bullismo e cyberbullismo

Sicuramente conoscete tutti la vicenda della signora Cristina, donna ravennate che qualche settimana fa aveva postato sul proprio profilo facebook un selfie che la ritraeva davanti ad alcune donne in una forma fisica non proprio perfetta.

Nel post, Cristina suggeriva che le donne in questione avessero scarsa cura di se stesse, che questa fosse la ragione per cui i loro mariti guardassero le donne come lei, che invece si ama tanto da seguire un non meglio precisato stile di vita sano. E nei commenti al post veniva supportata da altre donne che confermavano le sue affermazioni.

Selvaggia Lucarelli, feroce paladina del cyberbullismo, aveva postato una critica velenosissima all’intera vicenda, ed era stata seguita su tutti i social network esistenti da miriadi di messaggi di altre colleghe blogger, pronte a spiegare a Cristina che forse – a volte – è meglio avere troppa ciccia che poco cervello.

Il sunto dell’intera vicenda lo potete trovare qui.

Io non avevo commentato la circostanza in alcun modo.

Non l’ho fatto sui miei canali social perchè ritenevo non fosse il caso di regalare alla signora Cristina visibilità e visite che – hai visto mai – le avrebbero potuto portare persino della nuova clientela.

Non ho neppure scritto post per il blog, fondamentalmente perché ritenevo che fosse stato già detto tutto dagli altri e in maniera magistrale.

Come questo post di Giada MammacheVita, che riassume in modo a dir poco eccellente quello che penso di questa vicenda.

Quando però ho letto le scuse che la signora Cristina ha pubblicato sul proprio account facebook e gli articoli – come quello di Ravenna today che vi ho linkato sopra – mi si è smosso qualcosa dentro.

Non è rabbia, neppure livore. E’ solamente l’esigenza di spiegare a Cristina la ragione per la quale la Lucarelli non è stata soddisfatta da quelle scuse.

E la ragione è che nessuna di noi donne, alte, magre, basse, grasse, belle o brutte, è soddisfatta da quelle scuse.

Perché le parole hanno un peso, Cristina.

Mi permetto di darti del tu pur non conoscendoti perchè ci accomuna l’esperienza difficilissima di essere madri. E voglio ancora credere che questo, molto più che dividere, oggi come oggi debba unire.

Non metto assolutamente in dubbio che tu sia profondamente dispiaciuta per quanto successo e credo anche che tu stia pagando a caro prezzo la tua azione sconsiderata. Però sono convinta – purtroppo – che il tuo dispiacere sia dovuto alla gravità della sanzione sociale che ti è stata inflitta, molto più che alla serietà del tuo gesto.

Hai perso il lavoro, la serenità familiare ed economica, se mi è consentito dirlo hai perso pure la faccia, per quella che tutto sommato è stata una superficialità.

Perchè se ti fossi fermata a pensare anche solo un momento a quello che stavi facendo avresti capito da sola che certe azioni hanno conseguenze durissime.

Probabilmente ti saresti fermata, probabilmente lo avresti fatto lo stesso. Io questo non posso dirlo perché non ti conosco. Ma siccome sono una persona che cerca sempre di mantenere la fiducia nel prossimo, voglio sperare che in un barlume di lucidità avresti pensato a fotografare i tuoi figli e goderti il momento, invece che denigrare persone di cui – voglio sperare, perchè il contrario sarebbe abominevole – tu non sai nulla.

Capisco che in un momento storico come quello che stiamo vivendo, nel quale l’insulto è diventato ironia e il problema è di chi non riesce a riderci sopra, sia molto complicato accettare la responsabilità delle proprie azioni.

Perché ormai sembra che tutto possa essere superato buttandola al ridere. E pazienza se qualcuno ci soffre.

Nei casi più gravi, come il tuo, il peggio che ci siamo abituati a vedere è che con qualche scusa e una pacca sulla spalla tutto venga dimenticato.

E da un certo punto di vista hai ragione, perchè il diritto all’oblìo è sacrosanto e ormai ce lo ha detto pure il GDPR.

Quello che però mi preme dirti, e ne avverto la necessità impellente dopo aver letto le tue parole e quelle del tuo legale, è che nonostante l’altissimo prezzo che stai pagando per la tua ingenuità (e voglio essere buona), in questa situazione la vittima non sei tu.

Questo lo voglio ribadire a scanso di equivoci.

Mi dispiace che tu abbia affondato con le tue stesse mani l’attività lavorativa che avevi costruito con tanta fatica. Se l’avessi rispettata quel tanto da non metterla in discussione così superficialmente non sarebbe accaduto. E’ importante che tu questo lo tenga presente: la colpa non è di chi con la propria reazione ha determinato il tuo licenziamento.

La responsabilità è unicamente tua, del tuo non aver ragionato. Del tuo non esserti resa conto che stavi trasmettendo un messaggio offensivo e pericoloso dal quale nessuna azienda con un briciolo di serietà avrebbe voluto essere rappresentata.

