L’Amore e altri luoghi impossibili è il romanzo di Ayelet Waldman da cui è stato tratto l’omonimo film con Natalie Portman e Lisa Kudrow, per la regia di Don Roos. Oggi li mettiamo a confronto.

Autore: Ayelet Waldman

Editore: RL Libri

Anno di pubblicazione: 2006

Pagine: 334

 

Emilia Greenleaf è una giovane avvocatessa trentaduenne che ha appena perso la sua bambina a causa della SIDS, la terribile sindrome della morte del neonato in culla.

Emilia è sposata con Jack, il suo capo, conosciuto proprio in occasione della sua assunzione nel prestigioso studio legale del quale lui è socio.

Jack ha un figlio, William, 5 anni e una lunga serie di problemi di relazione con coetanei ed adulti, ed una ex moglie insopportabile, Carolyn, che non ha mai accettato il tradimento di Jack con Emilia e neppure il fatto che – buttato fuori di casa – lui sia corso a sposarsela più veloce della luce.

Il romanzo getta una luce impietosa e sincera sulla realtà delle famiglie allargate, non risparmiando neppure una delle difficili situazioni che spesso ci si trova ad affrontare mentre si timona la nave del divorzio nell’oceano dei figli piccoli, delle ex mogli odiose e delle compagne impazienti.

Inizialmente tutti i personaggi suscitano una forte antipatia.

Emilia, che in un primo momento calamita la comprensione del lettore per l’immane tragedia che sta vivendo, si rende immediatamente insopportabile con una serie di lamenti autocommiserativi. Come fosse la prima ed ultima donna ad avere perso un figlio, morto prematuramente, la osserviamo concedere a tutti la grazia del suo sguardo e della sua presenza, senza che lei sia veramente interessata all’amore ed alla vicinanza di nessuno.

Da Jack sembra volere, per lo più, il riconoscimento della sua enorme sofferenza e del primato della sua importanza rispetto alla sua vita di “prima”. Non concepisce che William sia al primo posto nel suo cuore, e in questo facciamo veramente fatica ad immedesimarci perchè una mamma – a maggior ragione se defraudata di un figlio anzitempo – dovrebbe sapere che nella nostra scala di priorità come genitori nulla sta sopra ad un figlio. A lei, invece, interessa unicamente che Jack le dimostri che lei viene prima, che sia più importante.

Da William vuole, essenzialmente, che la ami e che la smetta di creare problemi. Non si rende proprio conto che i bambini ti amano quando sono riamati. Che hanno bisogno di fidarsi e di affidarsi. Di sapere che tu sei lì per prenderti cura di loro e non perchè sei l’unica che non lavora e che può spupazzarli mentre mamma e papà giocano a chi lavora di più per farsi meglio la guerra. La maternità è un fatto biologico, l’amore non lo è .

Con Carolyn, chiaramente non va d’accordo ma questo è forse l’unico elemento che nella narrazione, effettivamente, si inserisce con un certo buon senso. Soprattutto perchè è proprio il rapporto con Carolyn che finirà per catalizzare il vero cambiamento e la crescita del personaggio.

Perchè è di questo che parla il romanzo. Della crescita emotiva e sentimentale di una donna che, attraverso la sofferenza più innaturale che si possa attraversare – impara chi sia, cosa meriti dalla vita e a cosa non sia disposta assolutamente a rinunciare.

Mi sono chiesta tante volte il perchè de “L’Amore e altri luoghi impossibili”, mi sembrava un titolo privo di senso per un romanzo d’amore.

Poi ho scoperto che il titolo originale è “Love and other impossible pursuits”.

Pursuits: cose che si inseguono.

Ed è esattamente così che va, è un titolo evocativo della più grande verità.

L’Amore è uno dei sentimenti più autenticamente difficili da trovare, da costruire e da mantenere vivo. Per lo più, lo si insegue.

Si commettono talmente tanti errori nella vita di ogni giorno. Molti amori finiscono col non sopravvivere, perchè annegati nel mare dell’indifferenza verso l’altrui dolore e difficoltà.

Emilia, perdendosi nell’eco distorta della propria immane sofferenza, non si accorge neppure per un attimo di quella che attanaglia il cuore degli altri. Non vede il dolore del suo figliastro. Che disegna la sorellina morta come un angelo e si aggrappa alla bugia pietosa di Carolyn sul fatto che la bambina non fosse una persona vera per la legge ebraica. Emilia non si chiede perchè Wiliam reagisca così.

Non capisce che ciò accade perchè un bambino di cinque anni ha bisogno di darsi una ragione concreta quando la sua famiglia si separa.

E se questa ragione è un’altra moglie con un altro figlio, quando questo figlio scompare e porta via con sè il motivo della tua sofferenza di bambino “divorziato”, qualcosa si deve trovare per poter elaborare il lutto. Che non è soltanto morte fisica. È anche accettazione del fatto che i tuoi genitori come coppia non esistono più e tu sembri non averne neanche un perchè.

Jack, invece, è straziante. Vive spaccato tra il senso di colpa per il dolore di William, l’ostilità sotterranea della ex moglie, quella plateale tra quest’ultima ed Emilia, e il dolore per la morte di Isabel.

In più punti ho provato una sincera pena per quest’uomo.

È un romanzo molto ben costruito, che inizialmente ti da l’impressione di ruotare attorno al nucleo narrativo del lutto perinatale. Solo in un secondo momento concentra il focus sul reale punto del discorso. 

Molto interessante e godibile, mi è piaciuto moltissimo ed ho trovato il finale degno di fiducia e grata speranza.

Non gli do 5 stelle perchè ho trovato stonate e inutilmente volgari alcune riflessioni di Emilia. Erano buttate lì in un cinismo che aveva poco a che fare col momento narrativo.

l'amore e altri luoghi impossibili

 

Per la prima volta nella mia vita da lettrice posso dire che il film mi è piaciuto esattamente quanto il libro. Se non di più.

 

Ho trovato Natalie Portman perfetta per questo ruolo. È riuscita a dare tridimensionalità al personaggio di Emilia, a caratterizzare fisicamente molti dei suoi atteggiamenti. Ce l’ha resa molto più umana e molto più comprensibile rispetto al romanzo. Io, leggendo, ho avuto in più punti voglia di prenderla a sberle. Ma guardando il film , pur disapprovando molti suoi atteggiamenti, non volevo fare altro che abbracciarla e consolarla.

Ho trovato eccezionale Lisa Kudrow, nell’interpretazione di una donna anaffettiva e insopportabile che si redime alla fine . Non perchè accetta di fare ciò che il figlio le chiede. Ma per la sottile delicatezza con la quale riconosce ad Emilia di aver subito la peggiore delle sfortune. È un personaggio davvero eccellente, la vera spinta per Emilia a crescere. E Lisa Kudrow ha riempito questa “forma” di un contenuto veramente apprezzabile.

William, con quel faccino sempre arrossato ed il musetto triste, è adorabile. La saccenza del romanzo scompare totalmente nel film, per lasciare il posto ad una dolcezza che vi strappa il cuore.

Scott Cohen è semplicemente perfetto nel ruolo di Jack. Non riesco ad immaginare nessun altro nei suoi panni.

Sì, credo di poter affermare che questa è la prima volta che ritengo un film complementare e fondamentale ad un romanzo.

l'amore e altri luoghi impossibili

Voi avete letto il romanzo o visto il film? Cosa ne pensate?

Fatemi sapere il vostro parere!

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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