L’ho aspettata per anni.
Ogni giorno ero lì,  ferma, in attesa che arrivasse quella giusta. Quella che ti accoglie concedendoti lo spazio vitale che meriti. Quella che non devi sgomitare per forza, spingere, entrare di prepotenza e farti largo tra corpi arroganti solo per arrivare a destinazione trattenendo il fiato e facendo l’equilibrista. Che a me schiacciare i piedi a qualcuno solo per trovarmi un posto non è mai piaciuto.
Io sto in piedi, anche.
Aspetto con pazienza che arrivi la mia fermata e cerco sempre di tenermi saldamente a una maniglia che mi regga nei momenti di turbolenza. Che sono tanti e ti sbattono di qua e di là come fossi un sacchetto vuoto nella corrente di un temporale.

E quanto è insopportabile non avere il controllo di te, non riuscire ad opporre la resistenza che meritano quelle continue accelerate e inchiodate e perdere la dignità ogni volta che, per sbaglio, finisci addosso a qualcuno o qualcosa.
– l’importante è rialzarsi! – dicono.

E ti rialzi. Se sei fatto come me lo fai anche ridendo ma nel profondo ti conti le sbucciature, tutte quelle penose occasioni di vorreimanonposso, e l’inesorabile fallimento di ogni progetto naufragato nell’incapacità. Non eri all’altezza e non c’è altro da dire.
– mi scusi eh, non volevo piombarle addosso così – e quello ti guarda torvo, scrollando le spalle, con quell’espressione di arrogante superiorità tipica di chi pensa “provi a stare più attenta. Ad essere più composta. Ad ottenere un miglior risultato ed arrivare all ‘eccellenza, è possibile eh: guardi me”.

Beh, mi dispiace se in qualche modo vi ho deluso, se non sono stata quella che credevate.

Se nel mio turbinare come un sacchetto nella tempesta non sono stata all’ altezza di ciò che ci si aspettava da me.

Io non sono mai stata brava a mantenere l’equilibrio, ho sempre preferito perderlo e correre il rischio di essere un po’ meno importante, un po’ meno di successo, un po’ meno perfetta di quanto fosse umanamente auspicabile.
E sono stata felice.

Tumefatta e graffiata ma felice : perché la vita è esattamente come prendere la filoviaria 90 a Milano in un giorno di luglio.
Muori di caldo, la gente che incontri pressata e sudante non fa che odiarti la gran parte del tempo e se cerchi di fare resistenza al movimento per restare immobile e impedire gli squilibri  con tutta probabilità ti farai un gran male.

Devi abbandonarti al movimento, assecondarlo come fosse una danza per sopravvivere ai suoi strappi.

Ma quando la tua fermata arriverà, tu sarai ancora in piedi e avrai trovato il tuo posto nel mondo.
E quella sarà Casa.

 

[con questo post partecipo alla settimana narrativa degli Aedi Digitali.  Il tema di questa settimana è #filobus] 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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