Billy Milligan

Riparare i viventi è il romanzo che ho scelto per inaugurare una nuova rubrica.

Solitamente i miei acquisti librari sono sempre supportati da una solida ricerca di opinioni. E’ difficile che io compri un libro senza aver prima ascoltato i pareri ed i consigli delle persone che condividono i miei stessi interessi letterari.

Ultimamente, però, mi è capitato spesso di essere attratta da titoli di cui non avevo mai sentito parlare. Ho pensato che alle volte è bello scoprire un libro bello senza giudizi precostituiti e mi è sembrata un’idea carina creare una rubrica dedicata.

 

Riparare i viventi è un libro meraviglioso, commovente come pochi.

La storia entra immediatamente nel vivo raccontandoci di Simon Limbres e dei suoi due migliori amici, che all’alba di una gelida mattina invernale, dopo aver surfato insieme, restano vittime di un tragico incidente stradale. Simon riporterà lesioni gravissime e le sue condizioni risulteranno immediatamente irreversibili. Il suo elettroencefalogramma è piatto, oramai di lui non resta nulla se non un simulacro di quella vita che solo un giorno prima palpitava. Il romanzo descrive le ultime 24 ore di Simon, clinicamente morto in un letto di ospedale e di tutte le persone che a vario titolo si muovono intorno a lui.

I suoi genitori, annientati dal dolore della perdita innaturale del figlio e gravati dall’onere di decidere se donarne gli organi. Il medico del reparto di rianimazione, combattuto tra la comprensione del dolore  e la speranza che esso serva almeno a salvare altre vite. La fidanzata di Simon, che ancora non sa nulla e aspetta una telefonata. riparare i viventiI potenziali riceventi dei suoi organi, che fremono per la notizia ricevuta ma non vogliono emozionarsi troppo, dare per scontato che stavolta sarà quella buona.

Questo romanzo che racconta di morte in realtà è un inno alla vita. 

La giovane vita di Simon strappata nel fiore degli anni, e quindi la morte stessa, sono il filo di continuità tra un essere umano e l’altro. Tra una vita che rischia di spegnersi ed un’altra che può essere salvata, nel ciclo continuo dell’esistenza che ha un solo obiettivo: “seppellire i morti, riparare i viventi”. 

La morte non è nulla, se non il pretesto per salvare una vita. O forse di più. Tutte quelle che si possono salvare con gli organi di un ragazzo di diciassette anni. Un ragazzo che oramai ha smesso di esserci se non nella sua apparente materialità. Certo il suo cuore batte, grazie all’aiuto di una macchina. Ma il suo cervello ha smesso di funzionare ed è tutto quello che in questo momento conta. “Non penso, quindi non sono più“. Simon è morto.

A livello stilistico questo è certamente il libro che non ti aspetti. 

Piccino e maneggevole nelle sue 218 pagine, la sua prosa gronda emozioni, microcosmi e storie sterminate di personaggi caleidoscopici.

Volendo dirla facile, la scrittura dell’autrice è “tanta”. Ogni frase spalanca le porte all’intima natura di ognuno di loro, alla sua vita, al suo passato, con una naturalezza che non è mai nè prolissa nè pesante. Nei loro pensieri potete apprezzare tutto il vissuto che li ha formati come persone. L’infanzia, l’adolescenza, gli studi, gli errori, le speranze e i bisogni disattesi: tutto in una incidentale che probabilmente raggiunge le quattro righe abbondanti, ma con una tale poesia che ne restate affascinati.

E poi il ritmo. Lento e doloroso nella descrizione dei momenti in cui la famiglia apprende ed elabora il lutto e la conseguente decisione. Veloce e quasi travolgente nella parte in cui ci si attiva per la procedura di trapianto, con uno scorrere di minuti e secondi tanto fluido e rapido da fare girare la testa. La capacità dell’autrice di imprimere una diversa velocità alla narrazione è affascinante.

Non è una lettura leggera come la mole suggerirebbe. E’ una lettura lenta, da assaporare. Da riflettere nel profondo,  per la bellezza del tema e per la delicatezza del modo in cui lo tratta.

 

 

Dal romanzo, nel 2016, è stato tratto un film per la regia di Katell Quillevere. Lo guarderò presto per capire se sia all’altezza del libro.

Il romanzo mi è piaciuto moltissimo e ve lo consiglio assolutamente. Direi che il primo appuntamento al buio sia andato più che bene!

 

 

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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