fumatori

Faccio subito un disclaimer: con questo post non intendo offendere nessuno nè fare di tutta l’erba un fascio. Conosco fumatori educatissimi e meravigliosi come conosco non fumatori che sono dei veri cafoni. Ma – ahimè – conosco, oppure ho avuto modo di incontrare nella mia vita, fumatori che sono dei grandissimi maleducati. Ed è di loro che parlo in questo post.

Per esempio, il 25 aprile ho fatto un picnic con figlio, marito e cognata e abbiamo passato una giornata meravigliosa sdraiati all’ombra dei platani che ombreggiano l’Adda, circondati da adolescenti (molto educati), famiglie con cani e bambini (davvero piacevoli) e alcuni cafoni che hanno affumicato i presenti con le esalazioni delle loro puzzolenti sigarette.

Sì, amici tabagisti, è una verità oggettiva: le sigarette che vi piacciono tanto puzzano in modo schifoso, dovete farvene una ragione.

Sono come la Spyritus, che per i non informati è la vodka più forte del mondo col suo volume etilico al 96%: è un liquore che tra appassionati ed intenditori raccoglie molto successo, ma puzza di alcol come un flacone di disinfettante del pronto soccorso.

Vale a dire: capisco che siate sottomessi alla dipendenza, ma vi assicuro che per chi non lo è le vostre esalazioni non sono un bel respirare.

Io mi chiedo spesso: perchè le persone fanno così tanta fatica ad avere rispetto per il prossimo?

Lungi da me voler ghettizzare chi sceglie di avere questo vizio (per quanto mi domandi se non sarebbe più salutare e divertente disintossicarsi e spendere quei soldi in viaggi)..ma è davvero così difficile pensare di spostarsi in uno spazio diverso quando ci si accende una sigaretta?

È davvero così inconcepibile il pensiero che anche se siamo all’aperto non è piacevole nè salutare per i bambini trovarsi tra le volute di fumo di un gruppo di fumatori incalliti?

La legge che proibisce il fumo nei luoghi pubblici ci ha liberato dall’effetto pianura padana degli innumerevoli sabato sera in pizzeria, trascorsi tra il caldo del forno a legna e le volute bianche delle sigarette dei vicini. E non si può certo dire che ciò sia avvenuto senza intoppi, avendo spesso sentito polemiche del tipo “ma la mia libertà di fumare non viene tutelata? Ma perchè devo essere io a spostarmi?”

E già lì, solitamente, assisto con la faccia della mucca che guarda passare il treno e vorrei intervenire con la tipica espressione di meraviglia partenopea che tanto amo:

ma davvero fai?

Nel senso: davvero vi dobbiamo spiegare per quale ragione siete voi che dovete spostarvi? Il bombardamento informazionale su quanto nocivo alla salute possa essere il fumo passivo non vi ha dissolto alcun dubbio a riguardo? 

Non può essere un problema di comprensione.

Al giorno d’oggi, acquistare un pacchetto di sigarette è l’esperienza più vicina che conosca alla partecipazione ad un’autopsia.

Tra le informazioni indicate sul pacchetto e le orride fotografie stampate ben in evidenza è davvero impossibile non arrivarci da soli.

Deve essere un problema di educazione.

E non sto parlando di per favore, grazie e prego.

Parlo di quella basilare norma dell’umano rispetto che impone di non arrecare molestia al prossimo per soddisfare il proprio piacere.

Eppure le opzioni sono infinite: dal sempreverde “la disturba se fumo?” all’estremo uscire dal locale in sordina, il ventaglio delle possibilità è veramente ampio.

Niente, non pervenuto.

Mi sovviene il ricordo del lontano 2009, quando fui ricoverata per una terribile polmonite.

E quando dico terribile intendo che ho trascorso un mese in ospedale, di cui quasi dieci giorni attaccata alla bombola di ossigeno. Avevo ricorrenti crisi respiratorie che facevano correre i medici da tutto il reparto.

Reparto di pneumologia eh, dove i miei compagni di stanza e di esperienze non erano messi troppo meglio di me.

Nel bel mezzo di ciò, quando finalmente ho potuto alzarmi dal letto per fare 18 passi fino alla sala visitatori, ho avuto l’ameno piacere di incontrare un tizio in visita che ha ben pensato di mettersi a fumare davanti alla finestra.

Fumava.

In un Ospedale.

Nella sala visitatori del reparto di pneumologia.

Ma quanto si deve essere cretini per fare una cosa del genere?

E al gentile invito (gentile davvero, giuro) dei miei familiari a recarsi a fumare altrove ha risposto con tale arroganza e violenza che ne è scaturito un litigio conclusosi con l’arrivo dei Carabinieri.

Perchè nella sua testa lui stava fumando davanti alla finestra.

Capito?

E sì, avrei potuto girare le chiappe e tornare in stanza ponendo fine al diverbio.

Avrei potuto anche invitare i miei familiari ad ignorare quello che era un cafone oltre che un incivile.

Ma la verità è che eravamo tutti un po’ stufi di questa dilagante prepotenza dinanzi alla quale devi essere superiore e lasciar correre.

Perché lì eravamo in un Ospedale dove la gente stava male sul serio. Nessuno di noi aveva più voglia di fare finta che andasse bene così.

