Il gatto venuto dal cielo di Hiraide Takashi 

Il gatto venuto dal cielo è un romanzo breve dello scrittore e poeta giapponese Hiraide Takashi.
Il libro narra il lento svolgersi della vita di una giovane coppia nipponica apparentemente distaccata e anaffettiva e di come essa venga improvvisamente ravvivata dall’arrivo di Chibi, una gattina vivace ed affettuosa che giorno dopo giorno farà breccia nel cuore di marito e moglie, stravolgendone completamente i sentimenti.

Nella sinossi che precede ho volutamente sottolineato il termine apparentemente, per evidenziare come per l’ennesima volta mi trovi in totale disaccordo con le note in quarta di copertina.
Diamo un’occhiata:

Un uomo e una donna sono sposati da poco eppure sembra che già non abbiano più nulla da dirsi: forse è l’abitudine, forse è qualcosa di oscuro che li sta allontanando. Ma un giorno un gatto entra nella loro vita. E la cambia per sempre. Chibi si autoinvita nella loro cucina e come una brezza dolce e scatenata spezza via i silenzi che dividevano marito e moglie. Giorno dopo giorno, le visite della piccola ospite – Chibi rifiuterà sempre di farsi adottare, è uno spirito libero lei! – regalano gioie nuove, scoperte continue, un modo diverso di prendersi cura l’uno dell’altro.
Con una sensibilità tutta giapponese, Hiraide Takashi è riuscito come pochi altri a fare di un animale un personaggio assolutamente indimenticabile, capace di rasserenare i cuori, di illuminare anche la malinconia più buia. Di donare nuova vita a un amore ritrovato >>.

 
Io ho letto un altro romanzo.
Vorrei innanzitutto sgombrare il campo da un equivoco di fondo: Chibi non rifiuta di farsi adottare perché è uno spirito libero. Più in generale, Chibi non rifiuta di farsi adottare.
Chibi viene accolta nella dimora dei vicini di casa nel giorno in cui compare ed instaura subito un legame profondo con il bimbo di questi; poi, decide di iniziare a frequentare assiduamente i Takashi, mangiare il loro cibo, dormire nel loro letto, farsi compagnia a vicenda. La gatta manifesta chiaramente di aver scelto di amarli alla stregua dei propri padroni. La prospettiva è del tutto opposta a quella annunciata dalla sinossi e personalmente non credo che sia un dettaglio irrilevante, bensì un messaggio ben preciso.
L’autore vuole dirci che l’amore non si sceglie, semplicemente nasce. Nasce in un gatto, che è per definizione un animale libero e indipendente, anche fuori dallo schema tutto umano che lo vorrebbe unito a un solo padrone; nasce nelle persone, per quanto distratte o concentrate unicamente sul proprio lavoro e sulla propria vita, e si insinua lentamente nelle loro giornate passando da un timido e lento ignorarsi, al conoscersi poco a poco fino all’esplosione finale.  Takashi ha saputo raccontarlo come solo un poeta poteva fare..il problema, stando alla citata sinossi e alle recensioni che ho letto online, è che non tutti hanno avuto la sensibilità giusta per poterlo cogliere.
Quando ho letto la trama ho immaginato mi sarei trovata tra le mani il racconto di un matrimonio difficile e del percorso a due per risolverne i problemi. Ma neanche questo ho trovato poi nella lettura.
La cultura giapponese è molto diversa dalla nostra, molto più pudica e sensibile, più attenta ai rapporti umani ed al rispetto della natura e delle creature di Dio. E’ altresì metodica, rigorosa, molto impegnata e con il culto del lavoro e del saperlo svolgere al meglio delle proprie possibilità.
Tra le righe del racconto io non ho colto una crisi matrimoniale, ma un dettagliato resoconto delle vite delicate e riservate di due persone in perfetta armonia, molto impegnate e concentrate sul proprio lavoro e forse non particolarmente effervescenti sul piano caratteriale, ma non ho mai avuto l’impressione che “qualcosa di oscuro le separasse“. L’amore reciproco mi è stato evidente in tutti i piccoli gesti dipinti qui e là lungo la storia, nel muoversi l’uno vicino all’altro con una precisione millimetrica e quasi che fossero incastrati l’uno nell’altra, nei sorrisi simultanei sfuggiti dinanzi allo scorrere degli eventi. Nel raccontarsi e raccontarci la loro vita, Takashi usa sempre il plurale sin dal principio
Ci sembrava che non esistesse un gatto più bello di lei, neanche a cercarlo nei programmi televisivi o nei calendari.
Però anche se ci sembrava ormai il gatto migliore di tutti, non era nostra .
Le emozioni raccontate, i gesti, sono sempre simultanei. Nella storia c’è sempre un Noi.
Non è lessico, non è semantica: è la grammatica dell’amore. Quando le persone smettono di amarsi, quando qualcosa di oscuro le separa, i loro verbi hanno tempi diversi.

