Adesso posso rispondere alla domanda che vi ponevo qualche sera fa.

Sì, dalla bulimia letteraria si guarisce e io sono stata guarita da Wonder.

Titolo: Wonder
Autore: R.J. Palacio
Casa Editrice Giunti, 2012
283 pagine


Trama

August Pullman, Auggie, è un bambino speciale. E’ affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una malattia genetica responsabile di avergli deformato totalmente il viso,  e per questa ragione non ha mai frequentato una scuola vera. 

Ma adesso che ha finito le elementari studiando a casa con la mamma, è ora di crescere ed entrare finalmente alle famigerate scuole medie. Inizialmente Auggie è molto spaventato: deve trovare il coraggio e la forza di uscire dal suo guscio ed iniziare a frequentare una scuola vera insieme agli altri bambini e per lui – che nemmeno conosce il significato della parola “classe” –  questa è una sfida davvero enorme. 

Le persone lo osservano da sempre per poi fuggire con un’espressione tra il terrore ed il disgusto. Non è facile affrontare la vita se sei un bambino con un viso deforme. Auggie è chiamato ad affrontare addirittura la terribile esperienza della scuola media, dalla quale notoriamente nessuno esce mai indenne, e per di più senza neanche un amico.

Come si può sopravvivere alle medie se tutti ti chiamano mostro e non hai neppure un amico?

E’ stato difficilissimo per me affrontare questa lettura.

Sono mamma di un bambino nato affetto da labioschisi, comunemente nota come labbro leporino, e nelle parole di Auggie, nelle preoccupazioni dei suoi genitori, ho riconosciuto un dolore che per mesi è stato anche il mio.

Il mio bambino è nato con un labbro aperto e per me era ugualmente bellissimo. Mi sembrava, anzi, che il suo musetto assomigliasse a quello di un cucciolo di cane e dentro di me avevo imparato ad amarlo per la sua diversità, sebbene fossi addolorata per il fatto in sè che non fosse nato del tutto sano.

La parte più difficile è stata decidere di sottoporlo ad un intervento di ricostruzione alla tenera età di otto mesi. Ed è qui che ho riconosciuto ciò di cui si parla in questo libro. Perchè l’intervento non era urgente. Trattandosi di estetica avremmo potuto rinviarlo ad un momento diverso, quando il bambino fosse stato più grande e più forte.

Ma poi i bambini lo avrebbero preso in giro, perchè si sa, i bambini sono cattivi“.

Io non ci credo che i bambini sono cattivi. Questo libro è un memoriale che parla ai sentimenti degli adulti. Che mostra invece come i bambini siano capaci di grandi azioni e sentimenti nell’ingenuità dei loro cuori buoni. E di come possano essere imbruttiti e sporcati dalla superficialità di adulti ignoranti.

Quando io portavo a spasso il mio bambino, non erano mai i bambini degli altri a farmi male. Erano gli adulti che si chinavano sulla carrozzina e poi, turbati dal non trovare la perfezione che immaginavano, mi dicevano “oh poverino, cosa gli è successo alla bocca?”.

Io non credo che potrò mai dimenticarmi nemmeno uno dei “poverino” che ho sentito indirizzare a mio figlio in quei nove mesi. E pensare che per il resto stava benissimo, non aveva nessun problema di tipo collegato (tranne quella tendenza ad essere sempre incazzato e affamato perchè col labbrino aperto non riusciva a poppare bene).

Wonder è il libro che avrei dovuto leggere allora e avrei maturato senza sforzo nè indugio la decisione di operare il mio bambino. Perchè purtroppo questo è ancora un mondo in cui il fattore estetico conta molto più di tutto il resto e questa è una verità universale nel mondo degli adulti ma per fortuna non in quello dei bambini. Non ci dovete credere quando vi dicono che i bambini sono perfidi. Non ci dovete credere quando vi dicono che sono bulli, violenti, cattivi.

I bambini hanno un animo di gran lunga migliore di chi è incaricato di crescerli, purtroppo. E a volte può succedere che ne siano contaminati.

Per questo i libri come Wonder diventano importanti: si rivolgono dritti a noi che indossiamo tacchi e cravatte, per ricordarci che abbiamo la responsabilità immane di essere all’altezza della bontà d’animo e del grande cuore dei nostri figli.

Leggendo non mi è stato subito evidente quale fosse il sottotesto del romanzo. Inizialmente pensavo ad un finto memoir dedicato al tema della diversità e dell’integrazione sociale. Mi ha appassionato immediatamente per via del fatto che la sindrome di cui soffre Auggie sarebbe potuta essere la stessa di mio figlio, se solo fosse stato un po’ più grave. Ma questo romanzo ha il potere di legarvi ed incollarvi alle sue pagine principalmente perchè compirete un viaggio. Anzi, due.

Il primo, nel percorso di crescita e maturazione di un bambino che passa dall’essere totalmente dipendente dai suoi familiari all’autonomia che appartiene a tutti i suoi coetanei, senza neanche più rendersi conto di possedere davvero una qualche forma di diversità.

Il secondo, più importante, è quello che farete dentro voi stessi per capire esattamente quanto è profondo e radicato dentro di voi il desiderio che i vostri figli siano amati ed accettati e che a loro volta amino e accettino le persone che hanno intorno.

Che cos’è che ci rende dei buoni genitori? Cosa fa di noi quegli educatori che potranno un giorno essere veramente fieri dei figli che hanno cresciuto?

Il Sig. Kiap direbbe che è la capacità di insegnare ad essere più gentili del necessario.

Se la gentilezza venisse davvero elevata a unico parametro per la valutazione della bontà di una persona – intesa non in senso etico ma come valore di quella persona nella società – al di là di ogni altro fattore, al di là delle facoltà economiche, al di là dell’estetica, al di là di ogni irrilevante giudizio di superficie che ogni giorno siamo portati ad affibbiare al nostro prossimo…allora sì che il futuro sarebbe pieno di possibilità.

Questo libro è il miglior libro che io abbia letto.

Per le tematiche che affronta e per il tono scanzonato con cui le affronta, che vi farà fare molto più di una risata. Per il messaggio che lancia, in termini di fiducia nei bambini e nel futuro che sapranno costruire a patto che noi grandi smettiamo di sabotarli. Per il modo eccezionale di affrontare il discorso sul bullismo, che farebbe impallidire Jay Asher, il suo Tredici e la serie che ne è stata tratta (per carità).

Pochi libri mi hanno fatto un simile effetto: dopo 5 notti trascorse in compagnia di Auggie Doggie io ho riscoperto la gioia di leggere. Anche se lui si arrabbierebbe a morte sapendo che lo chiamo così.

IL MIO PRECETTO (capirete solo dopo aver letto il romanzo cosa significa):

Praticate gentilezza a casaccio ed atti di bellezza privi di senso!

(Anne Herbert)

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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