mamme blogger

Da quando scrivo questo blog ho conosciuto tantissime mamme blogger che – come me – hanno deciso di affrontare la meravigliosa quanto ardua esperienza di condividere la propria maternità nel web 2.0. E lasciatemi dire che l’impresa non è facile per niente.

Essere mamme blogger espone – intanto – alla facile ironia di certi professionisti, che sentendosi defraudati del loro mistico potere di depositari dell’informazione e della verità ti attaccano continuamente dall’alto delle loro postazioni per farti sembrare una malefica venditrice di fumo. Quasi mai hanno figli, ma questo è un dettaglio.

È accaduto, non molto tempo fa, alle “colleghe” mamme blogger che hanno voluto partecipare alla campagna di MC Donald’s Italia per la presentazione del nuovo Junior Chicken.

Madri degeneri, donne orribili, come hanno osato portare i loro bambini nel posto più malfamato ed insalubre del mondo dove – se ti va bene – ti avvelenano con cibo orrendo che nessuno servirebbe mai sulle proprie tavole, tranne nei giorni in cui da Mc Donald’s non ti puoi sedere prima di 40 minuti perché è sempre tutto occupato?

A me certi “professionisti” fanno un po’ ridere ma va beh. Desidero manifestare la mia vicinanza e il mio consenso alle amiche e colleghe colpite dagli insulti, ma di questo parleremo un’altra volta perchè non è il tema di questo post.

In questo post, invece, vi racconto di come sia bello ma al contempo complicato essere una mamma che racconta di sè nel web.

Oggi chiacchieravo con la mia amica Paola di Mamsitter Italia sotto un suo post.

È stato un post molto discusso e dibattuto, nel quale si sottolineava come spesso attorno alla maternità si crei quasi un’aura mistica intoccabile.

Una sorta di coltre di non detti che tende a mostrare la mamma come una figura mitologica, perfetta, sempre felice e realizzata nella veste di angelo del focolare. E dal canto suo Paola manifestava un certo scetticismo, essendo fondamentalmente convinta che nessuno possa essere sempre e costantemente felice in una vita perfetta.

Queste sue riflessioni hanno scatenato il suo pubblico – inclusa la sottoscritta – in una serie di commenti di accordo e disaccordo che forse – in qualche caso – l’hanno ferita.

E me ne dispiaccio perché fondamentalmente penso che avesse ragione, ma non sono stata capace di esprimerlo.

Da quando scrivo della mia maternità nel web – ma forse anche da prima – mi sono accorta che sembrano esistere soltanto due modi di concepire e descrivere questa esperienza.

Per alcune è l’esperienza più bella, radiosa, realizzante e perfetta che mai. Il che mediamente fa sentire le altre madri come fossero delle ingrate incapaci, donne terribili che vivono vite mediocri e non riescono a scorgere quest’aura dorata dietro quella che è, e resta, l’esperienza più complessa della vita.

Per altre, pare che la maternità sia da equipararsi al Centro Addestramento Reclute dei Navy SEAL, dove dimenticherai cosa significa essere un individuo per ridurti ad esistere e respirare con la stessa vitalità di un paramecio.

Mi sono chiesta spesso perché accada.

Perché non riusciamo ad affrontare l’argomento maternità con la stessa obiettività che ci fa dire che sì, il ciclo mestruale non è l’esperienza più soddisfacente che proverai mai, ma neppure equivale ad essere scorticati e posti sotto sale come un’aringa?

Questa domanda mi perseguita da quando ero incinta.

Perché l’altro argomento sul quale sembra che dire la verità sia illegale è la gravidanza. E la gastroscopia, ma questo ci interessa meno.

Non sto scherzando eh. Quando, a 26 anni, ho avuto la mia prima ulcera e ho dovuto eseguire la gastroscopia, il tecnico di laboratorio che mi ha accompagnata fuori dalla sala dell’orrore, dopo l’esecuzione dell’esame, mi ha detto :

Se in sala d’aspetto vi fanno qualche domanda dovete dire che non si sente nulla e non fa male

Giuro. 

Forse esiste qualche regola non scritta che prescriva di fare altrettanto per la gravidanza e la maternità? Magari, in reazione a questo proliferare di mamme eteree e in piena salute, sempre felici e perfette, è nato un movimento di resistenza di quelle povere disperate che vivono un inferno e avvertono l’imperativo morale di dire la verità e fare giustizia?

Per caso esiste una guerra sotterranea tra i due movimenti di cui le più storde – tipo me – non sanno nulla?

Perché altrimenti questa faida continua io non me la spiego.

La verità che conosco io – come madre, come blogger – è che non esistono due gravidanze uguali come non esistono due maternità uguali.

Ma se è così, come possiamo dividere il mondo in due parti, tra le perfette unte da Cristo e le disperate in preda all’esaurimento?

E lo so che ora siete d’accordo con me e pensate:

Ma no, certo che le esperienze non sono tutte uguali 

ma io vi assicuro che – almeno stando a ciò che si legge nel web – oggi come oggi è molto difficile avere un quadro realistico di cosa comportino davvero la gravidanza e la maternità.

