– Contiene spoiler –

Sono stata a vedere La la Land.

Alla veneranda età di 36 anni devo ancora riuscire a spiegarmi come io possa essere un paradosso vivente. Non amo i musical, in realtà non li sopporto proprio, ma vado a vederli e finisco col considerarli i più bei film che abbia mai visto. E’ successo anche stavolta.

Mia e Sebastian sono due ragazzi pieni di sogni e poveri di denaro. Lei sogna di fare l’attrice e lavora in una caffetteria, racimolando appena il necessario per pagare l’affitto di una casa condivisa con le amiche. Lui, appassionato pianistajazz” (ma così non è), vorrebbe aprire un suo locale per salvare la sua passione dall’estinzione ma intanto si arrangia a strimpellare motivetti natalizi nei locali più improponibili. Ed è discretamente stronzo, obviously.

Ve la faccio corta, naturalmente si innamorano. E ballano, cantano, litigano eccetera eccetera.

la la land

Ora.

Il giudizio personale sul musical conta fino a un certo punto, proprio perché è personale. Ma, in ogni caso, secondo me ha tante pecche. Parte a razzo, con una supercoreografia iniziale che non riesci a stare fermo, e poi niente di davvero rilevante per tutto il resto del tempo, ad eccezione di un ballo dei protagonisti che ho ancora in testa adesso dopo una settimana.

Le musiche non sono indimenticabili. Anzi, si fanno proprio dimenticare, non hanno forza e non danno una vera identità al film, secondo me. Ne ricordo una sola ma non per la melodia, solo per il ritmo. E stiamo parlando di un musical: entiende?

Anche City of stars, che è candidata come miglior canzone, è bellina mentre la ascolti, ma dopo poco l’hai già dimenticata.

Il problema principale, secondo me, è proprio l’etichetta. Questo film è marcatamente e forzatamente un musical in alcuni punti ed una normale, drammatica, storia d’amore in altri. E siccome non finisce bene, lo stacco tra le parti danzanti che richiedono sintonia e quelle drammatiche è nettissimo e quasi disturba.

Ma è bello. E’ evocativo e potente.

E questo mi ha portato a chiedermi: perchè a molte persone non è piaciuto? Perchè molti dicono che questo musical non ha una vera trama?

Ho letto molte critiche negative e ho sentito molte persone dire che il finale è deludente e non coerente col resto della storia. Questa osservazione mi ha fatto riflettere molto perchè l’ho sentita per la seconda volta nel giro di poco, e la volta precedente era a proposito di Gilmore Girls.

gilmore girls
courtesy of Netflix

Molti ammiratori della saga delle signore Gilmore si sono detti delusi, amareggiati e scontenti, dichiarando che non potranno mai perdonare i Palladino per aver distrutto una serie ed i suoi personaggi. Alcuni commenti, parola mia, sono stati davvero feroci, apertamente offensivi nei confronti di quelli che – ricordiamolo – sono personaggi immaginari creati a scopo ludico.

Rory è un mostro. Non ha saputo fare niente, ha sprecato la sua vita e le sue opportunità, è maleducata, prepotente e anche un po’ bagascia“.

Sebastian e Mia sono il perfetto ritratto della generazione millennial, due capricciosi che non hanno capito di avere tra le mani l’amore e invece che afferrarlo preferiscono baloccarsi con la fama e col successo“.

Devo ammetterlo, questi giudizi mi hanno lasciata parecchio sgomenta.

Anche io non ho avuto un buon feeling col revival di Gilmore girls, ma è dipeso da un giudizio puramente tecnico sulla serie e sulla sua struttura. Non sono mai arrivata a lanciare epiteti offensivi nei confronti di una finzione scenica mettendomi sul pulpito dei massimi sistemi dell’etica.

E mi sono chiesta cosa abbia spinto questa forte delusione nel cuore di molte persone.

Noi non siamo più capaci di essere comunque appagati e contenti se le cose non vanno come vogliamo noi. Non sappiamo più stare al gioco delle parti.

Quella squisita, inaspettata bellezza delle cose impreviste ci lascia addosso un senso di frustrazione che non sappiamo gestire e ci spinge a criticare tutto quello che è diverso da come vorremmo.

Una volta il Cinema ci mostrava Vivian che smette di fare la prostituta e sposa felice il suo Edward, e nella nostra mente si rafforzava l’assioma per cui – lui salva lei, lei salva lui  e vissero per sempre felici e contenti -.

pretty woman due

pretty woman 3

Era esattamente quello che volevamo credere, erano gli anni ’90 e coltivavamo con occhi sognanti la speranza che prima o poi la vita avrebbe imitato l’arte e la perfezione avrebbe cambiato anche la nostra esistenza.

