marketing strategy

Dopo che – nel luglio scorso – l’Antitrust è intervenuta a tirare le orecchie ad alcuni grossi influencer per una pubblicità non troppo trasparente, si è fatto un gran parlare di blogging, influencer marketing e pubblicità fraudolenta facendo di tutta l’erba un fascio.

Ciò ha indotto i lettori di molti Blog a fare un mare di confusione tra questi concetti, ingenerando l’errata opinione che ogni Advertising-Blog, o influencer Blog, prenda necessariamente in giro i suoi lettori.

Ma siamo sicuri di avere capito veramente di cosa si parla? Chiariamoci qualche dubbio.

commercio elettronico

Che cos’è il Blogging e cosa fanno i Blogger

Un Blog è un particolare tipo di sito web nel quale il redattore – o Blogger – pubblica aggiornamenti – o Post – che possono avere un contenuto di varia natura. Si può scrivere un Blog come una sorta di diario tra se stessi e il mondo; lo si può tenere per creare e radunare una community di persone intorno ad una determinata passione o argomento; si può addirittura utilizzarlo come fonte di guadagno.

Il Blogging, quindi, non è altro che l’insieme delle attività che un Blogger svolge nel suo spazio web per raggiungere gli scopi istituzionali del proprio Blog.

Per esempio, Pianoterralatoparco è nato come diario personale di una donna e mamma e sin dall’inizio ha narrato principalmente la mia più grande passione: quella per i libri.

Che cos’è l’influencer marketing e cosa fanno gli Influencer

L’influencer marketing è una tipologia specifica di marketing, in base alla quale le aziende utilizzano dei testimonial – detti, appunto, Influencer – per incrementare le proprie vendite.

Per rendere bene l’idea potremmo dire che l’Influencer sta all’Influencer marketing come il Testimonial sta allo Spot Pubblicitario.

La differenza fondamentale è che mentre nella pubblicità tradizionale, così come siamo abituati a conoscerla, il Testimonial rappresenta il Brand in funzione delle direttive di quest’ultimo ed interpreta gli spot in base ad una regia predeterminata, gli Influencer hanno una maggiore libertà di autodeterminazione nello svolgimento della propria attività, pur rispettando le pattuizioni stabilite con il Brand.

Ciò dipende dal fatto che il loro lavoro consiste, fondamentalmente, nell’interessare il pubblico ad un certo tipo di prodotto, “influenzandone” la determinazione all’acquisto nell’ambito delle proprie specifiche competenze.

Per questa ragione vediamo Belen indossare un certo tipo di occhiali nelle foto postate sui propri social networks mentre difficilmente la vedremo caricare la lavapiatti il giovedì sera (a meno che stia sponsorizzando le pastiglie di un noto Brand o la nuova lavapiatti superperformante).

Gli Influencer, quindi, fanno pubblicità. Esattamente la stessa pubblicità che vediamo sui giornali o in Tv.

ragazza con occhiali da sole

Non dobbiamo però commettere l’errore di pensare che pubblicizzare significhi manipolare.

Quando l’Authority Garante per la concorrenza ed il mercato è intervenuta sull’argomento, lo ha fatto inviando alcune note di moral suasion a noti influencer e Brand, dichiarando la necessità di comportamenti trasparenti nel rispetto del consumatore, che potrebbe trovarsi ad essere fuorviato da messaggi surrettizi e subliminali in quanto privo delle funzionali barriere critico-logiche che si allertano dinanzi ai messaggi pubblicitari ufficiali (e dichiarati).

Il Garante – in altre parole- ha detto: Se volete sponsorizzare gli occhiali da sole, i pannolini o la sabbietta del gatto, dovete dichiarare apertamente che state sponsorizzando perchè altrimenti chi vi legge, chi vi segue, chi vi guarda può essere influenzato negativamente in quanto forzato da una persuasione non vagliata criticamente.

Per questo si è sostenuta l’importanza di utilizzare hashtag chiari, come #postsponsorizzato, #pubblicità o #advertising, in modo che il consumatore sia debitamente informato della natura commerciale del contenuto che gli viene offerto.

influencer

Blogging e Influencer marketing: come funziona?

Da quanto detto fin qui si capisce che il Blogging e l’Influencer marketing vanno molto bene a braccetto, perchè un Blog – per sua natura – è uno spazio che ben si presta ad essere “assoldato” da un Brand in qualità di proprio influencer.

Un Blog ha un suo seguito di lettori, una propria politica editoriale basata su un sistema di valori che quei lettori condividono. Pertanto, un Brand che faccia di quel sistema di valori la propria politica aziendale sarà molto ben disposto a collocarsi al centro dell’attenzione di quel particolare segmento di pubblico.

