Ho incrociato Così è la vita: imparare a dirsi addio per caso, mentre cercavo un titolo da abbordare per l’offerta Einaudi Tascabili (sì, mi faceva gola il telo di Moby Dick).

Nonostante io sia una lettrice innamorata di Concita De Gregorio, nonostante questo libro sia ormai stato edito nel lontano 2011, devo ammettere che lo avevo perso.
Quando ho iniziato a leggere nella mia testa echeggiava continuamente la frase apposta sul retro di copertina

 << ora che so tutto sui dinosauri, posso sapere come è morto mio nonno? >>
E’ stupenda e racchiude il senso dell’intero saggio.

La morte è il tabù del nuovo millennio.

Quello che il sesso era stato per le vecchie generazioni noi lo abbiamo trasferito sull’elemento più suggestivo ed inspiegato della nostra esistenza.
Sembriamo affetti non solo dall’incapacità cronica di accettare sul nostro corpo le conseguenze dell’impietoso trascorrere del tempo.
Ma nell’attimo stesso in cui siamo chiamati al cospetto di un evento così significativo ed importante le nostre paure prendono il sopravvento, inducendoci a liquidare ogni discorso in maniera superficiale ed evasiva.
In questo i bambini sono molto più bravi di noi: non hanno paura delle loro domande, ce le pongono con la fiducia di chi è convinto che – alla nostra età – una qualche risposta l’avremo pure trovata.
E’ avvilente dover poi constatare che lì dove loro hanno avuto il coraggio di chiedere noi abbiamo rifuggito quello di dare una risposta.
Che abbiamo preferito vaghi riferimenti a nonni partiti per lunghi viaggi, cagnolini ascesi al paradiso degli animali, amici tramutati in angioletti di Gesù.

Ci vuole coraggio per essere un bambino di 8 anni che domanda della morte di suo nonno.

Ci vuole tutto il coraggio di uscire dall’angolino buio dove la risposta ti fa paura e di farlo per la potenza e la grandezza dell’amore che nutri per la persona che stai cercando, che ti manca, che inspiegabilmente non vedi più da giorni o settimane. Sei un bambino di 8 anni: ma nessuno intorno a te sembra farci caso.
Siamo tutti troppo occupati a concentrarci sulle nostre incapacità e frustrazioni, sul non sapere cosa dire e come dirlo.
Ci crogioliamo nell’illusione che le scuse che abbiamo inventato siano per loro di un qualche conforto.
O almeno che lo siano più dell’idea che ad un certo punto tutto finisca e non resti più nulla della persona che abbiamo amato.
Perchè è qui che si concentra il vero fulcro del problema.
Trascorriamo la nostra vita a millantare un credo in valori superiori ed immutabili.
Ma nel momento in cui sarebbe necessario non siamo capaci di farlo.
In punto di morte di un amico, di un caro, di un conoscente, manifestiamo la nostra vera natura di ipocriti e iniziamo a provare paura.
Se avessimo anche soltanto un minimo della fede che pubblicizziamo, non necessariamente in un’entità religiosa, sapremmo nel profondo del nostro cuore che nessuno muore mai.
Chiunque resta in tutto ciò che ha insegnato e regalato, che ha fatto per noi e in noi.
Invece, in un momento della vita in cui l’immaturità dell’età, o il semplice agnosticismo,  non concedono spazio alla consolazione religiosa, i bambini preferiscono domandare e noi preferiamo mentire.

Questa è la più grande metafora della vita che abbia mai letto.

I bambini sono gli unici individui, su questo pezzo di mondo, ad avere il diritto assoluto alla verità, sempre.
Perché ogni bugia pietosa che raccontiamo servirà unicamente a farne degli adulti incapaci di parlare, a loro volta, di ciò che sembra difficile e scomodo.
Se si chiudesse qui la mia riflessione, non ne verrebbe fuori una bella opinione sul libro.
Invece l’ho trovato splendido.
Dopo aver messo in luce – da una prospettiva squisitamente laica – tutti i limiti che abbiamo come esseri umani su questo bruciante argomento, il passo in più di meravigliosa leggiadria è l’aprirsi alla possibilità di imparare di nuovo a parlare della vita e della morte come di due elementi imprescindibili e positivi dell’esistenza.
Da questo punto di vista, sono perfette le parole de L’anatra, la morte e il tulipano:
la morte non è altro che una compagna fedele che ci cammina accanto nel caso ci succedesse qualcosa, per poi accompagnarci serenamente quando verrà il momento dell’ultimo viaggio.

La più bella esperienza per un lettore è senza dubbio quella di trovare libri che cambino un pochino la sua esistenza.

Questo ha certamente avuto un meraviglioso impatto sulla mia.
Perché grazie alle parole di Concita e alle domande dei “suoi” bambini sono certa che avrò molta meno paura e difficoltà, a tempo debito, nel parlare della vita e della morte con mio figlio.
Grazie Concita!

 

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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