A volte non si deve lasciar correre proprio un bel niente ed è necessario fare in modo che chi non rispetta le regole – quelle non scritte di buon senso ed educazione, ma anche e soprattutto quelle scritte nero su bianco per la tutela della legalità – venga richiamato all’ordine con una prepotenza direttamente proporzionale alla propria arroganza.

Vi assicuro che all’amico Frizz l’ingenuo fregarsene della salute altrui è stato fatale.

I problemi, poi, si aggravano quando ci si trova in spazi aperti.

Che sia un giardino, il cortile di un palazzo storico, un parco pubblico, il balcone di un ospedale.. la costante è quel bizzarro pensiero che induce i tabagisti a dedurre:

sono all’aperto, non vige divieto, faccio come me pare

E no, amici, non è così che funziona.

Perchè il fatto che ci troviamo all’aperto non riduce la nocività del fumo passivo che siamo costretti a inalare grazie alle vostre invadenti boccate.

La circostanza che stiamo sdraiati sull’erba, all’ombra di rami frondosi, non è meno insalubre per i nostri bambini se ci soffiate il fumo in faccia.

E qui mi ripeto: ma davvero ve lo dobbiamo spiegare?

Possibile mai che non arriviate da soli a considerare che ciò che per voi è un piacere per gli altri resta un fastidio ed un pericolo in qualunque luogo?

Cosa spinge un gruppo di tabagisti, fumatori di sigari o altre sostanze che non voglio nominare, a trovare spazio e sdraiarsi in mezzo ad un gruppo di famiglie con bambini e ragazzi di età evidentemente adolescenziale?

È come se io entrassi in una sala dove ci si sta godendo un concerto di musica da camera e mi sparassi i Metallica a tutto volume iniziando a pogare.

Mistero.

Il mondo è grande, i parchi pure, nessuno vi vuole chiudere in un ghetto. Però ecco, magari prima di sdraiarvi e dare sfogo alle vostre più sospirate maratone di fumo, preoccupatevi di guardare chi avete intorno. 

Perchè anche se siete all’aperto il buon senso dovrebbe farvi capire dove è opportuno e dove non è opportuno fumare.

Io vivo in un super condominio i cui appartamenti hanno tutti doppia esposizione. E – Dio mi fulmini se dico una bugia – potete scommettere che tra il balcone affacciato sulle camere da letto e quello esposto sulle sale da pranzo, i fumatori del mio palazzo scelgono sempre di fumare su quello affacciato sulle camere da letto.

Ma perché?

Vi è più pratico? È più vicino a dove tenete i portacenere? Vi infastidisce il sole?

Ma avete mai provato a chiedervi quanto sia piacevole – in primavera ed estate – svegliarsi al mattino con la puzza delle vostre sigarette che dilaga in camera entrando dalle finestre aperte?

E se state pensando che anche il fumo che entra in salotto puzza vi dico che sì, avete ragione..ma siccome non posso obbligarvi a restare chiusi in casa per fumare sono disposta a tollerare che mi entri il fumo in sala o, eventualmente, chiuderò la finestra.

Perché ho buon senso e rispetto e ammetto che in qualche modo dovete pur fare.

Ma Santa Pazienza..in camera da letto come può essere tollerabile? Non volete fumare nella vostra e dovete appestare la mia?!

Eddai, basterebbe riflettere.

 

Così concludo questo mio sfogo-racconto con una preghiera rivolta a tutti i tabagisti educati, quelli che conosco e anche quelli che non conosco e che mi leggeranno:

per favore, siate d’esempio per tutti coloro che invece proprio non ce la fanno ad essere persone decenti e aiutateli ad imparare come ci si dovrebbe comportare in una società civile. Lo so che siete in grado. So che siete tanti e l’unione fa la forza.

Aiutate quelli che proprio non ci arrivano a capire che si può e si deve convivere tutti nel miglior modo possibile.

Che la pretesa di soddisfare il proprio benessere recando danno e molestia agli altri è tutto fuorchè un diritto.

Almeno per il momento.

(poi, un giorno, vi racconterò di quanto fu piacevole essere interrogata a sommarie informazioni testimoniali dai Carabinieri mentre ero – di nuovo – attaccata alla bombola dell’ossigeno. Perchè fare il Tulipano Nero della situazione mi gasò moltissimo ma mi procurò un’altra crisi respiratoria in tempo zero. Ah, il karma, che bella roba).

 

 

2 thoughts on “Di Ospedali, fumatori, polmoniti e visite dei Carabinieri”

  1. Anni fa lavoravo in una struttura bellissima, ovviamente dentro non si poteva fumare.
    Al primo piano c’erano due sale e poi un grosso, enorme salone con delle finestre che fungeva da disimpegno. Devo dirti quante volte mi è capitato di chiedere gentilmente di spegnere la sigaretta che si stavano fumando affacciati alla finestra?
    E considera che c’era anche l’allarme antincendio a pioggia 😀

    Io cmq sono una ex fumatrice, non sopporto l’odore della sigaretta ormai, ma non ho mai fumato dove potevo dare fastidio. A dire il vero non fumavo neanche dentro casa mia se a qualcuno (vedi i miei genitori) che era lì dava fastidio 😉

    1. E insomma.. Ritengo che così dovrebbe essere.

      Ammetto di essere sempre stata una che si fa mille problemi inutili ma io muoio di vergogna quando mi si fa notare che sto avendo un comportamento sbagliato o inopportuno.

      Possibile che si debba far notare che in certi luoghi non si fuma e che questo non generi il minimo senso di disagio?

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