Il Blog quindi – e sostanzialmente il Blogger – si pone come strumento di contatto tra il Brand ed il pubblico.

Tra il Blogger e il Brand si instaura un rapporto contrattuale che assume – solitamente – due tipologie di schema:

  1. il Brand invia al Blogger un prodotto in forma gratuita, affinchè il Blogger lo utilizzi, lo provi e lo recensisca ai propri lettori. È il cd. “scambio merce” e – a meno di una organizzazione particolarmente gravosa e articolata della campagna – non prevede una retribuzione;
  2. il Brand corrisponde al Blogger una retribuzione concordata sulla base di un tariffario affinchè il Blogger sponsorizzi il prodotto in questione.

Conformemente a quanto imposto dall’Authority – ma ancor prima dal rispetto del pubblico dei lettori, buon senso e trasparenza caratteriale – il Blogger provvederà quindi a dare esecuzione al contratto intercorrente col Brand redigendo uno o più post che saranno contraddistinti da una chiara etichetta pubblicitaria, dagli hashtag evidenziati dal Garante o da appositi disclaimer.

Non c’è nulla di fraudolento o manipolatorio in ciò. La pubblicità viene correttamente dichiarata e il Blogger non sta prendo in giro nessuno.

Tuttavia, è a questo punto che – inspiegabilmente – nasce l’ostilità del gran parte del pubblico.

Io sono stata una lettrice prima di essere una Blogger e cerco sempre di conservare quell’occhio critico che mi aveva contraddistinta quando stavo dall’altro lato dello schermo ed ero solo una fruitrice di contenuti.

Non ho mai pensato che un Blogger fosse disonesto, in malafede o bugiardo per il solo fatto che stesse eseguendo una sponsorizzazione.

La pubblicità è un servizio. Fare Pubblicità è un lavoro.

Così come non mi permetto di pensare che il dentista che mi diagnostica una carie mi stia mentendo al solo scopo di farmi pagare un’ inutile terapia canalare, allo stesso modo non mi sogno lontanamente di pensare che se il Blog che seguo da anni e di cui mi sono sempre fidata mi dichiara di sponsorizzare le “carote biologiche TerraBuona” stia mentendo al solo scopo di essere pagato.

cavallo

L’opinione dilagante nel pubblico – invece – sembra essere quella per cui se hai pagato un prodotto di tasca tua ne puoi parlare come vuoi e sei sincero; mentre – nell’ipotesi che ti sia stato offerto in prova gratuita o che tu sia stato pagato per parlarne – sarai necessariamente fuorviato rendendo un giudizio errato. Quando non del tutto falso, addirittura.

Ma perchè si pensa questo?

Perchè quando si guarda lo spot televisivo della lavatrice di nota marca – in cui raccontano che il Brand consiglia caldamente l’utilizzo di quel particolare curalavatrice – si è tranquilli mentre se lo fa un Blogger si grida al tradimento della fiducia?

Noi siamo sempre noi.

I nostri Blog sono sempre gli stessi che il pubblico ha letto negli ultimi anni. Di cui si è fidato negli ultimi anni.

Sono sempre gli stessi Blog nei quali – commentando un post in cui raccontavamo le disavventure con un neonato in spiaggia – ci domandavano quale passeggino ci eravamo portati dietro.

E allora perchè quando il consiglio sul passeggino lo forniamo in maniera spontanea, senza che ce lo abbiano richiesto, solo perchè ci piace e ci fidiamo di un Brand e abbiamo avuto la fortuna di vedere quella fiducia ricambiata da quest’ultimo nei nostri confronti, perchè a quel punto il pubblico si indigna?

È la retribuzione a infastidire? Ché forse noi non le paghiamo le bollette, non la facciamo la spesa?

Non credo sia necessario dire che è un’attività condotta nella piena regolarità fiscale. Chi percepisce retribuzione ha una regolare partita IVA, fattura, paga le tasse e il fondo pensione INPS come ogni lavoratore regolare.

Il problema, esattamente, qual è?

Io davvero non capisco.

Quando domando, generalmente mi si risponde

succede perchè molti se ne sono approfittati e adesso non c’è più fiducia“.

Ma non ha senso.

Perchè, a parte il fatto che io sono io e non “molti”,  se in un post nel quale racconto che mio figlio ha sempre dormito benissimo mi si domanda che lettino ho comprato, significa che il lettore si fida di me, del mio giudizio e della mia scelta. Quantomeno a livello informativo, insomma.