Il tutto, ovviamente, non senza essere passati attraverso un attimo di finto cinismo, lanciato lì solo per fingere di avere almeno un piccolo dubbio sull’evolversi della vicenda:

<< – tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene

– quella granculo di Cenerentola ! >>

Così. Solo per dare al pubblico la momentanea illusione che nemmeno dentro la favola, la favola fosse possibile.

E rendere il tutto ancora più intenso, struggente e romantico nel suo epico finale.

 

Ma – e mi duole dirlo per la mia autostima – siamo nel 2017.

Non siamo più le teenagers che impazziscono all’avvio delle note di It must have been love.

La vita è andata avanti e ci ha caricato del nostro discreto peso di insoddisfazioni, delusioni e piccoli fallimenti che ci rendono totalmente inaccettabile vedere, anche sul grande schermo, che a volte le persone possono non essere all’altezza delle aspettative.

Abbiamo seguito Rory Gilmore e sua madre per anni, covando la segreta certezza che la laurea a Yale l’avrebbe lanciata verso – uno splendido futuro – (1×01). Pretendiamo di vederla realizzata, piena di soldi, una donna di potere e successo.

Non possiamo proprio accettare che non ce l’abbia fatta. Che si sia sentita schiacciata dallo stress insostenibile di una carriera dai ritmi folli e abbia fatto tilt. Che sia ancora innamorata dello scapestrato redento che ha questa imperdonabile colpa di essere straordinariamente bello e ricco. E di successo.

courtesy of Netflix
courtesy of Netflix

Perchè ci da proprio fastidio. Ci veicola lo stereotipo di genere secondo cui la donna non ce la fa a sgobbare e si rassegna ad essere la concubina dell’uomo di potere. Stiamo ancora pensando che lei avrebbe dovuto scegliere Dean, l’irresistibile carpentiere che leggeva Jane Austen e – dieci anni dopo – parla di sua moglie come di una sforna figli (ve la ricordate 1×14 la cena anni ’50 a casa di Babette? eh, quella roba lì. Il seme era piantato e stava già germogliando).

rory e Dean

Ma lo stereotipo ce lo veicoliamo da sole.

Ogni volta che ci convinciamo che il nostro Amore lo salverà.

Che vogliamo credere all’Amore – per sempre – e non – all’Amore ogni giorno che dipende solo da noi- .

Ogni volta che mettiamo le persone su un piedistallo sul quale non sapranno mai stare, perchè sono persone e non statue, ed hanno carne, difetti e limiti.

E ci da terribilmente fastidio che ce lo raccontino. Che ci facciano vedere che l’arte imita la vita molto più di quanto non accada il contrario, e che i personaggi che abbiamo amato falliscano esattamente come falliamo noi, sbaglino come sbagliamo noi, smettano di amarsi come a volte facciamo noi.

Perchè noi vogliamo credere ancora che Richard Gere arriverà con la sua limousine ad arrampicarsi sulle nostre scale di emergenza e portarci via. Prima che il peggio arrivi.

pretty woman 4

Ma vi dico un segreto.

Pretty Woman è ancora Pretty Woman perchè non abbiamo mai saputo come è andata a finire.

Perchè non hanno mai voluto girare il sequel. Perchè con un atto di straordinaria intelligenza avevano capito di aver creato lo stereotipo immortale che avrebbe fatto la loro fortuna.

E’ ancora indimenticabile dopo quasi trent’anni perchè non li abbiamo mai visti indebolirsi, sbagliare e non essere capaci di rimettere insieme i pezzi. Come succede nella vita.

C’è molto più coraggio nel mostrare i fallimenti. Quelli che non ce l’hanno fatta come noi volevamo. Perchè è più onesto che dire – stai tranquilla che tutto andrà bene -.

Le cose non vanno sempre bene. Le persone fanno delle scelte. Le scelte richiedono coraggio e il coraggio fa molta paura. Ma le persone fanno delle scelte e se sono persone coerenti le portano fino in fondo.

L’amore si sceglie. Se non lo scegli è anche questa una scelta, a suo modo.

Ma noi, oggi, siamo ancora quelle teenagers che aspettano di sentire l’avvio di It must have been love contro ogni senso del logicoanche quando siamo sedute al cinema a vedere La la Land.

E a Chazelle (il regista), quel sottile paternalismo che ci irride, che ci sussurra oltraggiosamentete lo faccio vedere quel finale che vorresti vedere. Te lo metto lì con una musica retrò e tanti bei passi di danza ma poi te lo dico che la vita non va per forza cosìnon lo perdoneremo mai.

Perchè noi, come Vivian, continuiamo a volere la Favola.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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