call me by your name

Chiamami col tuo nome è il romanzo di André Aciman dal quale è stato tratto l’omonimo film premio Oscar diretto da Luca Guadagnino. Ne parliamo insieme per metterli a confronto.

Dovete sapere che ogni anno io faccio una sorta di competizione cinematografica con le mie amiche.

Per farla breve, guardiamo tutti i film candidati alle nominations per gli Oscar e poi ognuna di noi stila una scheda con la quale indica i film che ritiene vinceranno in ogni categoria. Poi, nella notte degli Oscar, si guarda tutte assieme la cerimonia per vedere chi ne ha indovinati di più.

Ecco, Chiamami col tuo nome è il primo film che abbiamo guardato al cinema per l’Oscar challenge di quest’anno.

Ricordo distintamente che la sera in cui l’ho visto sono rimasta a bocca aperta.

In primo luogo perchè – stranamente – non mi ero informata sulla trama e mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso. Sapevo che fosse un film d’amore ma non mi aspettavo questo tipo di trama.

Secondariamente, perchè WOW.

Io non sono una spettatrice facile, alla quale i film piacciono sempre e comunque. Tutto il contrario.

Sono una rompipalle di proporzioni epiche che sta sempre a spaccare il capello in quattro.

E la colonna sonora è noiosa, e la fotografia è banale, questo non sa recitare, quella fa sempre le stesse espressioni.

Cose così.

Roba che guardare un film con me solitamente vi fa venire voglia di spaccarmi il televisore in testa.

No, meglio.

Tipo che guardando il famigerato film L’esorcista – durante la terribile scena della bambina che scende le scale in modalità donna ragno – mentre tutti i miei amici avevano mezza faccia nascosta dietro un cuscino del divano e nel pieno del climax della tensione..io sono uscita gloriosamente con:

però scende le scale meglio del mio cane!

E niente..mi hanno picchiata coi cuscini.

Questo naturalmente con Chiamami col tuo nome non c’entra nulla, ma mi serve per dare la giusta profondità al fatto che per tutto il film io sia rimasta in silenzio, incantata, senza sapere cosa dire.

Avevo proprio – come direbbe Maddalenala faccia-da-boh. Ma in positivo.

La trama

Oliver è uno studente americano che viene ospitato in Italia per un’estate, in occasione del completamento della tesi di laurea. Viene accolto a Crema presso la famiglia borghese e piuttosto moderna dell’archeologo Prof. Perlman, ebreo italoamericano. Costui ha un figlio diciassetenne, Elio.

Elio è diverso dai ragazzi della sua età. Non ama perdere il suo tempo in attività che reputa inutili, lo trascorre prevalentemente leggendo e componendo musica. E quando lo splendido 24enne americano arriva a casa sua, lui se ne innamora perdutamente.

Nascerà fra i due un’intensa e appassionata storia d’amore.

Timothée Chalamet è l’attore rivelazione dell’anno.

Impossibile non innamorarsene al primo sguardo, sebbene sia realmente molto giovane. Alla prima inquadratura io sono rimasta senza fiato.

Timothée Chalamet
courtesy of Mymovies

Non è il belloccio della situazione. Non è quello che si direbbe – in gergo tecnico – un manzo da paura.

Ma è intenso, passionale, forte come un pugno che ti colpisce in pieno stomaco. 

Ha uno sguardo penetrante che fa arrossire lo spettatore e lo proietta dritto nel centro della scena, come fosse egli stesso il protagonista.

Chalamet cattura la vostra capacità di immedesimazione e la usa contro di voi per sedurvi.

È bravissimo. Nonostante la giovane età e la limitata esperienza si muove davanti alla cinepresa come se vi fosse nato. Non credo di esagerare nel giudizio, dal momento che per questo film ha ricevuto persino la nomination agli Oscar come miglior attore protagonista.

E qui io mi sono giocata il voto di cuore. Che è quel voto che dai quando sai che perderai – perchè a competere con lui per l’Oscar c’era nientemeno che Gary Oldman che è, chiaramente, tanta roba – però lo dai lo stesso perchè ormai lo ami e non puoi farne a meno.

Ciao Timothée, sappi che io l’Oscar te lo avrei dato. Continua così perchè lo vincerai.

Elio e Oliver

La prosa cinematografica

So di usare un termine assurdo che nessuno comprende mai, ma io definisco prosa cinematografica quel particolare modo che un regista ha di raccontarti una storia. Ed è un modo estremamente soggettivo, che può davvero fare la differenza tra due pellicole.

Infatti, io non ho mai amato la cinematografia cd. LGBT – ovvero quella che racconta di omosessualità.

