo osservato accadere per sette stagioni e che culmina nell’ultimo episodio in modo estremamente poetico: Emily che terrorizza dei bambini in un museo.

Ma voi siete riusciti a non ridere, tra le lacrime?

Io no.

Emily Gilmore ha attraversato oltre 50 anni di storia americana e lo ha

una mamma per amicafatto senza scomporsi davanti a nulla. Perchè qualunque cosa accadesse nel mondo, lei aveva il parrucchiere il mercoledi alle 15 e il bridge settimanale con le amiche del DAR.

La sua vita era un tripudio di eventi mondani, caviale, formaggi e scintillìo. Non c’era niente che la preoccupasse perchè – qualunque cosa fosse successa – Richard era  al suo fianco.

Quando Richard viene a mancare, lei è distrutta.

Emily Gilmore, così come l’abbiamo conosciuta, se ne va insieme a Richard nella scena del funerale. Lei guarda la loro fotografia, scattata il giorno del secondo matrimonio. Noi guardiamo lei che lentamente scompare.

Soltanto per rinascere come una fenice dalle proprie ceneri.

Si trova una casa, si trova un lavoro, si trova persino una famiglia sgangherata che parla in modo incomprensibile.

Ma la straordinarietà del cambiamento è tale per cui lei riesce a capirli tutti molto meglio di quanto non avesse potuto fare – per trent’anni – con una figlia che parlava la sua stessa lingua.

Il personaggio senza dubbio vincente è lei. Emily Gilmore.

La nonna a cui tutti vorremo sempre un gran bene.

Io ho sempre visto molto di mia nonna in EMily Gilmore.

La stessa dolcezza misurata, la stessa intelligenza, lo stesso sobrio humour bilanciato dalla capacità di combinarne di davvero grosse. La stessa imponenza matriarcale. Ho perso mia nonna nel 2007 e non vi nascondo che dire addio a Emily è stato un po’ come rivivere il lutto: triste ed inevitabile.

La storia delle ragazze Gilmore si è conclusa.

Certo, ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca perché avevamo imparato ad amare questi personaggi tanto profondamente che sembra strano pensare che non assisteremo più alle loro avventure.

Eppure oggi io ne apprezzo il finale in ogni suo aspetto, perché ho capito che i Palladino non hanno mai inteso raccontarci una favola a lieto fine, dove la bella arriva al castello e sarà felice per l’eternità.

Ho capito che Gilmore Girls è un titolo estremamente evocativo e non significava “Lorelai e Rory Gilmore”.

Significava “ragazze Gilmore” nel senso più ampio e circolare del termine: l’epopea di 3 donne che attraversano la vita in un mare forza 4, per arrivare – nel finale – a scegliere (e non semplicemente a trovare) il proprio posto nel mondo.

Su Gilmore Girls ho scritto anche questo articolo, se puoi interessarvi:

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