Libri Flop del 2016 : ecco i quattro che non dovete leggere

Sono stata lontana dal blog per un mese. Avevo bisogno di riposarmi e rigenerarmi.

Mi succede tutti gli anni: la fine di dicembre coincide con un grosso buco nero emotivo e sconfina in un sentimento che poi, fortunatamente, sconosco per il resto dell’anno.

Ben lungi dal volervi tormentare con la mia depressione, ho pensato quindi di prendermi un mesetto di ferie e vi dirò: ha giovato.

Ora mi sento pronta a dirvi quali sono stati i libri flop del 2016, che a posteriori vorrei non avere nemmeno preso in considerazione. Perchè, ormai lo sapete, io non abbandono mai un libro dopo averlo cominciato ma se capita disgraziatamente che non mi piaccia lo considero una vera, triste perdita di tempo.

Siete pronti? Serve che faccia il solito disclaimer? Lo sapete, non sono buona. Per niente. Se i libri che seguono vi sono piaciuti non è un attacco personale a voi. Ognuno ha i suoi gusti, vivaddio.

  • Lacci, di Domenico Starnone, Einaudi, 2014, 133 pagine

    A metà strada tra un romanzo epistolare e corale, è davvero il racconto più superficiale ed insignificante che si possa fare dell’universo emozionale scaturente da una separazione familiare. Inizia ex abrupto, con una lettera – insulto della povera moglie abbandonata e derelitta (?!) al marito fedifrago, continua con il più maschilista e sessista dei monologhi da parte di costui, si conclude con la voce disperata dei figli non senza essere passati per un climax di mistero e perfidia sulla devastazione di un appartamento ed il sequestro di un gatto. Ve ne ho parlato qui, ma io al posto vostro non perderei tempo. Se però vi scappa proprio, lo trovate qui:

  • La Verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker, Bompiani, 2013, 779 pagine

    La Trama è praticamente leggendaria. Marcus Goldman è uno scrittore che ha scalato le classifiche di vendita col suo romanzo d’esordio ed ora è nel panico. Il suo talento sembra essere svanito. Si rifugia in cerca di aiuto ed ispirazione dal suo professore di letteratura all’università, giusto in tempo per vederlo messo agli arresti con l’accusa di aver assassinato il suo amore di gioventù, la quindicenne Nola Kellergan. Il buon Marcus deciderà di indagare sulla vicenda al solo scopo di scagionare da ogni accusa il suo mentore. Che, poi, intenda sbattere tutta la storia nel suo nuovo romanzo salva-lastrico è un dettaglio del tutto privo di interesse per il lettore, che chiaramente – se ha un minimo di sensibilità – a pagina 3 già lo odia.  Il protagonista è irritante, è vittima della sindrome autocelebrativa al contrario. Avete presente quelli che hanno di se stessi un’opinione talmente alta da ripetere continuamente a chiunque quanto sentano di non valere niente? Quanto si sentano insulsi ed incapaci, quanto la loro vita e il loro successo siano stati solamente un grosso cumulo di coincidenze fortunate? Il tutto – ovviamente – al solo, esclusivo, scopo di farsi dire quanto talentuosi, capaci e caparbi in realtà siano? E’ davvero snervante. La storia è troppo lunga, è stata trattata malissimo perchè è farcita di racconti inutili che stanno lì solo per sviare l’attenzione. Questo è un espediente letterario odioso che non ho mai tollerato. Se sei un bravo scrittore, per fregarmi non hai bisogno di farmi guardare a destra per far sgattaiolare l’assassino a sinistra. Se hai bisogno di farlo non sei bravo come credi o non hai abbastanza fiducia in te stesso. Dicker è bravo ma è troppo insicuro, se avesse tagliato un buon 40% del suo delirio, il libro ne avrebbe giovato. Il finale è agghiacciante ma vi rimando alla mia recensione perchè credo che la metafora calcistica che ho usato chiarisca ciò che penso meglio di qualunque spiegazione. Per me è un grosso NO.

  • Un delitto quasi perfetto, di Jane Shemilt, Newton Compton, 2016, 137 pagine

Trattasi della seconda fatica “letteraria” di Shemilt e, a mio avviso, poteva tranquillamente risparmiarsela. Dopo il successo del primo libro, anche meritato – con il solo limite di aver ben chiaro si tratti di puro intrattenimento – questo è evidentemente un tentativo riuscito male di bissare il colpaccio. E questa manovrina il lettore esperto raramente te la perdona. Ve ne ho parlato qui ma davvero non ne vale la pena, lo sconsiglio con convinzione.

Essèpperò non vi ho convinti——–>

  • Le streghe bambine di Salem, una storia vera del 1692, di Frances Hill, Piemme, 2006, 363 pagine

    Questo è stato il libro che quest’anno più mi ha deluso, ma probabilmente è dipeso dalle mie aspettative. L’ho cercato per tantissimo tempo, quasi due anni, essendo ormai da un po’ fuori catalogo. L’ho scovato in biblioteca, l’ho voluto leggere con foga ma non scorreva. Allora ho provato a leggerlo lentamente e con maggiore attenzione ma non scorreva nemmeno così. Non mi è piaciuto come mi aspettavo, purtroppo. Ve ne ho parlato qui, come vi dicevo è fuori catalogo quindi potete provare a controllare in biblioteca qualora foste interessati. Lo trovate sicuramente in biblioteca qui a Milano, se riesco a ricordarmi di andare a restituirlo, wtf.

Quest’anno, comunque, sono stata molto fortunata. Ho letto oltre venti libri, tra letture e riletture, ma solamente quattro si sono rivelati dei flop e li ho letti tutti in pochissimo tempo.

Questo significa, per fortuna, che possiamo chiuderli nel cassettino piccolo dei costi irrecuperabili, lasciando il bilancio sulla qualità del tempo investito in lettura, sostanzialmente, positivo.

Voi siete stati altrettanto fortunati o vi è andata peggio? Quali sono stati i vostri flop?

 

C.

 

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