Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficializzato la data del 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La data fu scelta da un gruppo di donne attiviste nell’incontro Femminista e Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Si decise, con essa, di commemorare l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, considerate donne rivoluzionarie per l’eccezionale impegno che profusero contro il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che dominò la scena politica Dominicana tra il 1930 ed il 1961.

Desidero, quindi, commemorare questa importante data con il consueto appuntamento con la rubrica #scarpetterosse.

Oggi vi racconto la storia di Ayse Durtuc.

violenza contro le donne
credits-  http://liberasempre.giovannaninapalmieri.com

Aysegul Durtuc è una ragazza italiana di origine Turca. E’ nata e cresciuta a Siracusa ma la sua famiglia è Turca, tra le più rigide e tradizionaliste.

Nei primi anni della sua vita Ayse cresce del tutto isolata dai suoi coetanei. Non può partecipare alle feste di compleanno dei compagni, non può neppure andare a pranzo da un’amica. Vive segregata nella casa familiare, va a scuola, esce poco e solamente con i suoi familiari.

Ingenuamente, è convinta che la città di Siracusa sia il Supermercato dove vanno a fare la spesa.

E’ costretta a vestire in modo mortificante, con larghi pantaloni e lunghe maglie informi. Non può truccarsi, non può avere contatti con l’altro sesso. 

Il suo unico sfogo, la sua unica evasione da una vita tanto povera e difficile è lo studio. Ayse è una bravissima studentessa, con i migliori voti della classe. Ma per lei, anche partecipare ad un progetto di studio extrascolastico è difficile.

La mentalità retrograda della famiglia domina la sua esistenza, le tarpa le ali, la priva di ogni spazio di crescita ed individualità. E ad ogni suo tentativo di ribellione la risposta è sempre la stessa: botte.

E così un giorno Ayse esplode, letteralmente. Denuncia i suoi familiari, racconta il suo inferno personale. Viene allontanata dalla famiglia e collocata in una comunità protetta per ragazzi.

Il Tribunale per i Minorenni affievolisce la responsabilità genitoriale e Ayse inizia, finalmente a vivere.

Comincia a vestirsi come le sue coetanee, a indossare magliette graziose, a truccare i suoi bellissimi occhi orientali.

Inizia a conoscere i ragazzi, si innamora. Si fidanza. Si trasforma, insomma, in una normale ragazza della sua età.

La sua ritrovata indipendenza ha però un prezzo altissimo.

Ayse, separata dai familiari, ha perso anche l’unico vero amore della sua vita: il suo fratellino. Questa mancanza è a tratti insopportabile, tanto che all’improvviso decide di accettare le visite protette dei suoi familiari.  Ha la speranza che loro possano cambiare, che abbiano imparato la lezione. Che, forse, tornare a casa sia possibile nel rispetto della sua nuova identità.

Suo padre sembra cambiato, sembra più disponibile. Sembra aver capito che anche lei è un essere umano e non un oggetto da vendere come moglie al miglior offerente. La speranza si accende.

Ma ad un tratto tutto precipita. Suo padre apprende del suo fidanzamento, della sua perduta verginità, e torna a vestire i suoi panni. Quelli dell’uomo irragionevole, violento. Pretende che Ayse si sposi, perchè ormai “è rovinata“, nessuno la vorrà mai più.

E’ allora che Ayse capisce che la sua famiglia non cambierà mai. E così volta pagina. Decide di chiudere con loro ogni rapporto, abbandona la comunità protetta. Si trova un lavoro e una casa. Inizia la sua nuova vita.

La sua nuova famiglia sono il suo ragazzo e la sua amica Chiara.

Ma un giorno il suo telefono squilla. Sua madre la informa che il suo amato fratellino si trova in Turchia e sta molto male. E’ in fin di vita e necessita dell’aiuto di sua sorella. Ayse ha paura che si tratti solo di un pretesto per arrivare a lei, anche Chiara la prega di ragionare. Di non farsi prendere dal panico, di richiedere delle prove che quanto asserito sia vero.

Ayse tituba. Sua madre le invia la foto del biglietto aereo, andata e ritorno in pochi giorni. La prega di andare, nel nome dell’amore che dice di provare per il suo fratellino. E Ayse parte.

Da quel momento Aysegul Durtuc perderà tutto: la sua vita, la sua identità, le speranze di essere una ragazza normale.

La sua famiglia l’ha rapita e non la lascerà andare mai più. Le sue empietà andavano fermate, stavano compromettendo il buon nome dei Durtuc, l’onorabilità della famiglia, l’immagine di tutti. Forse riusciranno a trovare qualcuno che “la prenda” anche se non è più pura. Bisognerà cercare molto ma forse è ancora possibile “sistemarla”.

E’ così. Ayse, di nuovo, non è più una persona, ma un oggetto da sistemare nella casa giusta, con l’uomo che avrà pietà di lei e la sposerà anche se non è più illibata.

Sarà solo l’ostinazione di Chiara, con la collaborazione della trasmissione Le Iene e della Iena Nina Palmieri, a restituirle la speranza di una vita decente.

La storia di Aysegul Durtuc è la storia della vita più priva di amore che voi possiate immaginare.

E’ la storia di un dogmatismo oscurantista, che spersonalizza le donne riducendole a strumenti di riproduzione senza ambizioni, senza diritto alla felicità, senza libertà di scelta. E’ la storia di una ragazza che viene picchiata violentemente perchè un compagno le ha mandato un sms. Di tante botte che lasciano segni sulla pelle che tutti vedono e che lei non può spiegare.

La storia di Aysegul è la storia di una ragazza piena di vita, di sogni, di fiducia, che viene rapita dai suoi genitori perchè voleva essere fino in fondo una ragazza italiana. Occidentale, libera. Proprio come dice il suo account su facebook, creato segretamente per non prendere altre botte: Liberasempre.

Liberasempre è anche il libro che Nina Palmieri ha scritto per raccontare questa storia. 

Una storia che nel finale si riscatta, perchè anche Aysegul è l’eroina di una favola moderna e avrà il suo lieto fine.

Io vi consiglio di leggerla, questa sua storia. E di consigliarla a chi conoscete.

Lottate contro la violenza sulle donne, contro la discriminazione di genere. Resistete all’oscurantismo religioso di certe tradizioni culturali. 

Battetevi per la libertà, sempre, insieme ad Aysegul e tutte quelle come lei.

#Scarpetterosse per Ayse Durtuc.

Ayse Durtuc
Ayse Durtuc e Nina Palmieri credits – http://liberasempre.giovannaninapalmieri.com/

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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