Nelle ultime settimane mi sono ritrovata per ben due volte a rassicurare amiche che mi dicevano:

ma sai, da tutto quello che si sente e si legge in giro, anche sui vostri blog, sembra che uno debba sperare di vincere al lotto e avere in sorte un figlio bravissimo altrimenti sarà l’inferno

e queste parole mi hanno fatta restare malissimo perché io penso che noi mamme blogger, che ci assumiamo il piacere e il rischio di parlare delle nostre esperienze in un blog, abbiamo l’enorme responsabilità di farlo nella maniera più onesta. Senza ricercare per forza il like o la condivisione di chi vive esperienze perfette o drammatiche.

Evidenziando i coni d’ombra ma anche le ondate di luce.

Senza la paura di essere cacciate nell’angolo di quelli a cui è andata bene o è andata male. Senza il timore di deludere chi ci legge e vorrebbe trovare nella nostra esperienza una conferma o un conforto.

Perché lì, di là dallo schermo, c’è qualcuno che ha bisogno delle nostre parole più vere.

Forse sono una persona orribile ma ammetto di averlo pensato, a volte, dinanzi a certi racconti, che alcune esagerino determinati aspetti per raccogliere pubblico e condivisioni. E so di non essere la sola.

L’ho pensato perché tutte le volte che sono stata sincera e ho parlato con spontaneità degli aspetti lisci della mia esperienza sono subito stata emarginata dalle persone che mi rispondevano

sei stata fortunata, di base non succede come è successo a te.

Così come mi è capitato di leggere l’esatto opposto riguardo ad esperienze negative sulle quali amiche o conoscenti hanno deciso di far colare a picco il tabù e fare outing:

mi dispiace sapere che PER TE è stato così, in realtà si tratta di casi sporadici, perché di base è un’esperienza stupenda.

E ogni volta avrei voluto gridare che non è vero che di base va male. Non è vero che è sempre un’esperienza stupenda.

La gravidanza e la maternità sono momenti molto importanti e di passaggio nella vita di una donna, dotati di una fragilità emotiva senza precedenti. Ma esattamente come ogni altra esperienza della vita il loro transito più o meno indenne dipende da troppi fattori per poter essere generalizzato.

Per la gravidanza conta molto lo stato di salute soggettivo, anche dal punto di vista psicologico. Le esperienze che abbiamo vissuto in passato, la predisposizione all’ansia, la capacità e l’attitudine individuali di affrontare alla cieca un evento importante.

Perché ci sono persone – e io lo so perché sono una di loro – che hanno un bisogno patologico di avere tutto pianificato e previsto. E che in una situazione in cui non sanno cosa succederà non ci vivono bene.

Così come ci sono persone che hanno un forte bisogno di essere rassicurate sul fatto che ad essere genitori si impara poco alla volta. Esattamente come accade per ogni altro incarico che si è chiamati a svolgere nella vita.

Che non c’è nulla di anormale se nelle 24 ore in cui prendi contezza del fatto che aspetti un figlio non ti esplode nell’anima un amore smisurato per qualcuno che nemmeno hai capito in quale punto di te si è annidato.

E per la maternità conta tanto il bambino che nasce, i suoi bisogni, i tuoi bisogni, il tipo di madre che riesci ad essere. Non che vuoi essere, che puoi essere o che devi essere.

Conta solo la madre che riesci ad essere.

E contano tante altre cose diverse, che possono o non possono capitare nella vita di ognuno di noi.

Pensiamoci prima di dire a qualcuno che è stato fortunato o sfortunato.

Perché noi possiamo sapere davvero poco della vita degli altri. Ma – allo stesso tempo – con i nostri blog entriamo in essa condizionando fortemente le loro opinioni.

Io credo nell’importanza di dirle queste cose.

Nelle sfaccettature che verrebbero fuori dai racconti delle mille mamme diverse che siamo risiede l’importanza e l’utilità di quello che facciamo ogni giorno. Quando ci sediamo davanti al pc e ci chiediamo se davvero freghi qualcosa a qualcuno di quello che stiamo per scrivere.

Perché lo so che ve lo chiedete, come me lo chiedo io. Esattamente come, 6 anni fa, durante la mia gravidanza, stavo malissimo e mi chiedevo:

Ma perché nessuno ne parla? Perché tutti non fanno che ripetere che la gravidanza non è una malattia, che una donna incinta è una donna radiosa nel pieno del periodo migliore che vivrà mai? Perché devo sentirmi sempre come la povera sfigata alla quale è andata male, o la vittima che recita la sceneggiata, mentre tutto il resto del mondo galleggia radioso su una nuvola azzurra di perfezione?

Aldo Moro diceva spesso una frase che io porto con me come un mantra e mi ripeto almeno due volte al giorno:

Quando si dice la verità non bisogna mai dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante: ci aiuta ad essere coraggiosi.

Cerchiamo di essere coraggiose: cerchiamo di essere più vere. Forse prenderemo meno like ma non è neppure detto: le persone sanno distinguere una bugia furba da una verità disperata. 

 

Ringrazio ancora Paola per avermi ispirato questo post.

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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