Se il giorno dopo io scrivo un post sponsorizzato in collaborazione col brand di quel lettino (o con un altro, è lo stesso) non posso essere diventata improvvisamente bugiarda e inaffidabile.

Il mio lettore se si fida il martedi sera alle 20 si fiderà pure il mercoledì alle 18.

O no?

Altri mi dicono:

è perchè se siete pagati allora non potete essere genuini, perchè se dite che un prodotto fa schifo non vi pagheranno mai più“.

Questo può essere un dubbio legittimo. Ma il lettore dovrebbe allora sapere che – se non vi è stata una preventiva prova del prodotto tramite invio gratuito – la sponsorizzazione solitamente si accetta perchè il prodotto è già conosciuto e piace.

Non è che si scrive a muzzo, mettendo insieme parole a caso solo per prendere in giro.

A me, tempo fa, fu proposta la sponsorizzazione di una piastra per capelli che non prevedeva test del prodotto ma solo retribuzione (minima eh, due spicci in croce).

Lasciando da parte la questione economica, ho rifiutato.

Non conoscevo il prodotto, non potevo sapere se mantenesse le promesse che faceva e – in ogni caso – non era in target col mio pubblico.

Ora, se il pubblico mi segue, mi legge, si fida delle mie opinioni al punto da domandarmele spesso, mi aspetto che quel pubblico nutra in me quel minimo di fiducia da sapere che io posso consigliare, pubblicizzare e sponsorizzare solo prodotti che reputo validi e utili, anche se non mi metto a pubblicare informative su ogni sponsorizzazione alla quale rinuncio.

Perchè se siamo al punto che io devo dimostrare a priori di essere degna di fiducia, c’è da domandarsi perchè il lettore mi segua e mi faccia domande.

E questo discorso non vale solo per me, io non ho mai avuto alcun motivo per ritenere che le mie colleghe operino diversamente.

Ma se lo pensa il loro pubblico allora, ahimè, devo dedurre che la malizia – ancora una volta – stia negli occhi di chi legge.

Come è regolata la pubblicità in questo Blog?

Quando ho deciso di iniziare a partecipare ad attività di Advertising ho inserito nel blog una pagina denominata “legal”, con la quale avviso il pubblico dei lettori che questo Blog è ADV PRO, ovvero orientato al marketing.

Ogni post sponsorizzato viene collocato nell’apposita categoria ADVERTISING, ben visibile in alto nella pagina.

blog

Questo non significa in alcun modo che le mie opinioni non siano genuine.

Se un prodotto non mi piace io non lo sponsorizzo, così come non ve lo consiglierei se lo avessi comprato di tasca mia.

Io non amo la denigrazione.

Se domani acquistassi uno shampoo e questo si rivelasse scadente, non scriverei un post per dirvi “questo shampo è una schifezza”.

Allo stesso modo, se un prodotto non mi piace – perchè a priori lo conosco e non ne condivido l’uso o perchè l’ho provato e non mi soddisfa – io non lo sponsorizzo.

E se non ho facoltà di decidere se e cosa scrivere io non accetto collaborazioni.

Preferisco essere utile e propositiva e parlare di ciò che mi piace, che reputo valido e che potrebbe essere utile.

L’unica eccezione a questa regola sono i libri, i film o le serie tv.

Questo genere di intrattenimento per me è sociale. Amo parlarne anche quando li ho odiati perchè spesso l’altrui punto di vista mi aiuta ad apprezzare di più – e meglio – ciò che mi era sfuggito.

E vi assicuro che qualora un libro mi fosse inviato da un autore o da una casa editrice – e non mi piacesse – non ci penserei due volte a dirvelo.

Così come ve lo dico riguardo a quelli comprati da me: ne trovate svariati esempi nelle mie recensioni (per esempio qui).

Con questo post io non voglio dire che dobbiate credere indistintamente a tutto ciò che leggete.

Voglio solo esortarvi ad esercitare quel senso critico che il Garante ha voluto tutelare chiedendoci di avvisarvi correttamente della pubblicità.

Il senso critico che esercitate dinanzi a uno spot televisivo o alla pubblicità su un giornale. Quello che vi fa prendere in considerazione la sponsorizzazione semplicemente come strumento che vi avvicina al prodotto.

Dovete poi essere voi a capire se risponde alle vostre esigenze.

Nessuno è qui per fregarvi.

active listening

Noi saremo corretti. Perlomeno quelli tra noi che sono seri (e siamo tanti).

Siatelo anche voi con noi. E smettetela di darci dei markettari.

 

Il post di oggi è stato ispirato da alcune riflessioni fatte con Francesca di Il salvadanaio di Super Mamma. Grazie Francesca!

 

 

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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