Inoltre, la gattina arriva subito. A pag. 6 veniamo a conoscenza del fatto che sia stata accolta nella casa dei vicini e che i protagonisti se ne dispiacciono già. Non c’è stato nemmeno il tempo, pur volendo, di introdurre il quadro di una crisi matrimoniale in atto.

Nonostante queste osservazioni, ho dovuto mio malgrado rendermi conto che il libro è stato per lo più frainteso e che le recensioni che si possono trovare nel web siano parecchio fuorvianti.

Non vi nascondo che la lettura risulti più impegnata di quello che si potrebbe pensare approcciando un libro di questo genere, soprattutto per come viene appunto presentato: Takashi nutre un amore appassionato per le descrizioni dettagliate fino alla minuzia più insignificante. Ci descrive luoghi, suoni, colori, rumori con una tale dovizia di particolari che alla fine li vediamo e sentiamo anche noi, insieme a lui.
Ciò, se può risultare poetico e soave nel parlare del battito d’ali di una libellula o della neve che cade sui rami di un Olmo, lo è molto meno riguardo a mantidi che sventrano cicale, ferite sanguinanti e spelacchiate o metodi per il calcolo delle altezze di un palazzo.

Sicchè a volte, è vero, si sbadiglia un pochino. Ma si tratta comunque di momenti molto brevi, intervallati tra loro da una tale poetica visione dell’esistenza e dell’amore che possiamo anche perdonare qualche tratto ruvido e dire che nel complesso il libro è veramente molto bello.

C’è un passo che mi ha particolarmente appassionato e che spiega esattamente quello che intendo dire.

Ad un certo punto accade qualcosa che addolorerà terribilmente i due protagonisti, non posso dirvi di cosa si tratti perché sarebbe uno spoiler odioso.

Nonostante ogni sforzo, arriva un momento in cui sembra che la moglie del protagonista stia scivolando nella tristezza più profonda ed irreversibile, di quelle che non riusciranno mai più a farla sorridere ed essere felice. La sola cosa che pare importarle, in quel momento, è la possibilità di stare vicino al grande amato Olmo, che purtroppo giace nel giardino dei vicini ed è interdetto loro alla vista.
Ebbene, Takashi si anima di un gran coraggio ed intraprende, appunto, quei noiosi studi di geodetica che hanno fatto sbadigliare moltissimi lettori.
E ci dice:

Forse avevo iniziato a pensare a queste cose, nel tentativo di disperdere dolore e rabbia nell’atmosfera intorno a me. In realtà non è che abbia mai fatto quelle assurde triangolazioni. Cercavo solo consolazione nell’idea di poter applicare le luminose invenzioni degli antichi alla mia vita, il cui orizzonte sembrava ormai irrimediabilmente oscurato.

Oscurato: privato di luce.

Credo che sia il modo più dolce, toccante e sensibile di descrivere il dolore che si prova guardando soffrire la persona che ami. Improvvisamente, la luce, i colori, il calore svaniscono e tu faresti qualunque cosa per farla tornare a ridere.
Persino studiare il modo corretto di fare triangolazioni geodetiche, per capire quale sia il punto migliore per comprare una casa che guardi su un albero.

A me questo libro è piaciuto molto, ma è necessario accostarvisi con la consapevolezza che non si sta leggendo un libro di intrattenimento. La prosa è sottile e fortemente metaforica, delicata e anche molto elegante. Pur contando appena 132 pagine è un libro che va letto con calma, senza ingordigia, ma che vi scatenerà il desiderio di fare esattamente l’opposto: berlo voracemente tutto in un sorso.
Io vi consiglio di non farlo. Datevi il tempo di assimilarne il linguaggio e la prospettiva, per capire ciò l’autore sta sottilmente cercando di dirvi e che qui ho cercato, in parte, di rimettere in luce.

E Santo Cielo: Qualcuno dica alla Einaudi di rifare la quarta di copertina.

 

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