L’ombra dello scorpione di Stephen King

Edizione Integrale, febbraio 1975 – dicembre 1988
Romanzo post-apocalittico

Ho, finalmente, concluso la lettura di questo libro e – quindi – è arrivato il momento di tirare le somme.
Il Governo americano si lascia sfuggire, ovviamente per sbaglio, un virus estremamente letale che, nel giro di 3 settimane, quasi azzera la popolazione degli Stati Uniti e, si ritiene, dell’intero globo terracqueo.
Il futuro, se ce n’è uno, è nelle mani dei pochi sopravvissuti cui spetta il compito di ricostruire una società intera, ma il male è sempre in agguato e veste i panni di un personaggio molto oscuro: quale solo l’anima umana può riuscire ad essere.
Preliminarmente, devo dire che questo libro è stato il primo ed unico libro letto di Stephen King. Avendo visto alcuni film tratti dai suoi romanzi, e non avendoli apprezzati particolarmente, mi ero creata una sorta di pregiudizio e, si sa, i pregiudizi sono tanto stupidi quanto duri a morire.
In ogni caso, voi che mi leggete dovrete tenere conto che non conosco assolutamente l’autore ed il suo stile e che non sono in grado di inquadrare correttamente l’opera nel suo contesto reale, soprattutto ove si tenga a mente che uno dei protagonisti (a quanto ho capito) compare anche in altre opere.
Ciò premesso, inizio col dire che nel riassunto della trama penso di aver banalizzato molto la storia.
La prima parte del libro, quella in cui King annienta i 3/4 della popolazione mondiale con un po’ di muco e 4 starnuti, è assolutamente divina e piena di pathos.
Non riuscivo a staccarmi, a spegnere il mio ebook e quel che più mi sconvolgeva era il retropensiero che si insinuava in me ad ogni riga, quella sottile consapevolezza che anche a non voler essere dei complottisti e a non voler credere che i governi creino potenti armi batteriologiche in grado di radere al suolo la vita su tutto il pianeta…lo stesso risultato potrebbe comunque essere raggiunto da altre pandemie dalle quali, purtroppo, molti popoli sono afflitti: l’epidemia di Ebola della scorsa estate è un ricordo vivo in ognuno di noi.
Mentre leggevo, ammiravo la maestria nel tenere il lettore letteralmente appiccicato alle pagine per sapere cosa sarebbe successo poi e la mia fantasia galoppava domandandosi quali agghiaccianti epiloghi avrebbe potuto avere una vicenda che inizia con la quasi totale distruzione del genere umano.
Una volta fatto il punto tra chi muore e chi resta, inizia la seconda parte del libro..quella che narra le vicende dei sopravvissuti (buoni e cattivi) ed i loro tentativi di ricostituire una comunità democratica sulle macerie della distruzione di cui sopra.
Da questo punto esatto il libro prende una piega che non mi aspettavo.
Devo ammettere che la colpa è solo mia, nel senso che non avendo mai letto un romanzo post-apocalittico non mi aspettavo che il tema centrale fosse la ricostruzione e la rinascita, avevo dato per scontato il solito clichè per cui il maestro dell’Horror non poteva che aver scritto un romanzo horror.
Così non è, nel senso che la sottile paura che mi ha accompagnato in crescendo per tutta la prima parte del libro ad un certo punto si è fermata, ha lasciato spazio alla razionalizzazione che un evento analogo potrebbe davvero verificarsi sul nostro pianeta dove, del resto, i dinosauri si sono estinti per una serie di eventi naturali e climatici, lasciando spazio alla vita del “dopo”…e la descrizione di quel “dopo” è stata per me un pò noiosa, perchè fondamentalmente incentrata sul solito dualismo bene/male, quesito narrato e stra-narrato un pò in tante salse.
A ciò si aggiungano gli elementi di soprannaturalità che per evitare spoiler non descriverò ma che hanno contribuito a rendermi la narrazione ulteriormente irreale e fantascientifica. Come dire: faceva paura finchè era possibile…poi ha sconfinato nell’irreale e nel mistico ed è diventato noioso.
L’epilogo della vicenda mi è sembrato un pò affrettato, come se l’Autore avesse voluto concludere un qualcosa che andava avanti da troppo tempo e avesse colto la prima intuizione per farlo. Cercando maggiori informazioni sull’opera, ho scoperto che la prima stesura del romanzo richiese ben sedici mesi e che alla fine di quel periodo King arrivò ad un blocco, sospendendo la narrazione.
La conclusione fu poi redatta in sole nove settimane qualche tempo dopo, grazie ad un colpo di genio improvviso e benevolo..forse è per questo che il finale sembra un po’ buttato lì, azzardato, quasi come se non ci fosse molta convinzione.
Quello che però colpisce moltissimo è che sul limitar della storia la domanda dei due protagonisti è la stessa che ha accompagnato il lettore per tutta la narrazione, e purtroppo….lo è anche la risposta.
Nel complesso il libro non è brutto, credo che per apprezzarlo a dovere si debba documentarsi sulla storia e, certamente, leggere la versione integrale.
Il mio voto è 7/10.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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