Ci sono eventi che sembrano davvero organizzati con una punta di divino sarcasmo.
A poche ore dall’assegnazione del Premio Nobel 2016 per la letteratura, si è spento all’Ospedale Sacco di Milano il grande Dario Fo, artista istrionico e ultimo Premio Nobel Italiano per la letteratura.
Era nato a San Giano (VA) nel marzo del 1924, aveva studiato all’accademia di Brera, poi al Politecnico, fino alla scoperta dell’amore per il teatro e per la satira. E’ stato un drammaturgo, un attore e un regista; è stato uno scrittore, un autore, un illustratore, un pittore ed uno scenografo di fama mondiali: i suoi lavori sono stati rappresentati con successo in molti teatri del mondo. Insieme alla moglie, Franca Rame, è stato un attivista del Soccorso Rosso Militante, dedito alla difesa pubblica di personaggi come Marini e Lollo, come Sofri, Valpreda, Pietrostefani e Bompressi.
Anticonformista, anticlericale, decisamente opposto ad ogni forma di potere costituito, Fo ha rappresentato per il nostro paese l’emblema dell’antiartista per eccellenza, totalmente contrapposto al profilo dell’intellettuale conservatore orientato alla protezione dell’ordinamento socio-culturale esistente. Lui, che insieme al suo più grande amore, Franca Rame, fu bandito dai teatri stabili, dalle radio e dalla televisione, ha fatto della sua arte uno strumento di livellamento della giustizia quantomeno morale, vincendo nel 1997 il Premio Nobel per la letteratura “perchè, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi“.
Il suo commento a questo immane riconoscimento professionale e morale fu “con me hanno voluto premiare la gente di teatro“. Ammirerò per sempre l’umiltà con la quale Fo ha vissuto la propria carriera artistica, lui che dichiarava di avere imparato il teatro guardando gli altri da dietro le quinte, di essere stato un parvenu, un signor nessuno nella scuola di chi faceva del teatro la propria vita. A proposito di sua moglie soleva dire : “è stata la mia maestra“.
Tra gli innumerevoli suoi lavori, alcuni dei quali mi pregio ed onoro di avere letto, lo ricorderò sempre per i suoi sei auspici per il mondo :
Auspico un mondo senza corrotti, corruttori e corruttibili. Dove la politica metta finalmente gli occhi e le orecchie a servizio degli italiani. Auspico un mondo dove le frontiere siano luoghi di incontro e non di respingimento, delle terre di mezzo dove le culture degli uomini possano abbracciarsi. Auspico un mondo in cui la legge serva a proteggere i deboli e gli oppressi, non a permettere ai potenti di opprimere sempre meglio chi non ha possibilità di difendersi. Auspico un mondo dove la cultura e il bello siano finalmente riconosciuti come gli unici valori che possono salvare l’umanità dall’abbruttimento e dall’inconsapevolezza. Auspico un mondo dove le religioni non siano più motivo di divisione e di guerra e gli uomini sappiano guardarsi negli occhi e confrontarsi serenamente, a prescindere dalle loro apparenti differenze e anzi facendone tesoro. Auspico un mondo dove la comunicazione sia il più possibile diretta e umana, e non che si approfitti della facilità con cui la tecnologia riesce a rendere più veloci le relazioni fra gli esseri umani per vendere con maggior scaltrezza e profitto spudorato“.

Amava dire “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri“, facendo riferimento alla vita straordinariamente densa vissuta sempre fino all’ultima goccia di emozione.
Io La correggerò, per questa sola volta, Maestro: dicendoLe che per noi che vi abbiamo tanto amati Voi vivrete per sempre.
C’è una frase che Fo disse un paio di anni fa, rispondendo ad un’intervista di Anna Bandettini. La porto sempre con me perchè credo che racchiuda la ricetta della sanità mentale.
Lei domandava quale bugia il Maestro non avrebbe mai voluto leggere in una sua biografia.
Lui, sardonico e impietoso come sempre, rispose: “Sono diventato uno con uno stomaco forte: non me ne frega niente. Una balla, un insulto, una menzogna… mi fanno incazzare per cinque minuti poi basta, non mi ricordo più, forse me lo sono inventato. Non è presunzione. Solo ho imparato a non ingoiare le infamità. Le sputo prima“.

Felicemente riunito alla Sua Franca, Maestro, Vi saluto con il mio più grande affetto.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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