Chiaramente non per una questione razzista. Semplicemente, l’ho sempre trovata veramente eccessiva ed esibizionista, del tutto priva di vero sentimento.

In questo film invece la prosa è altissima.

La delicatezza con la quale viene affrontato il tema dell’amore omosessuale tra Oliver ed Elio è tale che ho totalmente dimenticato cosa stavo davvero guardando e sono stata trasportata indietro di vent’anni, ai ricordi delle mie estati col mio primo amore. Quello che non si scorda mai.

Non mi era mai successo che un film riaprisse cassetti della memoria e riuscisse a farmi rivivere – ma proprio con lo stomaco – pezzi di vita.

Vi ricordate quando vedendo il vostro amore vi tremavano le gambe? O quando, trovandolo in compagnia di un altro/a, provavate una rabbia ed una gelosia fortissime?

Queste sono le sensazioni che il film mi ha fatto correre sulla pelle. Ed è una cosa eccezionale.

Lo avrei votato anche come miglior film, ma sarebbe stato anche questo un voto di cuore e non volevo perdere del tutto la competizione. Sapevo che non avrebbe vinto perchè competeva con La forma dell’acqua, del quale vi ho parlato qui

Ho visto La forma dell’acqua e non mi è piaciuto (e potrebbe essere un plagio)

e anche perchè il tema dell’omosessualità aveva già vinto nella categoria miglior film lo scorso anno, con Moonlight.

Ad ogni modo, mi resta la convinzione – ora che li ho visti tutti – che Chiamami col tuo nome sia certamente il film più bello che è stato presentato quest’anno.

Ho apprezzato moltissimo sia la fotografia che la scenografia.

La città di Crema e l’ambientazione nei primi anni ’80 costituiscono delle variazioni rispetto alla trama del romanzo (ambientato sulla riviera Ligure del 1987) ma non fanno minimamente rimpiangere gli originali. 

Bella la colonna sonora, che rispecchia la delicatezza dell’intero racconto senza essere mai invadente o fastidiosa.

Meraviglioso il Prof. Perlman, che ho amato profondamente in quelle sue espressioni di chi sembra non afferrare mai il punto della situazione…e invece ti tira fuori lo splendido monologo della fine.

Sarò banale, mi capita spesso di esserlo quando qualcosa mi entusiasma tanto, perchè non so dire altro che è bellissimo.

E Chiamami col tuo nome lo è. È decisamente un film bellissimo.

il romanzo di Andrè Aciman

Tra le varie nominations guadagnate, Chiamami col tuo nome si è portato a casa anche quella come migliore sceneggiatura non originale.

Io – tanto estasiata dalla visione del film – appena rientrata a casa dal cinema mi sono precipitata ad acquistare l’ebook. Che ho poi letto nei successivi due giorni, senza sosta.

E mi è stato immediatamente chiaro che l’Oscar lo avrebbe vinto di certo. Come di fatto è accaduto.

Fatta eccezione per quelle piccole variazioni di cui sopra, l’adattamento cinematografico ricalca esattamente quanto prodotto da Aciman nel suo romanzo. E se svolgeste l’operazione corretta – ovvero il contrario di ciò che ho fatto io – leggendo prima il libro e solo poi guardando il film, vi accorgereste che James Ivory e Luca Guadagnino hanno saputo fare un lavoro splendido.

Hanno reso con fedeltà e precisione tutto quanto il romanzo riesce a dipingere nella mente dei lettori con lo scorrere delle sue emozioni.

Questo è ciò che scrivevo su instagram all’indomani della conclusione della lettura:

Mi è capitato raramente, leggendo un libro, di provare un senso di autentica completezza ed immedesimazione, come se il protagonista della storia avesse preso i miei occhi, le mie dita, la mia pelle e se li fosse messi addosso nella storia. Ed è tanto più sorprendente quanto più si pensi che in questo libro non sono le persone ad essere protagoniste ma l’amore in sé, come unica, irrefrenabile, incontenibile condizione dell’esistenza.
Questo romanzo è meraviglioso perché ha una forza espositiva che è capace di farti trascendere ogni ovvia considerazione sul sesso, sulla società, sull’omosessualità, e superare del tutto la denuncia sociale per parlare semplicemente, unicamente e candidamente solo di Amore. Non ho mai letto niente di così poetico e sublime.

In definitiva non posso che consigliarveli entrambi, ma nell’ordine giusto.

Prima il libro, sempre. Anche perchè ha una fine più completa.

Poi, il film.

(E se vi state chiedendo come è andata l’Oscar Challenge, ho perso. Ne ho indovinati soltanto 9 quest’anno, che rispetto ai 12 dell’anno scorso è una vera schifezza).

 

 

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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