Voto: 7/10
Sono stata molto in dubbio se scrivere questa recensione.
Io non sono una cultrice del politically correct, con le verità scomode sono sempre andata a nozze. E siccome qui c’è di mezzo una realtà giudiziaria che oramai, come si dice nel mio gergo professionale, è cosa giudicata, l’occasione presta il fianco alla probabilità che mi arrivino i peggiori insulti.
Raffaele Sollecito, lo sanno anche i sassi ormai, è stato definitivamente assolto dalla Cassazione dalle accuse di omicidio di Meredith Kercher, studentessa inglese rinvenuta morta nella sua casa studentesca di Via La Pergola a Perugia il 2 novembre 2007.
Immediatamente le indagini si sono convogliate su Amanda Knox, sua coinquilina americana, Raffaele Sollecito, apparente fidanzatino di quest’ultima, e Rudy Guedè, ivoriano naturalizzato italiano per adozione di genitori perugini.
Amanda e Raffaele sono stati sottoposti ad un iter processuale che potremmo definire aberrante.
Condannati in primo grado, assolti in secondo dalla Corte di Assise di appello nel 2011 con la formula “per non aver commesso il fatto”, quella più liberatoria in assoluto: il crimine c’è, non sono stati loro a commetterlo. Nel 2013 la Cassazione accoglie il ricorso presentato dalla Procura generale di Perugia ed annulla la sentenza di assoluzione in appello, rinviando gli atti per il nuovo processo da farsi dinanzi alla Corte d’Appello di Firenze. Quest’ultima, il 30 gennaio 2014, condanna nuovamente Raffaele ed Amanda, rispettivamente a 25 e 28 anni di reclusione. Le difese propongono nuovamente ricorso per Cassazione e quest’ultima, il 27 marzo 2015, annulla definitivamente le sentenze di condanna a carico dei due ragazzi, sancendone la non colpevolezza e ponendo fine in modo immutabile alla vicenda giudiziaria.
L’omicidio di Meredith Kercher resta, dunque, ad oggi imputato unicamente all’ivoriano Rudy Guedè, che sconta una sentenza di condanna a 30 anni emessa a seguito di giudizio abbreviato, parzialmente riformata in appello con la rideterminazione della pena in sedici anni.
L’opinione pubblica ha reagito negativamente alla conclusione della vicenda giudiziaria: come spesso accade in questo paese, la cronaca giudiziaria viene interpretata dal pubblico come un accertamento di verità incontrovertibile sempre a carico del presunto colpevole, con la conseguenza che se l’imputato nei salotti tv sembra colpevole allora lo è oltre ogni ragionevole dubbio e se il Giudice si discosta da questo assunto allora in Italia non c’è giustizia.
sollecitoLa premessa, lunga ma doverosa, mi serve per dire questo. Il libro, scritto in maniera sorprendentemente ben fatta, è un evidente tentativo di ricostruire uno straccio di dignità alla persona di Raffaele Sollecito, dopo la distruzione mediatica che ne è stata fatta in 8 anni di vicende giudiziarie.
Ciò emerge chiaramente dalla descrizione che Raffaele fa della propria vita, sin dalla più tenera infanzia. E’ tutto troppo patinato, tropo perfetto, troppo caratterizzato dalla più alta etica e moralità. Il sottotesto sembra essere, ovunque, “capite perchè non posso essere stato io? sono stato cresciuto troppo bene, con valori troppo alti!”.
Non è credibile, Raffaele si ritrae per tutta la sua vita infantile ed adolescenziale come un perdente vittima delle avversità, una persona senza nemici, senza grilli per la testa, che non ha mai fatto nulla di male e che se raramente è rimasto coinvolto in vicende poche chiare è sempre stato per colpa di qualcuno che lo aveva tirato in mezzo.
No, non ci sta. Le scemenze adolescenziali le abbiamo fatte tutti e non per questo siamo diventati inclini a sgozzare studentesse nelle loro camere da letto.
Sarebbe stato più credibile se avesse raccontato la sua vera vita, senza pennellate di bianchetto sui coni d’ombra o patinature sugli elementi sgranati della sua esistenza.
Tocca i vertici del ridicolo nel raccontare della separazione dei genitori: gli adulti litigano contendendosi i bambini, cercando di tirarli ognuno dalla propria parte, come spesso accade nei matrimoni che finiscono, e lui – che ha 8 anni!!! – li bacchetta dicendo che non si fa, che non devono cercare di accaparrarsi l’amore dei figli, perchè lui è un bambino e li ama entrambi e non è giusto che sia bistrattato per le loro questioni.
Maddechè? Il divorzio dei genitori produce la deflagrazione dell’universo emotivo ed affettivo in tutti i bambini di quell’età e lui invece si mette in cattedra ?
Raffaele: no. Lo stai facendo nel modo sbagliato.
La parte veramente interessante del libro arriva dopo il delirio solipsistico sulla propria personalità.
Il resoconto della vicenda giudiziaria è molto ben scritto, preciso, credo ci sia la mano di un consulente dietro alcuni passaggi tecnici dello scritto.
Credo sia una lettura “per tutti”, con la sola precauzione che se partiamo dal presupposto che non possiamo certamente trovarci di fronte ad un libro che dica “sono stato io”, è chiaro che in tutta quella profusione di negazioni di responsabilità e fatti tecnico-giudiziari, riesci a tirare le fila del discorso solo se sai cavartela nel distinguere i fatti dalle semplici asserzioni.
Ad ogni modo, gli avvenimenti che lui presenta, analizza e commenta – tutti facilmente verificabili dagli atti processuali, che sono pubblici – sono tutti molto chiari ed esplicativi del perchè a distanza di 8 anni si sia arrivati ad un prosciogliemento completo. Resta, semmai, l’amaro in bocca dopo averlo letto al solo pensiero che – stando davvero così le cose – questo ragazzo abbia trascorso 3 anni di vita in galera e gli altri 5 con una spada di damocle pesantissima sulla testa.
Una domanda ha continuato a ronzarmi in testa dopo averlo terminato: se le cose stanno così, e io che sono un avvocato devo credere che le cose stiano così se c’è una Cassazione definitiva che lo ha stabilito, come è possibile che si sia cercato per 8 anni di accanirsi a dimostrare una colpevolezza inesistente quando l’unico responsabile da subito evidente grazie al DNA era stato immediatamente assicurato alla giustizia?
Agghiacciante. Potrebbe davvero accadere a chiunque.
Molto istruttivo, mi è piaciuto. Lo consiglio a tutti coloro che siano interessati a far luce sui propri dubbi sulla questione.
Il titolo è assolutamente geniale.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

follow me

Related Post

Tag:, , ,