Autore: S. K. Tremayne
Garzanti, 2015
Romanzo Thriller psicologico

La famiglia Moorcroft è una famiglia come tante: due genitori e una bambina, Kirstie, che si trasferiscono in un’isoletta privata dell’arcipelago delle Ebridi. Potrebbero quasi sembrare una famiglia normale, se non fosse che stanno scappando dall’esperienza più devastante di tutte. Lydia, la gemella di Kirstie, è morta precipitando dal balcone della casa dei nonni e tutti loro sono sprofondati nella disperazione e nel dolore più cupo. Il trasferimento su un’isola selvaggia sembra essere l’unico modo per ricostruire insieme un equilibrio che li salvi dal baratro nel quale stanno per sprofondare. E’ un piano perfetto, che si dipana esattamente come hanno previsto fino a quando, un giorno, Kirstie dice: “mamma perchè continui a chiamarmi Kirstie? io sono Lydia……”
Io non compro mai Thriller, per una ragione molto semplice: per me il vero thriller è quello che ti da’ una tale scarica di adrenalina da non permetterti di continuare a stare al buio, quello che nonostante la razionalità ti spinge a tenere accesa la luce sul comodino ancora per un po’. Io i thriller li guardavo, ai tempi dell’università, il giorno prima di un esame, perchè mi aiutavano a scaricare la tensione e a presentarmi all’esame più serena. Per questo ho sempre pensato che questa emozione fosse alquanto incompatibile con la carta stampata.
Questo romanzo, che è una novità editoriale del mese di settembre, io l’ho acquistato dopo aver seguito un video di Leda – la mia spacciatrice e guru in fatto di libri – sulle novità di prossima pubblicazione e devo dire che l’anteprima mi intrigava moltissimo e mi ha fatto venire molta voglia di leggerlo. L’ho acquistato in ebook e mi sono lanciata immediatamente nella lettura.
E’ un libro che si fa leggere molto bene e molto velocemente, suscita curiosità e voracità fin dall’inizio poichè subito viene fuori questa incertezza sull’identità della bambina che è morta. Il lettore inizia a domandarsi Ma è Lydia? è Kirstie? davvero in modo quasi ossessivo, ed il pathos cresce. Ciò nonostante, ho trovato alcune pecche che purtroppo, secondo me, non lo aiutano ad essere davvero un caso editoriale rilevante.
In primo luogo, il libro viene presentato appunto come un thriller/giallo ma a mio giudizio non lo è; tuttavia, fino a quando il lettore è convinto di trovarsi di fronte a questo genere di testo ha l’impressione che la storia non sappia bene dove andare a parare, proprio perchè il romanzo evolve in una direzione di genere che non ci si aspetta e che, proprio perchè non è scontata, all’inizio nemmeno si comprende appieno. Il libro, in realtà, è un romanzo sentimentale/psicologico fortemente orientato al dramma, incentrato sulla tragicità dell’evento morte e sulle conseguenze psicopatologiche che questo porta all’interno della famiglia e della coppia, oltre che dell’individuo genitore. Le voci narranti, peraltro, sono due e hanno due stature epiche completamente opposte, anche se questo il lettore lo scopre soltanto alla fine, venendone tra l’altro sorpreso in modo imprevedibile.
Secondariamente, io ho trovato davvero poco credibile la premessa strutturale dell’opera: ovvero la circostanza che questi due genitori non fossero in grado di distinguere una gemella dall’altra se non ricorrendo ad espedienti patetici come lo smalto sulle unghie o il colore dei vestiti. In particolare, non ho creduto neanche per un attimo che la madre non fosse capace di distinguere le proprie figlie una dall’altra.
Io sono madre, ho un figlio solo e non due gemelli, ma in un asilo pieno di bambini che parlano o piangono io sono in grado di riconoscere la voce di mio figlio tra centinaia senza nemmeno averlo davanti. Lo riconoscerei tra milioni di bambini, a occhi chiusi, dall’odore. Non crederò mai che una madre non sia in grado di distinguere le proprie figlie, pur se gemelle monozigoti assolutamente identiche in tutto.
Questi due elementi mi hanno un po’ frenato l’entusiasmo, anche se devo riconoscere che il secondo di essi ad un certo punto della storia perde completamente di importanza, perchè il finale è a sorpresa e consente di comprendere molti aspetti anche di questa stranezza. Tuttavia il limite è forte e contribuisce a rendere ancora più evidente quella difficoltà di orientamento di cui parlavo all’inizio.
Ad ogni modo la storia è molto bella, drammatica nella sua semplicità e nel suo squallore di fondo – che tuttavia si rivela solo sul finale – lascia l’amaro in bocca e una gran pena nel cuore. E’ un bel libro, da leggere assolutamente se si è amanti dello psico-dramma, magari in formato ebook per risparmiare qualcosina.
Non particolarmente fantasiosi i dialoghi, scivolone sul clichè dell’abuso sessuale endofamiliare.
Mi è piaciuto ma non acquisterò la versione cartacea.
Il mio voto è 7/10.
Voi lo avete letto? cosa ne pensate? fatemi sapere!
Fate i bravi!

C.

Chiara Mainini Administrator

Ciao, mi chiamo Chiara Mainini, mi sono laureata a pieni voti in Giurisprudenza a 23 anni e ho esercitato per dodici la professione di Avvocato penalista. Oggi ho cambiato rotta, dopo un master in web marketing e scrittura per la rete lavoro come web editor freelance: creo contenuti per il mio blog ed altri siti che si occupano di maternità.

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