Nessuno di noi ha capito male. Abbiamo capito tutti benissimo, credimi.

E anche se hai dichiarato che non ti riferivi alle donne della foto, ma alle donnne in generale, e hai precisato che non volevi intendere che i loro mariti guardassero specificamente te ma solo le donne più curate, permettimi di dirti che questo non cambia niente.

Perché il fatto che nella tua vita tu abbia sperimentato il disagio del sovrappeso e sia riuscita a curarti con uno “stile di vita sano” non fa di te nè un Santone nè una guida. Non hai diritto di salire sul piedistallo e giudicare le altre donne secondo i tuoi canoni. Tantomeno i loro mariti.

Sei una madre. Hai la responsabilità di insegnare ai tuoi bambini che il prossimo va compreso ed accolto, non giudicato e svilito.

E anche se sono convinta (sempre perché voglio essere buona) che è quello che hai sempre cercato di fare e che non sarà questo scivolone a compromettere il modello educativo che hai sempre offerto ai tuoi figli, è bene che tu ci rifletta.

Possiamo imparare dagli errori molto più di quanto impariamo dalle vittorie.

Tu adesso sei giudicata e derisa come a tua volta hai giudicato e deriso: non è giusto, io non credo alla bontà della legge del taglione. Ma vedi, Oscar Wilde sosteneva che l’esperienza sia l’insegnante più severa di tutte: perché prima ti fa l’esame e solo poi ti spiega la lezione.

E aveva ragione.

Oggi ci dici che i tuoi bambini non vanno più a scuola perchè temono di essere maltrattati dai compagni per le tue colpe.

Lo capisco. Il tenore di molti commenti sulla tua vicenda ha fatto accapponare la pelle anche a me che ti ho fortemente disapprovata.

E non sto qui a dirti che dovresti spingerli a tornare a scuola per insegnare loro che bisogna affrontare il mondo a testa alta anche quando si sbaglia. Non lo farò perché lo sbaglio è il tuo ma la testa è la loro.

Loro, che sicuramente si sentono divisi tra il desiderio profondo di difendere la mamma da ogni commento cattivo e la voglia di essere accettati per la loro sostanziale innocenza a riguardo.

Al tuo posto credo che anche io non saprei cosa fare e probabilmente condividerei la scelta di chiedere aiuto a un professionista.

Ma su una cosa mi sento di rassicurarti, sempre perchè come te sono madre e – siccome voglio essere buona – voglio pensare che quelle persone orribili, che hanno scritto certi commenti, madri non siano:

ai nostri figli, noi donne vere, reali, normali.. noi che abbiamo la pancia moscia, anzi – come dice il mio Edoardo cinquenne – pancia paffuta.. noi che a volte corriamo al supermercato con la tuta da casa e la maglia macchiata o siamo talmente stravolte da un lavoro che non ci piace ma che dobbiamo fare per forza da accompagnarli a scuola col mollettone arruffato nei capelli..

Noi mamme che in gravidanza abbiamo preso 30 chili (ma poi li abbiamo persi tutti senza ricorrere a scorciatoie e bugie)..

Noi mamme che alle recite scolastiche dei nostri figli abbiamo la lacrima talmente facile e l’emozione talmente a palla che non ci accorgiamo di non aver fatto partire la videocamera, figurarsi se abbiamo il tempo di spararci selfie presuntuosi per vantarci della nostra scarsa bellezza..

Noi mamme così, ai nostri bambini, di te non abbiamo detto niente.

Perchè la verità è che non c’era nulla da dire.

Se proprio un accenno dovessimo farlo, oggi che mi pare di capire tu sia preoccupata di quello che insegniamo ai nostri figli, mi sento di dirti che puoi stare assolutamente tranquilla.

Noi mamme sciatte ai nostri bambini insegniamo la gentilezza.

Perchè, cara Cristina, le parole hanno un peso.

E adesso l’hai imparato anche tu.

 

In bocca al lupo per il futuro e per quello che vale sappi che io ti ho già perdonata.

 

 

 

4 thoughts on “Cara Cristina, le parole hanno un peso!”

  1. A me tutta questa vicenda fa solo tristezza. E’ il riflesso della società in cui viviamo oggi, dove non si presta realmente attenzione al prossimo ed i social sono una drammatica arma a doppio taglio nelle mani di chiunque. Hai affrontato con delicatezza un argomento molto arduo, speriamo che questa mamma riesca a mettere da parte gli insulti e le minacce che non servono a nulla, per leggere parole così profonde che la invitino a riflettere davvero.

    1. Purtroppo temo andrà sempre peggiorano. Perché oramai è in voga porgere scuse pubbliche confidando non solo che cancellino il debito ma anche che trasformino il colpevole in vittima.
      E mi è sembrato giusto rimettere un attimo i puntini sulle i.

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